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Dallo sport all'outdoor, alle carni selvatiche. Al via la manifestazione alle Fiere di Parma

Un comparto che vale 11,7 miliardi e in Italia impiega 50.800 addetti

Dallo sport all'outdoor, alle carni selvatiche. Al via la manifestazione alle Fiere di Parma

C'è un comparto che in Italia vale 11,7 miliardi di euro di fatturato aggregato tra mercato interno ed export e impiega quasi 50.800 addetti. È il mondo Sport & Outdoor, tra i settori protagonisti di EOS Show 2026, la manifestazione dedicata a caccia, tiro sportivo, turismo e vita all'aria aperta che dal 28 al 30 marzo approderà per la prima volta alle Fiere di Parma, nel cuore della Food Valley. I numeri emergono dal primo report sull'industria Sport & Outdoor elaborato dall'Area Studi Mediobanca. Un universo che collega natura, industria e tradizioni locali in modo più complesso di quanto spesso venga raccontato.

Il rapporto dell'Area Studi Mediobanca fotografa un comparto in ottima salute. L'analisi prende in esame le principali aziende italiane del settore e restituisce l'immagine di un sistema industriale competitivo anche sui mercati internazionali. L'Italia è infatti l'unico Paese dell'Unione Europea con una bilancia commerciale positiva nel comparto: il surplus è di 644 milioni di euro e sale a 848 milioni nei rapporti con i Paesi extra-UE, il miglior dato europeo. Un primato che racconta di un manifatturiero capace, specializzato e ancora competitivo su scala globale. Non è un caso che la domanda di attrezzatura tecnica per l'outdoor dagli zaini alle calzature fino all'ottica cresca in modo costante, alimentata da un interesse diffuso per la frequentazione degli spazi naturali.

All'interno di questo universo si inserisce anche il sistema venatorio italiano, che secondo una stima Nomisma del 2023 genera oltre 8 miliardi di euro l'anno tra spesa diretta dei praticanti e indotto delle attività produttive collegate. Un mercato articolato che va dalle ottiche di precisione all'abbigliamento tecnico specializzato, dalle attrezzature alla rete distributiva dedicata, e che si intreccia naturalmente con il più ampio mondo dell'outdoor.

Ma dietro la dimensione economica c'è una pratica concreta, fatta di scienza, regole e lavoro sul campo. A EOS Show ne parlerà Eugenio Carlini, zoologo, nel talk di lunedì 30 marzo: La vita in alta montagna, tra convivenza uomo-animale e filiera selvatica, case histories nazionali e internazionali. Carlini è anche direttore dell'azienda faunistico-venatoria Valbelviso-Barbellino, una realtà fondata nel 1893 nelle Alpi lombarde che oggi si estende su circa 12.000 ettari: "In quest'area sono presenti tutte le principali specie della fauna alpina", spiega. "Ma non è un dato scontato: questi animali non sono sempre stati lì, sono stati mantenuti nel tempo, come i camosci".

Il modello italiano infatti divide le aree naturali tra parchi, oasi di protezione, zone di ripopolamento e spazi dove l'attività venatoria è consentita entro limiti precisi. Il principio guida è quello dell'uso sostenibile: "Gli animali vengono monitorati ogni anno con censimenti. Se, per esempio, un gruppo di cervi cresce mediamente del 35% all'anno, il prelievo non può superare il 30%. In questo modo il numero continua comunque ad aumentare".

Accanto al monitoraggio si interviene anche sull'habitat: colture autunno-vernine piantate per la fauna pensando ai mesi più difficili, ripristino di pozze e sorgenti, introduzione di specie vegetali autoctone o ricche di bacche. Interventi spesso semplici, ma efficaci nel mantenere ambienti vitali. In alcuni casi la tutela riguarda specie particolarmente delicate: in Lombardia gran parte delle garzaie i luoghi di nidificazione degli aironi si trova proprio all'interno di aziende faunistico-venatorie. "Durante il periodo di nidificazione queste aree vengono completamente interdette: dal primo febbraio al 30 settembre non entra nessuno. L'attività riprende solo in autunno, quando la nidificazione è terminata".

C'è poi una dimensione gastronomica, forse la meno esplorata di tutte. La carne selvatica è un prodotto con caratteristiche nutrizionali di rilievo. A livello globale il mercato è stimato in circa 5,4 miliardi di dollari nel 2025, con un tasso di crescita annuo dell'8,8%, superiore a quello di molte carni da allevamento. In Italia, però, la situazione è più complicata e la filiera stenta a strutturarsi.

"Quello che stiamo cercando di fare da quasi dieci anni è mettere a sistema la filiera delle carni selvatiche, che oggi è molto frammentaria", dice Pietro Pietrafesa, segretario generale della Fondazione UNA. Insieme all'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e alla Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva (SIMEVEP), è stato redatto un manuale che definisce come dovrebbe funzionare l'intera catena: dall'abbattimento ad opera di cacciatori formati fino ai centri di sosta per i controlli sanitari, fino alla trasformazione delle carni nei centri di lavorazione della selvaggina e alla distribuzione verso ristoranti e punti vendita. Un percorso ancora lungo, che sconta l'assenza di una normativa nazionale omogenea e la difficoltà di costruire standard condivisi tra le Regioni. Il valore nutrizionale è tutt'altro che secondario: "Parliamo di animali che hanno vissuto in natura fino all'ultimo momento: le loro carni sono ricche di proteine, povere di grassi, contengono acidi grassi Omega-3 in quantità nettamente superiore rispetto alle altre carni, e minerali come ferro, zinco e selenio. Un profilo nutrizionale eccezionale". Una materia prima di qualità, insomma, che aspetta ancora di trovare una struttura distributiva all'altezza.

A Parma questa dimensione gastronomica avrà spazio attraverso incontri e degustazioni con chef e con la scuola internazionale di cucina ALMA, che ha sede proprio in città.

"La nostra visione conclude Antonio Cellie Amministratore delegato di Fiere di Parma - è che ogni ambito del food abbia una filiera, e ogni filiera meriti una piattaforma. Accanto alla dimensione sportiva e tecnica, EOS mette in luce anche un aspetto spesso poco raccontato: quello gastronomico. La carne di selvaggina è una materia prima di grande qualità nutrizionale che nel mondo sta conoscendo una crescita significativa, mentre in Italia la filiera è ancora poco strutturata e non ha ancora trovato una rete distributiva adeguata. Portare questo tema a Parma significa inserirlo dentro un contesto baricentrico per il food come la Food Valley e contribuire a raccontare un sistema che va dalla gestione scientifica della fauna fino alla cucina degli chef.

Anche in questo caso il ruolo di Fiere di Parma è quello di costruire piattaforme capaci di mettere in relazione sport, territorio, produzione e cultura gastronomica, ampliando progressivamente gli ambiti in cui il food italiano può esprimere valore economico e culturale".

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