Elogio (ironico) dello zerbino umano

Tutte le filosofie, le civiltà e le religioni lo condannano, ma dell'adulatore non si può fare a meno. Da Dante Alighieri a Thomas Mann, la fortuna di una "figura letteraria"

Elogio (ironico) dello zerbino umano

Figurarsi se non c'entra Dante Alighieri, uno abituato a parlar chiaro (be' certo, magari con l'ausilio di opportune parafrasi...). Figurarsi se i lecchini potevano scampare al suo Inferno. Non soltanto ci sono, laggiù, ma il termine «leccaculo», in voga da secoli, deriva proprio da loro, anzi da un lui con tanto di nome, cognome e città di provenienza. «Perché, se ben ricordo/ già t'ho veduto coi capelli asciutti, / e se' Alessio Interminei da Lucca», dice a muso duro il Sommo Poeta nel Canto XVIII rivolgendosi al malcapitato. «Qua giù m'hanno sommerso le lusinghe/ ond'io non ebbi mai la lingua stucca» (cioè la lingua stanca), ammette l'accusato, il quale ha i capelli impiastricciati proprio da quella cosa che di lontano, ma soltanto di lontano pare cioccolata... Essendo stati appunto, quei capelli, troppo vicini alle terga dell'adulato di turno. Ben gli sta, dunque, esser «sì di merda lordo». Insomma, il nobile lucchese è il capostipite di una razza dannata che mai si estinguerà, come tutti sappiamo bene per esperienza diretta.

Anche perché quella usata dagli autori di ogni parte del mondo, da lì in poi, è tutt'altro che carta... igienica. L'adulatore, versione soft del leccaculo, è uno strumento narrativo cui ricorrono i grandi, da Tolstoj a Flaubert, da Dostoevskij a Kafka, da Mann a chi volete voi. Dell'adulatore esistono molteplici versioni, da quella scolastica del libro Cuore a quella rurale di Turgenev, da quella salottiera di Proust nella Recherche a quella statale o parastatale (e comunque paracula) che leggiamo in questa pagina nel brano di Musil.

Il bello è che tutte le filosofie, tutte le civiltà, persino tutte le religioni condannano l'adulazione. Ma l'adulatore, con instancabile zelo, continua a spalmare la propria ributtante bava sulle natiche (o sui piedi, da qui la variante «leccapiedi») di chicchessia: professore, capufficio, senatore, scrittore. Afferma Alessandro Manzoni in Osservazioni sulla morale cattolica : «L'adulazione è, secondo la legge di Dio, un peccato (se non altro come menzogna), e chi non sa quanti sofismi ha inventato il mondo per giustificarla?». Infatti, c'è sempre una scusa buona per giustificare il proprio servilismo, come illustra molto bene Richard Stengel in Manuale del leccaculo. Teoria e storia di un'arte sottile (Fazi, 2009).

Del resto, come non dar ragione a Jonathan Swift quando dice che «l'adulazione è il cibo degli sciocchi. Tuttavia, talvolta gli uomini d'ingegno condiscendono ad assaggiarne un po'»? Sì, sta parlando proprio di quella cosa che da lontano pare cioccolata.

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