Ecco dov'è la (vera) culla delle civiltà

Nel saggio "Il Grande Mare" David Abulafia spiega il ruolo storico del Mediterraneo come terreno d'incontro tra civiltà e di scontro tra imperi, che prosegue dall'antichità ai giorni nostri

La lunga epopea del Mediterraneo, vera culla di civiltà

Il Mediterraneo è il mare attorno cui si sono concentrate la maggior quantità di civiltà che hanno contribuito al progresso dell'umanità dell'antichità ad oggi, le tre grandi religione monoteiste, la più ampia varietà di lingue, culture, contatti umani, le più intense rivalità tra potenze dallo scontro tra Roma e Cartagine all'attuale "nuovo bipolarismo" tra Stati Uniti e Cina. Mare tra le terre ma anche mare tra gli oceani (non sarebbe meno azzeccata la definizione "Medioceano"), tanto ben delimitato nella sua definizione geografica quanto amplificato come bacino geopolitico e come sistema integrato fino a comprendere il Mar Nero, il Mar Rosso, le sponde atlantiche della Penisola Iberica e del Nord Africa il Mediterraneo è da sempre emblema della complessità delle relazioni umane.

Per secoli commerci, conflitti, contatti umani, contaminazioni culturali e religiose, idee e "saperi" hanno viaggiato sulle acque di un mare che, nella sua interezza, ha visto navigatori esperti solcarlo fin dalla notte dei tempi, sovrani e Stati ambiziosi progettare strategie per conquistarne l'egemonia, imperi tentare di controllarne i flutti o, come riuscito solo a Roma nella sua storia, dominarlo dalla terraferma. Quello che solo per Roma fu il Mare Nostrum è stato terreno di competizione acceso e crocevia di civiltà, oggetto del desiderio di alcuni popoli e terrore di altri, timorosi di assalti e invasioni; ancora oggi, è al tempo stesso il mare chiave per le nuove rotte commerciali interoceaniche ma anche quello dove si combatte in prima linea la partita delle migrazioni tra Africa ed Europa. Complessità e apparenti contraddizioni aumentano il valore storico e strategico del Mediterraneo e ne amplificano le dimensioni rispetto all'effettiva estensione, rendendolo il "Grande Mare" per antonomasia.

E proprio Il Grande Mare è il titolo di un saggio dello storico inglese David Abulafia dedicato a un ritratto storico del ruolo giocato dal Mediterraneo nel plasmare i legami che oggi percorrono la civiltà umana. Il titolo del saggio e l'espressione stessa che lo connota sono ispirate a un'antica preghiera ebraica: "Benedetto sei tu, Signore, nostro Dio, re dell’Universo, tu che hai creato il Grande Mare”. E Abulafia, ebreo sefardita di cultura, vuole così omaggiare sia la storia della sua stirpe, protagonista fin dalla prima ora delle dinamiche mediterranee, sia l'eterna continuità del valore storico del "Grande Mare".

Abulafia continua, espandendolo, l'affresco dipinto da Fernand Braudel in Mediterraneo e considera a livello di sistema l'area mediterranea, concentrandosi sulle strategie poste in essere dai grandi dominatori del Mediterraneo del passato (fenici, greci, romani, arabi, bizantini, veneziani) e sull'attestazione di una costante ciclicità del Mediterraneo. Come se l'intensità dei traffici, e della conflittualità, sulle rotte che vanno dallo Stretto di Gibilterra a Suez fosse storicamente un termometro della vivacità del Grande Mare. E come le civiltà umane vivono cicli vitali, momenti di apogeo e fasi di declino anche il Mediterraneo ha conosciuto un'alternanza continua: tra le fasi di splendore Abulafia ricorda l'epoca romana, chiaramente, ma anche il periodo dell'ascesa dei traffici tra XI e XII secolo, la fase compresa tra XIV e XV secolo, l'epoca aperta dall'inaugurazione del Canale di Suez e la fase post-1948 con il ritorno del Mediterraneo al centro della competizione geostrategica. Tra i momenti di declino, invece, o di vero e proprio buio per il "Grande Mare" non possono non essere citate la misteriosa fase del XII secolo a.C. segnato da un vero e proprio black-out delle civiltà mediterranee (micenei, cretesi, egizi) e dai movimenti dei celebri popoli del mare, l'epoca delle guerre civili romane tra Repubblica e Impero, in cui riprese ad imperversare la pirateria, la fase compresa tra la caduta dell'Impero romano d'Occidente e l'ascesa araba, il periodo segnato alle grandi colonizzazioni transatlantiche.

Abulafia, sotto traccia, riprende il paradigma che indica nella conquista europea dei mercati americani l'inizio del declino del Mediterraneo. Che però seppe ritagliarsi uno spazio non secondario anche nei decenni dopo il 1492; Genova e Venezia rimasero, rispettivamente fino al tardo XVI e al XVII secolo importanti potenze marinare, Lepanto (1571) fu la battaglia che sancì quanto, per turchi e europei, il Grande Mare fosse rilevante strategicamente anche in epoca di imperialismi, e come ricorda Pandora dal XVII secolo il Mediterraneo vide cadere sulle sue sponde gli occhi interessati di potenze esterne: "a partire dai primi decenni del Seicento vi è nel Mediterraneo sempre una maggior presenza di navi e marinai appartenenti a paesi esterni al suo contesto, come l’Inghilterra e l’Olanda, che spesso esercitano la pirateria per colpire il loro principale nemico, l’impero spagnolo degli Asburgo". Iil cui declino fu forse la vera causa dello spostamento del baricentro geopolitico del pianeta verso il Mare del Nord e l'Oceano Atlantico. Prima di un revival dell'attenzione per il Grande Mare nei secoli successivi.

Il Mediterraneo è una di quelle aree del mondo chiamata, per matrici geografiche ben precise, dinamiche storiche, convergenze di interessi e culture, a disegnare le rotte degli equilibri di potere internazionali. E la fase attuale lo testimonia: il fenomeno epocale delle migrazioni, la scoperta della necessità per l'Europa e per Paesi come l'Italia di disegnare un'agenda mediterranea per l'Europa, il neo-ottomanesimo turco che guarda al mare con la dottrina della "Patria Blu", l'onda lunga delle primavere arabe, le guerre civili in Siria e Libia, la volontà di Israele di riscoprire una sua identità marittima, l'incontro tra la geoeconomia euro-atlantica e le "Nuove vie della seta" a trazione cinese, la corsa a Occidente dell'Iran e degli sciiti nel Grande Medio Oriente sono tutte dinamiche che riguardano, in un modo o nell'altro, il Mediterraneo e le sue sponde, hanno al loro cuore la volontà di conquistare nuovi e profondi spazi di influenza legati a un mare che con le sue onde trasporta la storia, rinnova il passato e plasma il futuro del mondo. In un ciclo che continua da millenni, tra i paesaggi eterogenei che si alternano sulle sponde del "Grande Mare" a cavallo tra tre continenti, tre grandi religioni, due oceani e un'unica, perenne, vocazione ad essere al centro degli eventi.

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