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Cucina

Amami, la casa della pizza senza lievito

Il locale in via Vespucci, a Milano, da undici anni propone il piatto più amato della cucina italiana in una versione più digeribile e leggera. Un prodotto adatto a tutti ma anche molto godibile grazie alle farine di qualità e ai topping fantasiosi. Ma i punti forti sono l’informalità e la cucina sempre aperta, tutti i giorni dal pranzo alla sera tardi. Un successo replicato con Amami ancora, in via Lazzaro Papi

Amami, la casa della pizza senza lievito

Undici anni in una città che cambia pelle ogni stagione non sono pochi. In via Amerigo Vespucci 1, a Milano, Amami ha costruito la propria identità su un dettaglio che dettaglio non è: la pizza senza lievito. Un impasto sottile, friabile, dichiaratamente digeribile, che intercetta il gusto meneghino per la base bassa e croccante. L’idea è dei coniugi Cristiana Serafini e Mauro Rossetto, coppia nella vita e nel lavoro. Nel 2024 hanno raddoppiato con Amami Ancora, in via Lazzaro Papi 14, zona Porta Romana, interni firmati dal designer milanese Andrea Langhi, atmosfera curata ma senza rigidità.

Entrambi i locali lavorano in modalità all day dining: cucina sempre aperta, dalle pause pranzo agli aperitivi, fino alle 23.30, sette giorni su sette. Una scelta che a Milano equivale a stare al passo: flussi continui, orari elastici, clientela che entra e esce senza troppe cerimonie.

La cifra resta l’impasto. Ogni giorno farine diverse – Senatore Cappelli, farro, integrale, canapa, grano saraceno, grano arso – per una pizza dalla forma allungata, quasi una lingua, che si distingue anche alla vista. La qualità è il mantra dichiarato, tradotto nella selezione di ingredienti italiani di stagione e in una filiera che privilegia piccoli produttori.

“Milano offre tante opportunità, ma è molto veloce e competitiva e richiede innovazione continua, non solo nella proposta culinaria – racconta Cristiana Serafini –. Ad essa deve associarsi sempre di più eccellenza di servizio e sincera ospitalità, in cui il cliente è al centro. Siamo convinti che la qualità sia l’unico investimento che non fallirà mai, così preferiamo rivolgerci a fornitori italiani locali, spesso piccole realtà a conduzione familiare, proprio per salvaguardare il territorio e le tradizioni”.

Tra le pizze più richieste c’è la Milano da Bere, con pomodoro, mozzarella, salame piccante e peperoncino. La Sovrana rilegge la Margherita con una tartare di datterini gialli e pachino aggiunta in cottura, giocando sul contrasto tra acidità e dolcezza. Amami 2015, la prima in carta, punta su fiordilatte, prosciutto di Parma Dop e tartufo a crudo: combinazione classica, eseguita con misura.

Accanto alle pizze, piatti di impostazione mediterranea e una proposta aperitivo che ruota attorno agli Amaki, roll ricavati dall’impasto senza lievito e farciti a crudo con salumi Dop, formaggi, verdure di stagione e salse. Formato compatto, pensato per accompagnare cocktail, vini, birre artigianali e una selezione analcolica non banale, tra Molecola, kombucha e mocktail a base di Memento.

Nel fine settimana c’è il brunch: focaccia di farro senza lievito, piatti salati – mondeghili, hummus, salmone selvaggio e avocado – uova in varie versioni, quindi una parte dolce che va dallo yogurt con frutta ai pancake integrali. Prezzo fisso a 30 euro, alternativa alla scelta singola.

La cantina conta quattordici etichette tra rossi, bianchi e bollicine, con referenze della Fattoria Svetoni di Montepulciano; sul fronte birra, La Luppolaia di Caprese Michelangelo, anche gluten free. La selezione beverage è curata da Rossetto, tra gin poco convenzionali e liquori artigianali.

Ogni giorno, nelle due sedi, passano centinaia di clienti. Il tono resta informale, il servizio rapido. In una Milano che corre, Amami e Amami Ancora provano a tenere il ritmo con un’idea semplice: fare una cosa riconoscibile, e farla con costanza. Non è poco.

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