Virus, studi francesi confermano scarsa contagiosità dei bambini

Per gli scienziati, che hanno preso in esame il caso del piccolo risultato positivo in Alta Savoia, che non ha contagiato nessuno, i bimbi sviluppano una forma molto più lieve della malattia. Così la Francia si avvia alla riapertura (parziale) delle scuole

Il primo vero ritorno alla normalità, in Francia, dovrebbe concretizzarsi con la riapertura delle scuole, il prossimo 11 maggio. All'inizio, la fine dell'isolamento e il ritorno in classe, varierà in base alle zone geografiche più o meno colpite dall'epidemia da coronavirus e probabilmente gli allievi siederanno tra i banchi un po' alla volta, a turni settimanali. Ma se la quarantena francese era iniziata il 16 marzo con la chiusura delle scuole, ora la sua fine arriverà con la ripresa dell'attività scolastica. Perché, come riportato dal Corriere della sera, i bambini potrebbero non essere così tanto contagiosi e quindi non costituire un pericolo per la diffusione della malattia.

I bimbi poco contagiosi

La decisione della riapertura delle strutture scolastiche ha comunque fatto discutere, perché il timore di una seconda ondata di contagi esiste ancora anche in Francia. Tuttavia, la scelta di far tornare in classe i piccoli sarebbe funzionale per diversi motivi: non solo i bambini affetti da Covid-19 risultano spesso asintomatici o comunque tendono a sviluppare forme molto più lievi del virus, ma potrebbero non risultare tanto contagiosi quanto si credeva all'inizio.

Il caso di Contamines

In Francia, la prima persona risultata positiva al nuovo coronavirus era stata individuata a fine gennaio nel comune di Contamines-Montjoie, un paese di circa mille abitanti a ridosso del Monte Bianco, in Alta Savoia. Si trattava di un cittadino britannico che aveva contratto l'infezione probabilmente a Singapore, dove era stato per lavoro. Dopo il suo viaggio in Asia aveva raggiunto alcuni amici nella località francese, più precisamente nello chalet di Contamines, abitato da due famiglie (una che risiede stabilmente nel paese di montagna e un'altra venuta in vacanza dal Regno Unito). Dal 25 al 28 gennaio, l'uomo avrebbe contagiato 12 persone, tra cui anche un bambino di nove anni, che va a scuola a Contamines e che frequenta corsi anche in altri istituti a Saint-Gervais e Thonon-Les-Bains.

Zero trasmissione

Una volta conclamata la positività del piccolo, le autorità sarebbero sono risalite a tutti i suoi contatti, individuando 112 persone, tra cui compagni e insegnanti, a rischio di essere state contaminate dal Covid-19. Eppure i suoi contatti sociali non hanno fatto ammalare nessuno, nemmeno i propri familiari. Il bambino, infatti, avrebbe trasmesso i virus dell'influenza e della rino-faringite, ma non il nuovo coronavirus. E se il caso dell'Alta Savoia fosse soltanto un episodio isolato, a confermare che i piccoli non sono vettori di contagio c'è anche il parere del professor Jean-François Delfraissy, presidente del Consiglio scientifico Covid-19 che assiste il presidente Emanuel Macron ad affrontare la crisi, il quale ha spiegato che nessuna scuola sembra essere stata un focolaio dell'infezione.

Le conclusioni

Quando il presidente aveva scelto di chiudere gli edifici scolastici, lo aveva fatto spiegando che, sulla base delle conoscenze scientifiche del momento, i piccoli non rappresentavano i malati più gravi, ma potevano trasmettere facilmente il virus. Tuttavia, con il passare delle settimane, l'opinione in merito sarebbe cambiata. "Sappiamo che ci sono meno test positivi rispetto agli adulti nei bambini che vengono in ospedale", ha spiegato a Le Figaro, la pneumo-pediatra Isabelle Sermet-Gaudelus dell'ospedale Necker di Parigi. E quindi, non soltanto i piccoli spesso presentano sintomi meno preoccupanti, ma in base a quanto riportato dal quotidiano, contraggono e trasmettono il coronavirus meno di quanto si credesse all'inizio.

Gli altri studi

Il 24 febbraio scorso, anche uno studio cinese, pubblicato sul Journal of the American Medical Association, formulava un'ipotesi simile. Su 44mila casi Covid-19, i bambini contagiati di età inferiore ai 10 anni risultavano meno dell'1% e i giovani tra i 10 e i 19 anni erano l'1%. In questo momento, in Francia, sono in corso altri 15 studi sulla popolazione più giovane per capire come reagisce realmente al nuovo coronavirus e quindi per confermare l'ipotesi secondo la quale i bambini, in termini di contagio, non rappresentano più un fattore (così alto) di rischio.

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Commenti
Ritratto di Quintus_Sertorius

Quintus_Sertorius

Lun, 20/04/2020 - 17:08

L'isolamento di malati e sospetti malati si chiama quarantena. Rinchiudere i sani è tirannide.