Folla allo spazio del Vaticano (e ai ricevimenti pieni di vip) dietro le quinte»

Folla allo spazio del Vaticano (e ai ricevimenti pieni di vip) dietro le quinte»

nostro inviato a Venezia

C on piacevole irritualità e con puntalità bustocca, Massimiliano Gioni, da perfetto padrone di casa, in camicia bianca e tennis rosse, alle 10 in punto accoglie sulla soglia del Padiglione Centrale gli amici del New Museum di New York di cui è Director of Exhibitions. E alle 12 spaccate la stampa straniera (e italiana), che accompagna - Cicerone d'eccezione - in un tour privato della sua mostra. In inglese fluent o spagnolo scolastico racconta tutto di tutti, sala per sala: risponde, scherza, spiega. Discute con Sgarbi sull'aggettivo «Enciclopedico», riferito a «Palazzo», che lui ha voluto lasciare maiuscolo come lo scrisse Marino Auriti che lo inventò. E abbraccia il timidissimo Maurizio Cattelan, che passa di lì, e che si porta via, senza volerlo, una fetta di giornalisti, telecamere e fotografi. Mentre Gioni si perde, un po' più solo, nel labirinto affollatissimo, ordinato e irrazionale che compone le sale del suo Palazzo.
E «IN PRINCIPIO» ARRIVÒ IL VATICANO La prima volta (e l'ultima?). L'inizio e la fine. «In Principio», alla 55esima Biennale, arriva anche la Santa Sede, con un proprio padiglione all'Arsenale. Ispirata al racconto biblico del Genesi, curata da Antonio Paolucci e benedetta da monsignor Ravasi, l'esposizione - algida, razionale, freddissima, anche climaticamente - presenta tre artisti cui sono affidate la Crezione (un'installazione interattiva del milanese Studio Azzurro), la De-Creazione (le fotografie in b/n del ceco Josef Koudelka) e la Ri-Creazione (opere polimateriche di Lawrence Carroll). Ieri si è polemizzato sul fatto che le uniche immagini dei Padiglioni nazionali passate ai giornali fossero quelle della Santa Sede. Sarà un caso? Sarà un caso ma il Padiglione vaticano, casualmente accanto a quello argentino di papa Bergoglio, è stato uno dei più frequentati. In visita eccezionale anche Gillo Dorfles, 104 anni, laico e curiosissimo.
IL PIÙ GRANDE ARTISTA A VENEZIA Galleristi, artisti, curatori, giornalisti, intellettuali, esordienti e biennalisti d'antan affollano in questi giorni, come sempre, il «Palazzo della città di Venezia». Lunedì sera cocktail di benvenuto per la stampa (mondiale) a Ca' Giustinian, sulla splendida ancorché ventosissima terrazza di fronte a Punta della Dogana (chiacchierando due cronisti maligni hanno detto che è la cosa migliore fatta dal presidente Baratta, nel 2009). Tra gli outsider, un Achille Bonito Oliva in grande forma, che parlava con tutti e non ascoltava nessuno, lo stesso Baratta Gran Maestro di Cerimonie, Gioni con signora, defilatissimi, e Roberto D'Agostino, con scarpa bi-color rossonera (il giorno dopo in Biennale si è presentato con stivaletti a pelo lungo) secondo il quale, guardando il programma, il più grande artista presente a Venezia è Afrika Bambaataa, che domani sera suonerà al party della Guggenheim in onore del Padiglione americano. «I veri artisti sono quelli che cambiano la vita della gente, come la minigonna, come la musica, le cose di tutti i giorni». E forse ha ragione Dago.
CLASSICO IN SALSA POP A côté del piatto forte delle Biennali di Gioni e Pietromarchi, il contorno più originale e saporito lo offre la Fondazione Cini, all'Isola di San Giorgio, che ha stemperato la sua antica aurea accademica, palladiana e classicista ospitando la speziatissima mostra pop-porn-post contemporanea di Marc Quinn, ancora arrabbiatissimo artista inglese che qui ha collocato davanti alla chiesa di San Giorgio la versione gonfiabile, alta 11 metri, dell'opera Alison Lapper Pregnant, l'atleta disabile, nuda, al nono mese; e dentro la Fondazione, fra le 50 opere scelte e disposte da Germano Celant (sempre in total black coi suoi mocassini sfatti da egiziano, anche se probabilmente di Prada) la celebre scultura-autoritratto modellata col suo sangue congelato, in una inquietante teca-freezer. I brividi dell'ibridare il classico e il sur-moderno.
VITA DA ARTI-STAR (E DA VIP) Anche quest'anno svetta il ricevimento esclusivissimo (per mille persone) offerto stasera da madame e monsieur Pinault nei chiostri della Fondazione Cini per festeggiare la mostra «Prima Materia» inaugurata nel pomeriggio a Punta della Dogana. Di scena, e di cena, tutti gli artisti della maison Pinault, e poi galleristi a partire dal potentissimo Larry Gagosian fino a Massimo De Carlo, e poi signori e signore dell'arte e della moda italiana, come i Re Rebaudengo e i Ferragamo, e poi le arti-star e le star-e-basta, come la fedelissima Naomi Campbell, Carolina di Monaco, Leonardo di Caprio.

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