Pandemia, crisi climatica, choc finanziario: la "grande tempesta" sull'ordine mondiale

Presentiamo oggi l'introduzione a "La grande tempesta in arrivo", il saggio di Andrea Muratore e del professor Aldo Giannuli dedicato alle conseguenze geopolitiche delle grandi sfide del presente: la pandemia, la questione climatica, gli shock finanziari. Tre crisi che perturbano l'ordine globale e allontanano la speranza di un ritorno alla normalità.

La "Grande Tempesta" in arrivo che può travolgere l'ordine mondiale

Per gentile consessione di Piemme pubblichiamo l'introduzione di La grande tempesta in arrivo. La nuova geopolitica tra vaccini, cambiamenti climatici e crisi finanziarie, saggio scritto da Aldo Giannuli e Andrea Muratore che analizza le ricadute geopolitiche della pandemia, la sfida ambientale ed energetica e l'incertezza finanziaria, fattori che nel loro complesso possono destabilizzare l'ordine globale.

Andiamo subito al sodo. Sono in corso tre “infarti” della globalizzazione: la pandemia, l’emergenza climatica e l’incipiente ritorno della crisi finanziaria. La somma di questi processi può scatenare la grande tempesta che si annuncia in questo libro, il quale cerca di studiare insieme le tre crisi per capire che nuvole ci sono in cielo.

Non è certo la prima volta che l’umanità affronta un’epidemia, e non è neppure la prima volta che l’uomo ha la percezione di un mutamento climatico, ma questa volta sono diverse sia una cosa che l’altra. L’epidemia ha (per fortuna) tassi di infettività e letalità decisamente inferiori a precedenti come la Peste nera, ma il morbo attuale ha una portata letteralmente mondiale e una velocità di diffusione senza precedenti. Quanto al mutamento climatico, è la prima volta in assoluto che l’uomo ha a che fare con una trasformazione prodotta da lui stesso, e inoltre il processo ha una rapidità e un’uniformità mondiale senza paragoni.

Una grande pandemia e un mutamento climatico sono fenomeni piuttosto rari (sebbene destinati a diventare meno rari nel prossimo futuro), ma ancora più raro è che capitino nello stesso periodo e con una rapidità pari a quella che stiamo subendo. Per di più, già prima dell’epidemia gravava l’ombra di una prossima crisi finanziaria. Paradossalmente, l’arrivo del Covid ha avuto l’effetto di rimandare questa nuova crisi, a causa della pioggia di liquidità profusa dagli stati per indennità, ristori, rinvii di oneri fiscali, forme di salario sociale, cassa integrazione eccetera. Ma l’effetto è stato anche quello di gonfiare senza precedenti il debito pubblico mondiale, che ormai è pari a tre quarti del Prodotto lordo del pianeta: circa 70.000 miliardi di dollari, con l’ovvio rischio di una forte fiammata inflattiva. Di fatto, tutto ciò non ha fatto che rinviare e peggiorare la stretta finanziaria al momento in cui occorrerà fare i conti del dopo Covid. Eppure non sembra che, al ilà di una generica inquietudine, ci sia una adeguata percezione della valanga che sta per precipitare a valle. Il Covid lascia interi settori merceologici stremati (per tutti, si pensi all’aviazione civile, di cui occorrerà ricostituire il capitale di impresa), il passaggio all’economia green, per fronteggiare il disastro climatico, imporrà la più feroce ristrutturazione industriale della storia,e richiederà una grande quantità di capitali. Dalla rivoluzione agricola del Medioevo a quella industriale del XVII e XVIII secolo, fino al graduale sviluppo di nuovi fonti energetiche come base del sistema economico attuale, con il passaggio dall’era del carbone a quella del petrolio, le grandi fasi di discontinuità hanno permesso di razionalizzare il lavoro, ristrutturare settori e filiere, cambiare i modi di produzione e creare nuovi mercati senza imporre la rottamazione generale di interi comparti del sistema economico.

In prospettiva, quello che emerge oggi sulla scia dei cambiamenti industriali, tecnologici ed energetici e dei nuovi paradigmi ecologici è un processo in cui interi settori dovranno di fatto cessare la propria attività nei prossimi decenni. A loro ne subentreranno altri, caratterizzati da una necessaria compenetrazione tra obiettivi economici e ambientali.

Questo processo, però, dovrà fare i conti con il disastro della finanza pubblica e con il rischio di un’inflazione selvaggia e prolungata.

I mass media continuano a propalare (per la verità, con sempre minor convinzione) la leggenda del “ritorno alla normalità”, quando avremo domato il virus. Ma non ci sarà nessun “ritorno alla normalità”, se con questo si intende ripristinare il mondo che abbiamo lasciato prima della pandemia. È bene capire che stiamo andando incontro a una fase convulsa che durerà non pochi anni, forse un decennio, con il rischio di evolvere in una “tempesta perfetta” che riproduce sé stessa.

Questo non significa che non ci siano rimedi e che assisteremo a un “collasso della civiltà” da film di fantascienza, ma che sarà un periodo difficile, i cui costi saranno pagati in misura variabile. Molto dipenderà da come lo affronteremo. Si profila una fase al termine della quale il mondo sarà fortemente cambiato.

© 2022 Mondadori Libri S.p.A., Milano

Pubblicato in accordo con Agenzia Letteraria Edelweiss

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