Il valzer semiserio del cerino in mano

Il gioco dell'estate 2022 è quello del cerino. Nessuno, come da copione, vuole che gli rimanga acceso tra le dita

Il valzer semiserio del cerino in mano

Il gioco dell'estate 2022 è quello del cerino. Nessuno, come da copione, vuole che gli rimanga acceso tra le dita. Ma, nell'anno più caldo e con più siccità della storia recente, scherzare con il fuoco non è solo un pericoloso modo di dire. E l'ultimo del giro, quello che rischia di trovarsi con la fiamma più vicina, è proprio Mario Draghi. Anche se sono in molti ad avere paura. Non vuole scottarsi Giuseppe Conte, che è colui il quale ha appiccato l'incendio. Un comportamento da manuale del perfetto ignavo (peccatore che Dante, non a caso, non ritiene neppure degno delle fiamme dell'Inferno) perché per un piromane, riportare almeno una bruciatura, è il rischio del mestiere. Invece l'ex premier, dopo aver scatenato il caos, ha iniziato a tergiversare cercando di diluire le sue responsabilità: ponendo all'esecutivo paletti inaccettabili, fingendo di aver subito provocazioni insostenibili da parte della maggioranza e quindi di aver legittimamente reagito. Forse allude alla grande «sfida» dell'inceneritore di Roma inserito nel dl Aiuti, ma se un partito fa cadere un governo per un termovalorizzatore è evidente che meriti di finire nell'indifferenziata. E ora che anche il suo Movimento gli si è rivoltato contro, forse, in cuor suo è il primo a sperare che passi un Canadair a spegnere l'incendio. Altrimenti rischia di rimanere solo, senza né uomini né voti. Come una piccola fiammiferaia.

Anche il centrodestra, non avendo aperto la crisi, non vuole certo assumersene la responsabilità ma, legittimamente, pone un limite invalicabile: non staremo più con chi ha fatto terra bruciata di un governo di unità nazionale dettato da una situazione emergenziale. Cioè mai più con i Cinque Stelle o, quantomeno, con i piromani contiani. Il Pd, invece, probabilmente credendo di essere ignifugo, vorrebbe andare avanti senza se e senza ma, come se nulla fosse successo e come se l'avvocato di Volturara Appula non avesse cercato di scardinare il premier per portare a casa qualche briciola nei sondaggi. L'importante è la conservazione della poltrona e, soprattutto, sventare l'ipotesi che li terrorizza: il ritorno alle urne degli italiani, che probabilmente li incenerirebbe. Anche gli Usa e l'Europa hanno fatto un giro di valzer, auspicando una permanenza prolungata a Palazzo Chigi dell'ex numero uno della Bce. Ma neppure a loro rimarrà in mano il bastoncino incandescente. Perché, alla fine, giocano tutti con il fuoco altrui. C'è soltanto una persona che ha sulle spalle la responsabilità di questa fase politica: il premier. Solo lui può decidere se andare avanti e con quale maggioranza farlo, se rendere immodificabili le sue dimissioni o se passare la parola alle aule. A questo punto dell'incendio, lui è l'unico in grado di spegnerlo. E lo sa così bene - e ha così paura di scottarsi - che sta preparando tre discorsi che coprono tre posizioni diverse: l'addio incondizionato, il rilancio o un programma minimo di sopravvivenza. Il cerino, per forza di cose, rimarrà a Mario Draghi, uno che - nomen omen - con le fiamme dovrebbe avere una certa dimestichezza. Il rischio più alto è che si brucino gli italiani. Ma questo lo scopriremo solo domani.

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