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Archivi aperti, notte bianca del design

Da vedere le case-studio dei maestri del '900 come Gae Aulenti, Gio Ponti, Magistretti

 Archivi aperti, notte bianca del design
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Dagli archivi storici di Fondazione Fiera alla Collezione delle Stampe Bertarelli del Castello Sforzesco, dal Centro Alti Studi sulle Arti Visive al Centro di Documentazione sul Progetto Grafico di AIAP, dalla Collezione Storica del Compasso d’Oro dell’ADI Design Museum alla Cittadella degli Archivi: un patrimonio di conoscenza e creatività che sono alla base dell’identità del design Made in Italy, vengono allo scoperto. «Da stanze chiuse a organismi vivi: gli archivi sono una risorsa per chi ha a cuore il bene comune. Custodiscono non solo oggetti e documenti, ma anche storie di vita e quotidianità delle quali il buon design è testimone» spiega la presidente del Salone del Mobile.Milano Maria Porro.
Così aprono le porte per svelare la vita e il pensiero di chi in quelle stanze pensò, schizzò, le abitò, alcune per la prima volta in assoluto, le case-studio e gli archivi dei maestri del Novecento — da Achille Castiglioni a Franco Albini, da Vico Magistretti a Gae Aulenti, fino a Gio Ponti e Giancarlo Iliprandi, Bruno Danese e Jacqueline Vodoz —. Luoghi che raccontano una dimensione più intima del progetto, in cui la pratica si intreccia con la vita quotidiana e il racconto è affidato a volte alle nuove generazioni di famiglia, att r a v e r s o un’aneddotica che nessuna monografia su carta può restituire. Qui il progetto si intreccia alla vita quotidiana, e la memoria passa attraverso racconti, oggetti, dettagli minimi.
È «Common archive», la straordinaria iniziativa che il Salone del Mobile regala ai milanesi e alle centinaia di migliaia di turisti accorsi in città da tutto il mondo. Oggi dalle 18,30 alle 23 sarà la prima «Notte Bianca del design» con oltre cinquanta archivi di design e grafica che si aprono (gratuitamente) al pubblico (prenotazione obbligatoria su salone.it/common_archive). «Common Archive rappresenta il passaggio da mappatura a esperienza condivisa, che mette in relazione archivi, persone e saperi con il pubblico internazionale della Design Week» spiega Susanna Legrenzi, curatrice dell’iniziativa e responsabile dell’Osservatorio del Salone. Attenzione: questa non è un omaggio al passato, tutt’altro, ma un’opera di condivisione di un sapere collettivo e un viaggio in una memoria viva attraverso una delle più alte concentrazioni di memoria progettuale a livello internazionale.
Un Grand Tour in luoghi magici in cui il progetto nasce prima di diventare icona. Disegni, maquette, fotografie, appunti, varianti e ripensamenti compongono una geografia fragile e potentissima, dove l’idea è ancora possibilità. Common Archive nasce proprio qui: nello spazio sospeso tra intuizione e forma. Non celebra il risultato, ma il processo. Non espone il già noto, ma ciò che lo precede. Scintille di creativtà che durano una sola notte.
«Common Archive sposta lo sguardo oltre l’oggetto e il costruito, verso ciò che rende possibile il progetto» spiega Porro.
«Per una sera Milano non è scena, ma memoria viva».
La Notte Bianca del Progetto nasce dal lavoro dell’Osservatorio del Salone del Mobile.Milano e dalla ricerca affidata alla Scuola del Design del Politecnico di Milano, con il patrocinio di Regione Lombardia e del Comune di Milano.


Accanto alle visite guidate e ai talk, Common Archive regala un’apertura serale straordinaria della mostra alla Fabbrica del Vapore «Interdependence: past, present, future», un’esplorazione del design come strumento per leggere il passato attraverso progetti nelle aule del Politecnico di Milano e in 50 scuole di design internazionali, in dialogo con una selezione di pezzi di design dell’archivio del CASVA.

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