Nel cuore di Verona, in coincidenza con il Vinitaly 2026, Pasqua Vini sceglie ancora una volta il linguaggio dell’arte per raccontare il vino e la propria idea di contemporaneità. Si intitola RESONANCE la nuova installazione site specific presentata al Monastero di Palazzo Maffei della città scaligera: un’opera firmata da Sara Ricciardi che fino al 14 aprile sarà aperta gratuitamente al pubblico.
Più che una semplice scenografia, l’intervento si presenta come una dichiarazione di intenti. Al centro dello spazio, un monumentale geode alto circa quattro metri domina l’ambiente con la sua presenza quasi teatrale: una massa rocciosa cava, fratturata, che si apre rivelando al suo interno luce, riflessi e suono. È un’immagine potente, costruita per tradurre in forma visiva il concetto di risonanza, ovvero quella forza invisibile che mette in relazione elementi diversi e li trasforma in qualcosa di ulteriore.
L’opera nasce infatti da un preciso snodo strategico per la cantina veronese: il dialogo avviato con il winemaker americano Charles Smith, figura di primo piano sulla scena internazionale, con cui Pasqua ha ufficializzato una collaborazione nel 2025. Da una parte la storia centenaria dell’azienda, dall’altra lo sguardo radicale e identitario del produttore statunitense. Non una semplice somma di competenze, ma un incontro tra visioni che punta a generare un nuovo progetto vitivinicolo, destinato a essere presentato proprio durante la fiera veronese.
È qui che l’arte entra in gioco come strumento di racconto. Sara Ricciardi interpreta questo confronto come un processo generativo: la frattura della roccia non è ferita, ma apertura; il taglio diventa spazio fertile, luogo in cui la differenza produce senso. Nel silenzio raccolto del monastero, le variazioni luminose evocano il tempo ciclico della natura e il respiro del vigneto, mentre i riflessi che si rincorrono sulle superfici cristalline restituiscono l’idea di un dialogo continuo, quasi una conversazione visiva tra due identità.
Pasqua, del resto, insiste da tempo su questo terreno. Da circa un decennio la cantina utilizza i linguaggi dell’arte contemporanea per accompagnare i propri progetti e intercettare un pubblico diverso da quello tradizionalmente legato al vino. Non solo degustazione, dunque, ma esperienza culturale, immaginario, coinvolgimento emotivo. Una strategia che sembra voler spostare il vino dal piano esclusivamente tecnico a quello del racconto e della partecipazione.
In questo senso RESONANCE appare come l’ennesimo tassello di un percorso coerente. La scelta di Palazzo Maffei non è casuale: un luogo che attraversa quattromila anni di storia artistica e che offre all’installazione un contesto quasi sacrale. Il risultato è un’esperienza immersiva pensata per parlare non soltanto agli addetti ai lavori di Vinitaly 2026, ma anche a un pubblico più ampio, magari attratto più dalla curiosità estetica che dal calice.
C’è anche un elemento interessante nella genesi del progetto: l’opera di Ricciardi è stata selezionata attraverso un’open call internazionale che ha raccolto oltre 200 candidature da tutto il
mondo. Un dettaglio che conferma la volontà dell’azienda di investire sul talento contemporaneo e di costruire intorno al proprio marchio un discorso culturale aperto che faccia dell’arte una leva narrativa e identitaria.