Le "paure" di Speranza: "Se incontro una macchina.."

"Mi turba persino veder passare le automobili per strada" così scrive il ministro Speranza nel suo libro

Le "paure" di Speranza: "Se incontro una macchina.."

“Perché guariremo”. Si intitola così il libro scritto dal ministro della Salute Roberto Speranza. Una sorta di diario, scritto durante la pandemia, che avrebbe dovuto uscire a ottobre, ma che non ha mai visto gli scaffali delle librerie, ritirato in fretta dal commercio a pochi giorni dal suo lancio ufficiale. Il ministro ha giustificato la decisione con l'impossibilità di dedicare tempo per le presentazioni, ma la verità sembra essere un'altra: a ottobre eravamo nel pieno della seconda ondata virale, che ha portato alle prime chiusure in tutta Italia, e forse qualcuno del suo staff si è accorto che l'uscita del testo, con quel titolo, e con quello stile retorico in cui è stato redatto, sarebbe stata oltremodo fuori luogo, per non dire di peggio.

Già nelle primissime pagine il ministro Speranza si lancia in previsioni che, stante i fatti di quei giorni, sarebbero suonate quantomeno azzardate. “Il potere di questo maledetto virus ha i mesi contati”, scriveva colui che presiede il dicastero alla Salute, come se la pandemia fosse agli sgoccioli. Col senno del poi è facile smentirlo, potrebbe dire qualcuno, ma l'andamento del virus a livello globale e soprattutto il fatto che ancora non ci fossero i vaccini, avrebbe consigliato maggiore prudenza, soprattutto per il ruolo ricoperto.

Il ministro, però, va oltre. "Sono nervoso al pensiero di qualsiasi aggregazione di più di due persone, mi turba persino veder passare le automobili per strada" scrive riferendosi ai primi giorni in cui l'Italia veniva chiusa, e 59 milioni di italiani si sono ritrovati letteralmente segregati in casa senza avere idea di quando quella clausura forzata sarebbe terminata.

Viene però da chiederci se sia lo stesso Speranza che, solo poche settimane prima, affidava alla stampa dichiarazioni di ben altro tenore. Sul coronavirus, infatti “non bisogna creare allarmismi, perchè la situazione è sotto controllo. Ci sono solo 21 casi in tutta Europa. Stiamo parlando di numeri residuali”, così affermava il ministro il 3 febbraio dello scorso anno. “L'Italia sta facendo tutto il possibile - continuava - siamo stati gli unici in Europa a chiudere i voli con la Cina, i primi a dichiarare l'emergenza. Il Servizio Sanitario Nazionale è riconosciuto in tutto il mondo”.

Effettivamente il ministro ha avuto ragione: siamo stati i primi a dichiarare l'emergenza e i primi a fermare i voli dalla Cina, il primo Paese colpito da Covid-19 che ha dato il via alla crisi pandemica. Peccato però che all'emergenza dichiarata non siano seguiti provvedimenti adeguati, non siano stati bloccati tutti voli in entrata (bastava fare scalo in Germania da Pechino per evitare il blocco), non siano state fatte scorte di Dpi, non siano stati allertati i medici di famiglia con almeno un abbozzo di protocollo per trattare un virus altamente infettivo, non siano stati organizzate campagne di “tamponamento” adeguate – perché nessuno ha provveduto immediatamente a fare incetta di tamponi – per seguire l'evolversi dei contagi. Nulla. Un ritardo che abbiamo pagato a caro prezzo; un ritardo reiterato nella campagna vaccinale, che sembra cambiare passo solamente grazie al cambio di strategia stabilita dal nuovo governo e dal nuovo commissario straordinario, il generale Francesco Paolo Figliuolo. Prima di allora tre mesi in cui, dall'arrivo dei vaccini propagandato in pompa magna con quella passerella mediatica del furgone in viaggio dal Brennero a Roma (un volo militare dal Belgio forse sarebbe stato meno accattivante), oltre a scarseggiare le dosi, il personale adatto per somministrarle, scarseggiavano anche le siringhe. “Alla faccia del bicarbonato di sodio”, diceva il principe De Curtis.

Non si capisce, quindi, come sia possibile che un uomo possa passare da una retorica del “è tutto sotto controllo” a uno stato d'ansia tale da non chiudere occhio la notte. Drammatizzazione ad uso della narrazione del testo? Cambio repentino di punto di vista? Presa di coscienza improvvisa? Rimorsi per la sicumera dimostrata a febbraio? Chi lo sa... Quello che però si poteva sapere, a quel tempo, era che in un mondo globalizzato sarebbe stato impossibile contenere l'espansione di un virus altamente contagioso, e per capire meglio sarebbe bastato guardare a quanto stava accadendo in Estremo Oriente, col Giappone e la Corea del Sud tra i primi ad essere prostrati dall'epidemia.

Certo, di questo virus, allora, si sapeva ben poco – e anche oggi non si sa molto a sentire i virologi, ma quelli che lavorano in silenzio in laboratorio – però quando non si conosce qualcosa di pericoloso, quando soprattutto da altre parti nel mondo si è già cominciato a combatterlo, è consigliabile guardare attentamente a cosa avviene altrove, e soprattutto, politicamente parlando, sarebbe meglio assumere toni meno ottimisti e minimizzanti.

Tralasciamo, per carità di Patria, di ricordare quelli che, lo scorso febbraio, si facevano immortalare a prendere aperitivi nei locali dei centri cittadini, che sono gli stessi che, ancora oggi, vorrebbero tapparci in casa a tempo indeterminato confidando nella stagione estiva per brindare nuovamente. L'estate, però, passa in fretta e ottobre è praticamente dietro l'angolo: fate in modo di non rifarci vivere lo stesso incubo di quello dello scorso anno.

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