Il Tribunale di Milano rinvia alla Corte Costituzionale i ricorsi per la rivalutazione delle pensioni

Un'altra tegola in testa per il governo e una vittoria per i pensionati. Anche il tribunale di Milano ha accolto il ricorso di diversi pesninati che grazie ad una norma del governo Monti si sono visti negare la rivalutazione della propria pensione

Il Tribunale di Milano rinvia alla Corte Costituzionale i ricorsi per la rivalutazione delle pensioni

Un'altra tegola in testa per il governo e una vittoria per i pensionati. Anche il tribunale di Milano ha accolto il ricorso di diversi pesninati che grazie ad una norma del governo Monti si sono visti negare la rivalutazione della propria pensione. Di fatto nell'Ordinanza del Tribunale di Milano, il giudice a dichiarato la non manifesta infondatezza, per violazione degli art. 136, 3, 36 comma 1 e 38 comma 2 della Costituzione, della questione di legittimità costituzionale dell'art. 24 comma 25 decreto legge n. 201 del 2011, convertito in legge n. 214 del 2011, come modificato dal Decreto Legge n. 65/2015 (decreto Renzi) convertito in Legge n. 109/2015. Dunque la corte di Milano ha riconosciuto elementi di incostituzionalità nel provvedimento adottato dal governo Monti. Una vittoria e un primo passo verso il riconoscimento dei propri diritti per tanti pensionati che hanno deciso di rivendicare ciò che gli spetta sull'assegno. Ad assisterli c'era l'Aspes, l'associazione che tra le prime in Italia si è occupata dei problemi dei pensionati.

"Nel nostro ricorso abbiamo a chiare lettere sottolineato più volte la non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale della reiterazione dei blocchi della perequazione operata nel tempo da vari governi. Nel caso di specie il Governo Monti-Fornero con il decreto Salva Italia (n. 201/2011) che ha operato il blocco per il 2012-2013 nonché la Legge di stabilità Letta per l'anno 2014-2015 e il Decreto Renzi (n. 65/2015) convertito in Legge (109/2015) che ha ridotto drasticamente le percentuali di calcolo della rivalutazione (anche del 50%) per ogni fascia di reddito operando anche irretroattivamente dal 2012 sino al 2016", affermano i consulenti legali di Aspes, Celeste Collovati e Alessandro Milani. E ancora: "L'ordinanza accoglie tutte le argomentazioni presentate e svolte nel nostro ricorso relative alla legittimità costituzionale dei blocchi operati e in particolare quella relativa alle pensioni superiori a 6 volte il minimo Inps. Tali fasce di reddito hanno subito il blocco integrale della perequazione dal lontano 2012 ad oggi, oltre a tutti i pensionati che percepiscono una pensione da 3 volte a 6 volte il minimo Inps, i quali hanno avuto una riduzione superiore al 50% della perequazione dovuta", spiegano.

Adesso la faccenda passerà nelle mani della Corte Costituzionale e di fatto ci sono alcuni elementi che fanno ben sperare in un esito positivo della vicenda. Infatti la corte con sentenza n. 70/2015, si era già espressa favorevolmente per l'illegittimità del blocco del biennio 2012-2013 e, ad oggi l' ordinanza di rimessione del Tribunale di Milano considera fondata la questione anche per gli anni successivi dal 2013 al 2016. E i consulenti legali di Aspes invitano i pensionati a non mollare nella loro battaglia: "Considerato il primo traguardo raggiunto concretamente, riteniamo opportuno informare i cittadini interessati di poter intraprendere la procedura in merito all'ottenimento degli arretrati non corrisposti come mancata perequazione oltre che l'adeguamento della pensione alla corretta rivalutazione che vi sarebbe spettata dal 2012 ad oggi", affermano.

Per ulteriori informazioni sui ricorsi da presentare entro dicembre è possibile rivolgersi all'Aspes scrivendo una mail a questo indirizzo: rivalutazionepensione@gmail.com

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