Quando il libro è un'ossessione: ecco i peggiori bibliofili d'Italia

Esce il nuovo libro di Mascheroni: Scegliere i libri è un’arte. Collezionarli una follia. Una galleria di ritratti di 25 accaniti bibliofili fra storia dell’editoria, patologia e "libridine"

S’intitola “Scegliere i libri è un’arte. Collezionarli una follia” (sottotitolo: “Ritratti d’autore dei peggiori bibliofili d’Italia") ed è il nuovo libro di Luigi Mascheroni (Biblohaus, pagg. 176, euro 15; prefazione di Mario Baudino): da Giulio Andreotti a Cesare De Michelis, da Alfredo Castelli a Philippe Daverio, da Pablo Echaurren a Vittorio Sgarbi, da Marcello Dell’Utri a Giampiero Mughini, una galleria di ritratti di 25 accaniti bibliofili (famosi e non) fra storia dell’editoria, patologia e “libridine”, che raccontano la passione per i libri, il piacere della lettura, e i vizi del collezionismo. Dal più grande amatore di libri erotici all’infallibile cacciatore di libri proibiti, dal maggior collezionista di libri di fantascienza al monaco solitario che vive insieme a 50mila volumi…

Pubblichiamo qui un estratto del libro, il capitolo dedicato a Simone Berni, il “cacciatore di libri impossibili”…

Nella sua biblio-casa, a Siena, c’è anche l’opuscolo fantapolitico 5 anni di governo Togliatti, apparso anonimo nel 1953 per le Officine Grafiche Arnoldo Mondadori di Verona e poi sparito, in cui si paventa un Paese portato allo sfascio dal “Migliore”. C’è il libro che Franco Tabasso, nel 1957, scrisse sulle imprese del padre Aristide, agente del Servizio Informazioni della Marina, dal titolo Su Onda 31 Roma non risponde, stampato da una piccola casa editrice di Città di Castello e sequestrato prima della distribuzione, con divieto di successiva ristampa. E c’è anche un esemplare della prima tiratura, pochissime copie, del Codice da Vinci, quella con in quarta di copertina la foto di Dan Brown seduto, e non in piedi come in tutte le altre.

Cercate un libro scomparso? Una prima edizione rarissima? Un titolo dato per disperso o ritirato dal mercato per qualche segreta ragione? Bene, la persona giusta alla quale chiedere aiuto è lui. Simone Berni. Il miglior esperto sul mercato di “insolito li-bresco”, implacabile cacciatore di libri per conto terzi ma anche fanatico collezionista per conto proprio.

Sull’argomento ha anche scritto una vera guida (stampata da Biblohaus): Questo è Berni, sottotitolo “Manuale del cacciatore di libri introvabili”. Il titolo e la sovraccoperta, giusto per far capire ai non-bibliofili di cosa parliamo, sono una citazione dell’introvabile Questo è Cefis, la sulfurea biografia non autorizzata del presidente dell’Eni e della Montedison Eugenio Cefis, firmata da un non meglio identificato Giorgio Steimetz, pubblicata nel 1972 dall’Agenzia Milano Informazioni, e subito fatta sparire da tutte le librerie e le biblioteche italiane: insomma, il libro introvabile per eccellenza.

Comunque. Il “Manuale” di Berni è un prontuario prodigo di consigli e trucchi per chi bazzica mercatini, librerie, bancarelle e siti internet specializzati; che mappa i luoghi e le tecniche della caccia; e che censisce le tipologie dei personaggi che popolano il mondo dei libri. Ma nello stesso tempo è un “catalogo delle meraviglie” di tutti i testi scomparsi o perduti (lo sapevate che nel ’62 Bompiani stampò ma non distribuì Il tamburo di latta di Günter Grass, che poi uscì da Feltrinelli?), i titoli rari&rarissimi (l’autobiografia di Moana Pozzi…), le edizioni pirata (i vari Larry Potter...), gli apocrifi (un meraviglioso Il Gatto brasiliano di Conan Doyle apparso a Milano nel ’32 per Valdieri)... Insomma, libri proibiti, o proibitivi.

Senta, Berni: visto che Lei non dà la caccia ai libri solo per rivenderli ai collezionisti, ma molti se li tiene, si può sapere cosa c’è esattamente nella sua biblioteca? “Beh, mi metto in moto su richiesta, per lo più. Fun-ziona così. Sto correndo, come tutte le mattine, lungo il fiume. Mi squilla il cellulare. È un collezionista, e mi dice che vuole una copia della Bibbia di Gutenberg entro il fine settimana”. Prego? “Nel senso che non mancano vere e proprie mission impossible, anzi, sono le sfide più difficili quelle che mi attirano di più, che stimolano la mia creatività. Ma per il collezionista rivolgersi a me può anche rivelarsi controproducente. Spesso non si rende conto di avere a che fare con un potenziale ladro”. ...???... “Nel senso che posso rima-nere così colpito da un libro introvabile commissionatomi da un cliente, che alla fine decido di tenermelo, rinunciando a un compenso anche cospicuo. Sa, la brama di possesso prende facilmente il sopravvento”. La prego, torniamo alla sua libreria… “Va bene, va bene. La mia libreria… Qualcuno l’ha definita la Biblioteca dei libri perduti, salvo poi scoprire che questo è il titolo di un romanzo di John Harding. E… sì, ammetto di avere qualcosa di interessante. Ma io non la apro a cuor leggero ai visitatori. Di alcuni libri in mio possesso, la maggior parte degli stessi bibliofili neppure ne sospetta l’esistenza. E vorrei che continuassero a non sospettarla. Ciò che è segreto è in salvo. Dalla mia raccolta forse un giorno nascerà un museo. Un giorno”.

E un giorno quel museo immagazzinerà testi unici, perduti, scomparsi, ritrovati, rarità, edizioni pirata, clandestine, false, fantasma, apocrife… Sono pochi pezzi, numericamente elencando, diciamo 1500-2000 al massimo, ma pesantissimi dal punto di vista della… come dire? “anormalità”. Molti sono stati casi interessanti “a tempo”, cioè hanno rivestito un interesse particolare solo per un periodo ben preciso e oggi, a distanza anche di pochi anni, rivestono solo un valore documentale. Altri sono bizzarrie, come alcune prime edizioni di Ignatius Donnelly, un politico del Minnesota vissuto alla fine dell’800 che scriveva strani romanzi d’utopia. Altri sono libri d’esordio di non facile reperimento: Concerto a sei voci, il primo libro di Giulio Andreotti (è del 1945), o Commiato dal tempo di pace di Indro Montanelli (anno 1935), o il meno pretenzioso Ho ucciso la morte di Maurizio Costanzo (1958). Altri ancora, invece, hanno dato vita a casi destinati a fare epoca, basti pensare a Pasque di sangue di Ariel Toaff pubblicato nel febbraio del 2007 e ritirato dal Mulino pochissimi giorni dopo l’uscita (ne sono girate solo 3mila copie, le restanti sono finite al macero) per le violente proteste della comunità ebraica: nella prima versione del testo, poi ripubblicato “purgato”, Toaff sosteneva la fondatezza della voce secondo cui nei secoli passati gli ebrei, in talune circostanze, compirono sacrifici umani durante i riti pasquali. Scritto da un ebreo, ce n’era abbastanza per farne un libro maledetto…

Libri maledetti.. uhmmm. Qual è il primo acquistato per il puro piacere del possesso? “Come funziona la dittatura fascista, di Gaetano Salvemini, un libro in italiano stampato a New York per sfuggire alla censura. Mi colpì subito quella copertina. Il volto di Benito Mussolini alla sommità di due tibie incrociate. Era chiaro, mi dissi quando lo notai in un sobborgo di Amsterdam, che in Italia un libro del genere, stampato alla fine degli anni Venti, non avrebbe potuto circolare liberamente. Dopo la mia segnalazione nel 2005 oggi tutti lo ricercano. È diventato un piccolo oggetto del desiderio”. E il primo libro introvabile su cui ha messo le mani? “Mondi in collisione di Immanuel Velikovsky, edizione Garzanti 1955, con la sovraccoperta originale e l’introvabile fascetta azzurra. Come argomento siamo sempre nel filone delle scienze perdute. Il libro è un vero must del genere. In America Velikovsky è stato demonizzato per almeno mezzo secolo, dal 1950 in poi, anno in cui osò sfidare la comunità scientifica con il suo irriverente libro”. Quello con alle spalle la storia più curiosa? “Forse Les Septe Têtes du Dragon Vert di Teddy Legrand, un libro francese degli anni Trenta sul simbolismo iniziatico che trovai con grosse difficoltà e una serie di peripezie per conto di un docente universitario di Roma, ma che poi mi sono tenuto per me (e ti pareva, ndr). Il libro è rarissimo. Recentemente è stata realizzata una riedizione in qualche centinaio di copie. Subito vendute, sono diventate quasi più rare dell’originale. C’è gente che farebbe follie”.

Ecco. Libri e follie. La letteratura insegna che c’è gente che per un libro sarebbe pronta anche a uccidere. “Beh, è vero. Ci sono effettivamente collezionisti e feticisti dell’oggetto-libro che sono pronti a ogni sacrificio pur di entrare in possesso di ciò che bramano. Un collezionista emiliano, ad esempio, ha la monomania dei libri dei grandi artisti della fotografia. Da Helmut Newton a Mario Testino, a William Claxton o David Lachapelle, per non dire di Slava Mogutin, un fotografo russo contemporaneo, specializzato in sog-getti umani di realtà urbane degradate. I suoi album fotografici degli esordi sono introvabili e spuntano valutazioni altissime tra i suoi truci fan. Il collezionista in questione è capacissimo di spendere i diecimila dollari che occorrono per portarsi a casa Hotel Lachapelle di David Lachapelle, un’opera prodotta in cinquanta copie numerate e firmate dall’autore. E stiamo parlando di un libro del 2007. Oggetti del desiderio destinati a triplicare di valore nel giro di pochi anni, o svalutarsi nell’arco di pochi mesi”.

O a incrementare progressivamente. Come tanti titoli che toccano due argomenti particolarmente delicati dal punto di vista editoriale: l’antisemitismo, come il libro di Piero Pellicano uscito per Baldini&Castoldi nel 1938 col titolo Ecco il diavolo, Israele (che però, sul frontespizio, cambiando punteggiatura, diventa Ecco il diavolo: Israele!) oppure gli Ufo, come L’enigma dei dischi volanti di Aimé Michel, edizioni Massimo, 1955, il più costoso libro italiano sull’argomento (ma solo se completo della sovraccoperta originale). Anche se esistono libri ancora più dispendiosi. Se non dal punto di vista economico, in termini di tempo e fatica. “Pochi mesi fa, dopo una caccia infinita, ho messo le mani su un libro sul quale per ora voglio mantenere un riserbo assoluto. Si tratta di un’edizione scomparsa, probabilmente è l’unica copia sopravvissuta. Una mosca bianca che può riscrivere la storia di uno dei più famosi romanzi del ‘900. Dico solo che questa specifica edizione, non dovrebbe esistere”.

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Commenti
Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Ven, 28/12/2012 - 19:07

A questo retorico stupendo affresco, io inserisco la ---Tragedia delle Tragedie--- del bibliofilo conclamato o collezionista che dir si voglia. Chi ha visto, (più che letto il libro), il film -IL BARONE UTZ- resta tramortito dalla crudeltà del destino che assegna ad ogni uomo, cultore del collezionismo (nel Barone Utz, di statuine pocket di porcellana) più esteso, i contenutissimi limiti della sua esistenza. Utz, viveva da solo con una badante, a Praga, e, anche da settantenne andava alle aste più importanti del mondo per acquisire pezzi pregiati. Il Regime Sovietico lo aveva sottoposto a periodiche ispezioni per la confisca del suo 'tesoro', post mortem. Giunto all'ora fatale, lui agonizzante ordinava con la sola forza degli occhi alla sua fedelissima assistente, di infrangere, una per una tutte le statuette. Pur di non lasciarle nelle mani degli aguzzini. Questa storia, riflette la condizione di quasi tutti gli uomini 'sensibili' a fare incetta di cose di valore, care. La cui dedizione non mette nel conto il fine vitae. Ho conosciuto moltissimi, che hanno accumulato libri su libri con una passione religiosissima, come meglio detto nell'articolo. Questi hanno vissuto il tragico della propria vita quando all'approssimarsi della dipartita si son resi conto di non avere intorno chi potesse ereditare tanto. Anche se provvisti di eredi diretti, sapevano che, al massimo, questi, li avrebbero venduti al mercatino delle pulci. E, la riflessione, non si ferma quì. Ci consegna anche alla terrificante coscienza di sapere di dover morire, ed essere certi che nessuno potrà ereditare le nostre personalissime virtù terrene, che abbiamo coltivato e difeso con l'investimento massimo che è stato quello di 'essere'.

Paul Vara

Sab, 29/12/2012 - 09:01

La pazzia della bibliofilia, soprattutto quando si hanno denaro e influenza permette di collezionare manuscritti rubati e falsi diari.

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Dom, 30/12/2012 - 10:06

#Dario Maggiulli#, La conosco dal blog di Marcello Veneziani e ho grandissima stima di Lei, così come di tanti altri. Tuttavia vorrei dirLe: non faccia del facile moralismo sui "collezionisti", su quegli "sventurati" che non riescono a resistere al desiderio di raccogliere e poi di specializzare la loro passione. Sono, purtroppo, un collezionista. Ripeto, è una sventura, perchè non è come il fumo o il gioco (che sono palesemente dei "vizi" ai quali si deve resistere); è invece una posizione culturale o biografica: un oggetto è un prolungamento di noi stessi; ogni "lasciata" è persa, non è come aver rinunciato ad una sigaretta! Certamente viene in mente il verghiano Mazzarò, che prima di morire andava ammazzando col bastone le sue oche e galline; quello di "roba mia vientene con me!" Ma forse è giusto che molte collezioni vengano disperse a beneficio di quelli che poi ne faranno altre che poi avranno lo stesso destino; basta che vi sia il rispetto per quello che ci viene lasciato; e poi siamo sicuri che, in punto di morte, si pensi a quello che si lascia? #Dr. Mascheroni#, mi tira un po' su il simpaticissimo ritratto, da Lei proposto, del nostro bibliofilo Berni che si "appropria" del suo "incarico"! Pare quasi di vedere il classico investigatore privato che, incaricato dal sospettoso marito, prima pedina la "dark lady" presunta fedifraga, e poi se ne innamora! Come lo capisco! E sono così bibliofilo, anzi bibliomane, che, se il libro non è poi così raro, arrivo a non comprarlo se non ha la sua sovraccoperta originale! Però va detto, ad epitaffio dei collezionisti veri, che, come diceva l'antiquario Bruschi (ideatore del più bel mercatino di antiquariato, quello di Arezzo): "si collezione più per gli altri che per se stessi!" Per gli altri che sanno amare, aggiungo io!

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Dom, 30/12/2012 - 18:37

#Caro Rosario# Mi son cadute le braccia nel leggerti. Addirittura, hai dovuto far riferimento al cucù di Veneziani, dandomi pure del lei, dopo le profusioni reciproche recenti ! Poi, -- facile moralismo -- ? Non vado oltre, fedele come sono al rispetto che nutro per te. Ti prego, rileggimi nel commento che ho rilasciato prima. Ti devi essere sicuramente distratto. Buon fine anno.

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Lun, 31/12/2012 - 10:55

#Caro Rosario# Mi son cadute le braccia nel leggerti. Addirittura, hai dovuto far riferimento al cucù di Veneziani, dandomi pure del lei, dopo le profusioni reciproche recenti ! Poi, -- facile moralismo -- ? Non vado oltre, fedele come sono al rispetto che nutro per te. Ti prego, rileggimi nel commento che ho rilasciato prima. Ti devi essere sicuramente distratto. Buon fine anno.

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Lun, 31/12/2012 - 18:47

#Dario, mi dispiace più di essermi distratto e averti dato del "lei", che non per il mio convincimento sulla "vita del collezionista": credimi: essere collezionista è una condanna. Io. per fortuna (ma solo per fortuna!), non colleziono cose di valore e non so come potrebbe essere il momento in cui si devono affidare le proprie cose a qualcuno meritevole, fosse anche un figlio! Ti auguro di tutto cuore Buon anno!

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Mar, 01/01/2013 - 11:19

#Dario, Ti rimando il post perché non so se è stato ricevuto. Mi dispiace più di essermi distratto e averti dato del "lei", che non per il mio convincimento sulla "vita del collezionista" (nell'altro articolo sui libri c'è un post in cui ho di nuovo messo il "lei": non ne tener conto se viene pubblicato!) Credimi: essere collezionista è una condanna; quando dicevo “facile moralismo” volevo solo dire che: è facile constatare che anche per i collezionisti arriva il momento di dover lasciare le proprie cose ( e avevo citato il personaggio di Mazzarò). Io. per fortuna (ma solo per fortuna!), non colleziono cose di valore e non so come potrebbe essere il momento in cui si devono affidare le proprie cose a qualcuno meritevole, fosse anche un figlio! Chiedevo solo un po’ di pietà per chi non è riuscito a impiegare la propria vita in viaggi e puttane (come consigliava un "saggio"!)! Torno a scusarmi se ti ho lasciato così perplesso e auguro di tutto cuore, a te e a chi vuoi bene, Buon anno!

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Mer, 02/01/2013 - 12:12

Rosario carissimo, immutato il buon sentimento che mi lega a te, obtorto collo, devo sottolineare il fatto che più che perplessità, la mia è stata costernazione autentica, di fronte anche alla quì tua ultima recidiva svista, oltretutto se messa a confronto con la usuale pignoleria con cui ti esibisci. Intanto, non è moralismo (addirittura facile), constatare che i collezionisti si distacchino dai loro 'tesori'. Ma invitare a soffermarsi (cosa questa mai doverosamente attenzionata nel quotidiano spicciolo) sull'implacabilità delle leggi di natura che da un lato erigono nell'animo umano una 'religio' verticale che conduce a Dio, e dall'altro, infliggono i loro artigli spietati per distruggere il più elevato dei prodotti dell'universo, il superiore sentimento dell'Uomo. E, menzionavo tutta una serie di differenti forme di distacco, significative oltremodo, sino a raccogliere la più struggente delle riflessioni, quella che concerne, nel momento della morte, l'olocausto del patrimonio spirituale più elevato che ogni essere umano (tutti possediamo un valore assoluto) ha costituito con la sua essenza. E tu chiami queste cose ---facile moralismo ? --- Citando Mazzarò non si affronta il tema da me proposto. Sarebbe stato più scenografico citare le Tombe dei Faraoni con servitù, fedeli di vario tipo, fino a carrozze dorate e suppellettili preziosi di cui si circondavano in vita, tutti sepolti. Se non addirittura rammentare per un azzardato traslato, Mussolini ed Hitler, o Goebbels, che si son tirati dietro le loro amate donne e famiglia intera. Non ho fatto riferimento a cose di valore materiale (anche se normalmente è intrinseco), ma a tesori della superiore sensibilità umana. Che non possono essere raccolti per il loro nobile significato, da chicchessìa, se non per la speculazione economica che generano. Non credo affatto di aver potuto toccare la tua suscettibilità per quella che è la tua personale intimità dell'essere collezionista. Il mio era un interrogativo superiore che andava consegnato alla generale riflessione, in quanto assente del tutto. Questa mia replica è doverosa, in quanto non mi diverte essere investito sul web di cose inesatte, che poi vengono raccolte da 'avventori minori' come strumenti di gratificanti livellamenti di 'posizioni' di pensiero. Spero sinceramente non averti fatto troppo male con queste mie parole. Andiamo avanti. Domani è un altro giorno. Tuo Dario.