Taranto, gli ambientalisti: "Chi produce acciaio finisce indagato"

Conferenza delle associazioni, di Peacelink e dei "Genitori Tarantini" insieme ai medici:"La salute resta la priorità"

"Vogliamo puntare il faro su quello che secondo noi è il vero problema dello stabilimento siderurgico e cioè la salute e l'ambiente" ha dichiarato a IlGiornale.it Massimo Castellana dell'associazione "Genitori Tarantini" che oggi si è riunita con l'associazione ambientalista Peacelink e alcuni medici di Taranto che vivono ogni giorno, nelle corsie d'ospedale, il problema dei malati. Gli ecologisti hanno incontrato gli organi di informazione.

I genitori tarantini ricordano l'importanza dell'articolo 32 della Costituzione italiana, secondo cui "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge". La salute è un diritto fondamentale dell'individuo, ma questo a Taranto è stato per troppo tempo dimenticato.

"Anche i lavoratori devono poter lavorare in un ambiente salubre, in dignità e in sicurezza" ricorda Castellana. Il problema, infatti, non è solo dei cittadini, ma, allo stesso tempo, è dei dipendenti della fabbrica siderurgica che oltre a produrre acciaio, produce malati e morti anche tra i propri dipendenti o i loro famigliari.

"I bambini sono come gli adulti a Taranto, c'è una maggiore incidenza di malattie qui", ha dichiarato a IlGiornale.it Patrizio Mazza, ematologo dell'ospedale "Santissima Annunziata" di Taranto. "L'inquinamento porta malattie con la durata di esposizione. C'è un problema importante perché c'è un fatto genetico di predisposizione che probabilmente deriva da tutto quello che i genitori del bambino appena nato hanno subito nel corso del tempo e quindi ci sono già nei genitori le premesse perché nei figli possano venire prima i tumori. È questo il pericolo e si potrà avere una esplosione nei prossimi anni. L'organismo umano mette in atto dei sistemi di riparazione - ha continuato Mazza -ma se danneggiato il dna non ripara più. L’unica cosa da fare è smettere di inquinare".

"Taranto è stata scelta come città da sacrificare" ha dichiarato Alessandro Marescotti dell'associazione ambientalista Peacelink. Un studio voluto, in maniera preventiva, dalle istituzioni (tra loro anche il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci) pubblicato su "epidemiologia e prevenzione" (tecnicamente l’indagine si chiama "Valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario") dimostra come nel capoluogo pugliese ci sia un danno sanitario inaccettabile agli attuali livelli produttivi, vale a dire 4,7 milioni di tonnellate annue di acciaio. "In queste condizioni chi dovesse continuare a produrre sa che prima o poi finirà nel registro degli indagati", ha concluso Marescotti.

Commenti

ilrompiballe

Mer, 20/11/2019 - 18:01

Senza togliere meriti a chi vuole salvaguardare ambiente e salute, mi chiedo come mai a Lecce l'incidenza di tumori sia simile a Taranto. Inoltre, considerato che in parallelo all'acciaieria c'è una raffineria, e nella stessa zona c'è un cementificio, è stato fatto uno studio sulle schifezze che emettono, o questi impianti sono esenti? Mi pare ci sia parecchio da chiarire.

venco

Mer, 20/11/2019 - 18:36

Pare che le grandi industrie inquinino solo al sud.

cecco61

Mer, 20/11/2019 - 18:40

@ ilrompiballe: ahi ahi ahi, certe cose non si devono neppure pensare. Molte malattie in quel di Taranto sono addirittura inferiori alla media nazionale o europea, con o senza acciaierie. Il problema è solo politico e sindacale che scoppiò, guarda caso, dopo l'acquisto dell'Ilva da parte dei Riva e la perdita della qualifica di "dipendenti pubblici" (con relative prebende) da parte del personale.

ilrompiballe

Mer, 20/11/2019 - 19:40

cecco61: a pensar male si fa peccato, ma a volte ci si azzecca, anche perché ai tempi, in ILVA ho avuto la stessa impressione.

Ritratto di Flex

Flex

Mer, 20/11/2019 - 20:05

Bravi. Adesso però fornite lavoro ai 20 mila operai, magari tornando a produrre prodotti di qualita nelle campagne.

Pigi

Mer, 20/11/2019 - 20:31

La povertà diminuisce la speranza di vita molto più dell'esposizione ai fumi dell'ex Ilva. La chiusura dell'acciaieria provocherà un crollo del reddito nella Puglia, perché non saranno solo migliaia di stipendi in meno dell'acciaieria e dell'indotto, saranno tutte le attività commerciali e i servizi a ridursi in conseguenza della perdita di questi stipendi. La povertà significa minori possibilità di cure, alimentazione più scadente, minori difese dal freddo e dal caldo, quindi vita più breve. Ottimo risultato per gli ambientalisti.

killkoms

Mer, 20/11/2019 - 21:25

dovevano imporre ai riva la bonifica,continuando a lavorare!