"Il caso Pio e Amedeo? Che cosa penso..."

Il duo comico, nell'ultima puntata di Felicissima sera su Canale 5, aveva lanciato una provocazione: peggio le parole o le intenzioni?

Vauro: "Il caso Pio e Amedeo? Che cosa penso..."

“La satira è scorretta per definizione. La polemica che si è scatenata sul monologo di Pio e Amedeo è ipocrita. Ogni linguaggio è comprensibile nel suo contesto”. A difesa del duo comico, finito nell’occhio del ciclone per un discusso intervento in televisione, si schiera il vignettista Vauro Senesi, che spiega: “Nel linguaggio satirico che può essere vicino a quello comico il politicamente scorretto è un ingrediente essenziale, il portare certi luoghi comuni fino al loro paradosso è uno dei meccanismi della satira”. Il vignettista continua: “Nel contesto satirico il linguaggio è chiaro, chi ne usufruisce sa benissimo che quello è un linguaggio volutamente alterato, grottesco è paradossale. Altra cosa invece è il linguaggio politico. Se nel linguaggio politico si usano termini come ‘negro’ o ‘frocio’ il significato, essendo il contesto diverso, è del tutto stravolto”.

Una difesa a spada tratta quella di Vauro, che lancia strali nei confronti della politica. “Mentre il linguaggio satirico può provocare addirittura l'effetto di stigmatizzare questi luoghi comuni – conclude – nel linguaggio politico invece c'è spesso la volontà di perpetrarli (i luoghi comuni, ndr) per rincorrere le famose pance”. Pio e Amedeo, nella loro ultima puntata di Felicissima sera su Canale 5, avevano lanciato una provocazione: peggio le parole o le intenzioni? “Nero torna a casa tua è meglio o peggio di negro vengo a prenderti e andiamo a cena insieme? Non basta togliere la ‘g’ al centro per lavare le coscienze dei cretini, bisogna combattere i cretini con le loro stesse armi. Vi dicono negro? Ridetegli in faccia, li disarmate", aveva detto Amedeo.

Pio aveva provato a fermarlo (per finta) e a dirgli che si stava addentrando in un terreno pericoloso e che certi concetti possono essere fraintesi: “Mi dissocio”. Ma Amedeo ha continuato: “Il politically correct ha rotto. Bisogna poter scherzare su tutto, anche sull'avarizia degli ebrei, per esempio. Perché ai genovesi invece si può dire?”. Il comico ha insistito: “Non si può dire la parola ricchione, devi dire per forza gay. Ci stanno educando che la lingua è più importante della mente. Ma è la cattiveria e l'intenzione il problema. Se vi chiamano ricchione o frocio per ferirvi voi ridetegli in faccia. L'ignorante e lo stolto non saprà cosa fare. E basta col fatto che solo i gay sono sensibili. Hitler! Si dice che fosse gay. Secondo voi era sensibile?”.

A chiudere era stato Pio: “Amedeo, non ti devi mai esporre e lo sai perché? Perché siamo in Italia. Domani qualcuno ci critica e noi siamo spariti nel vuoto. Perciò chiedi scusa”. Ma queste scuse non sono mai arrivate, perché i due comici ritengono di non aver fatto nulla di scorretto, nonostante le tante proteste del portavoce del Partito Gay per i diritti Lgbt e della comunità ebraica di Roma.