De Corato: "Fini? Quei cromosomi non sono di destra"

Il vicesindaco e la fronda: "Spieghi lui a Quarto Oggiaro che il voto agli immigrati viene prima della guerra al crimine"

«I cromosomi di Fini non appartengono ad An». Non una corrente, ma una nuova area culturale e politica per riaffermare gli storici valori della destra. Sempre all’interno del Pdl. A lanciarla Ignazio La Russa, ministro e coordinatore nazionale del partito, ieri mattina nel centro congressi di via Corridoni dove la Fondazione Punto Italia ha organizzato il convegno «La nostra Destra nel Pdl». In platea i sottosegretari Daniela Santanchè, Alfredo Mantica e Stefano Saglia, l’onorevole Viviana Beccalossi, parlamentari e quadri dell’area an. Per capire cosa sia in concreto la nuova creatura, basta ripercorrere l’intervento di Riccardo De Corato, uno che il viaggio nella destra italiana dal Msi al Pdl, se l’è fatto tutto. «Io e Ignazio La Russa - le parole del vicesindaco - abbiamo condiviso per trentatré anni la vicenda umana e politica di Gianfranco Fini. Certamente, vedere quello che era il nostro segretario in un atteggiamento di sfida sulle idee non mi ha meravigliato molto, perché la divisione tra me e Fini era iniziata negli anni. Lo dico, perché come faccio ad andare a raccontare a Quarto Oggiaro o al Corvetto che prima arriva il voto agli immigrati e poi la sicurezza?». Ecco perché il richiamo di La Russa ai temi più profondi e l’invito a non superare le «colonne d’Ercole» della destra. Chiaro il riferimento alle «spinte liberal-radical» del presidente della Camera. E chiarissima la ricostruzione che degli ultimi scontri nel centrodestra fa De Corato. «Gianfranco Fini quella volta ci disse “guai se qualcuno di voi arriva nel Pdl e pensa di fare una corrente di ex An”: forse a qualcuno era balenata l’idea. Oggi viene a raccontare a noi che bisogna fare qualcosa che non si capisce bene, più o meno un’area che ha come cromosomi cose che non sono mai appartenute alla storia di An. Credo che siamo al di là di ogni umana comprensione».
Ritorno alle origini, dunque, per non perdere ancora consensi a favore della Lega. Soprattutto qui a Milano dove, tra nemmeno un anno, si voterà per il sindaco. E, infatti, non è un caso se proprio la Lega e il suo populismo in materia di sicurezza sono il primo bersaglio di De Corato. «Non è stato il ministro dell’Interno a portare i nuovi poliziotti a Milano, lo voglio ricordare perché qui tutti i giorni dicono che Maroni ha portato i poliziotti. Quei poliziotti sono gli uomini che hanno potuto mandare grazie ai militari che avendo liberato tutte le postazioni davanti ai consolati, alle sinagoghe e altre postazioni, sono ritornati in dotazione alla polizia di Stato che poi li ha mandati in via Padova. Dobbiamo ringraziare il ministro della Difesa».
Che non nega il suo obiettivo. «Credo - assicura La Russa - che la posizione politica e culturale della destra debba essere rivendicata, sostenuta e utilizzata anche per la ricerca del consenso». Il nuovo decalogo? Più presenza sul territorio e tornare a una politica del radicamento nella società. «Sui temi della sicurezza - il suo attacco al Carroccio - e del contrasto all’immigrazione clandestina, non siamo noi la fotocopia della Lega. E la Lega è diventata l’originale, perché quell’originale che era Alleanza nazionale, è stato in qualche modo nascosto nel cassetto: ora dobbiamo tirare fuori quel documento autentico che è in nostro possesso, mandarlo in giro sul territorio, tra la gente». Ecco perché, spiega La Russa, «oggi con maggiore chiarezza, salutando la posizione del presidente Fini che è assolutamente lecita, ma che sicuramente non rispecchia le posizioni della “nostra destra”, nasce la posizione politica e culturale all’interno del Pdl, rispettosa delle decisioni degli organi statutari, ma orgogliosa di rappresentare una storia, una posizione politica, una cultura, una prospettiva per il futuro». Orgoglio An dunque. Ma sempre, assicurano La Russa e De Corato, «all’interno del Pdl».

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