Dialogo, Bersani al premier: "Vuole zittire tutti"

Berlusconi boccia l'opposizione: "Non ha un leader e si è fatta ammanettare da un demagogo che ogni giorno semina odio contro di noi". Ma il segretario del Pd sbotta: "Con 28 fiducie e 58 decreti zittisce la sua stessa maggioranza"

Dialogo, Bersani al premier: "Vuole zittire tutti"

Milano - Sinistra e magistratura. Dopo la tirata alla cena per la raccolta di fondi per Roberto Formigoni, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi torna a puntare il dito contro "il partito dei giudici" reo di aver "snaturato" la campagna elettorale: "Il partito delle procure è intervenuto pesantemente in campo e ha dettato tutti i temi e tempi della campagna elettorale". Anche a UnoMattina, il premier ribadisce il leit motiv della sua comunicazione per le prossime regionali: "Capisco la loro scelta di cavalcare le inchieste: una campagna sui contenuti sarebbe stata insostenibile per la sinistra perché nel confronto tra i nostri successi e i loro disastri sarebbero usciti distrutti. Con questi interventi della loro magistratura hanno impedito a noi di svolgere una campagna elettorale sui programmi e sui nostri successi".

Dialogo impossibile con la sinistra In un momento in cui si fa un gran parlare di riforme, possibilmente condivise, Berlusconi non ha dubbi e scandisce che "con questa sinistra non ho nessuna speranza di andare a discutere. Non ha un leader e si è fatta ammanettare da un demagogo, al leader del giustizialismo, che ogni giorno semina odio contro di noi" per poi dire, "con gli stessi uomini di sempre solo dei no, insultandoci, offendendoci, deridendoci". Per il premier sarà possibile un confronto "quando l’opposizione diventererà credibile e capiremo con chi parlare se con i riformisti o con gli agitatori di piazza". Al contrario, Berlusconi rivnedica di essere "sempre stato disponibile al dialogo, ma in cambio ho avuto insulti, minacce ostruzionismo in Parlamento e il ricorso al partito delle procure". Insomma, per il premier "è l’opposizione che deve cambiare, se cambia ne riparleremo". Il premier dice di "non temere" l’astensionismo ma risponde "agli inviti che vengono dalla sinistra e sottolineo che occorre andare a votare", altrimenti "si avvantaggia la sinistra". È un appello "agli italiani che non si riconoscono in questa sinistra ammanettata a Di Pietro".

Bersani sbotta: "Lui vuole zittire tutti" Un dialogo con il governo è impossibile perché Berlusconi "zittisce" la sua stessa maggioranza, come dimostrano le 28 fiducie e i 58 decreti da lui variati da inizio legislatura. Lo ha detto il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, durante la visita al mercato settimanale di Latina. "Berlusconi - ha detto Bersani rispondendo alle domande dei giornalisti sull’odierna intervista del premier - con 100 voti in più alla Camera ha messo, in 20 mesi, 28 volte la fiducia e ha fatto 58 decreti legge, zittendo sia l’opposizione che la sua stessa maggioranza. Questo è il suo modo di confrontarsi. Berlusconi - ha insistito il segretario del Pd - non accetta il confronto elettorale, intende la politica come un comizio continuo e il governo come un decreto continuo. Questo è il suo modo di dialogare - ha concluso - quindi non faccia ad altri accuse che non stanno in piedi".

Le colpe della magistratura Nel suo intervento non poteva mancare il riferimento alla vicenda del caos-liste di Roma e Milano. Una vicenda che lo ha visto ricoprire un ruolo a lui poco consono. "Confesso - ha detto - di aver fatto anche il pm. Di avere interrogato tutti i nostri responsabili per la presentazione delle liste e posso dire che non è stata fatta alcuna irregolarità" commesse, invece, a suo dire, da una magistratura che è "un grave problema nella nostra democrazia. E' una patologia che è la peggiore: è la magistratura con personaggi e correnti che fanno la guerra a chi non vogliono stia in maggioranza e al governo e per queste elezioni hanno fatto vincere il formalismo sul diritto legittimo dei cittadini a votare". Un diritto che, ha ricordato, i nostri soldati in Afghanistan hanno garantito mentre "noi non possiamo votare a Roma. Per coerenza - ha concluso - dovremmo ritirare i nostri ragazzi". L'ultimo appello Berlusconi lo ha fatto per il voto utile perché votare "i piccoli partiti è disperdere i voti" mentre é necessario "dare un voto che sostenga l'azione del governo" soprattutto in questo momento di crisi, da cui "l'Italia uscirà prima e meglio degli altri".

Il futuro del Pdl "Non sono un monarca, ma esattamente il contrario, nel partito vige una democrazia assoluta", spiega il presidente del Consiglio commentando le parole di Gianfranco Fini sul Pdl. "All’interno del partito abbiamo un forma di democrazia assoluta che abbiamo applicato in questo primo anno di lavoro - aggiunge il premier - Qualcuno dice che il partito è da migliorare. Certo tutto si può migliorare ma io sono assolutamente contento e soddisfatto degli organi che ci siamo dati e del modo in cui hanno lavorato quest’anno e penso che potranno lavorare ancora meglio del futuro". Poi aggiunge: "Dobbiamo rivolgerci ai cittadini e sentire da loro qual è la cosa che preferiscono, se l’elezione diretta del presidente della Repubblica o l’elezione diretta del presidente del Consiglio".

La richiesta di libertà Secondo Berlusconi la manifestazione del Pdl in piazza San Giovanni a Roma è stata "una richiesta corale di libertà" per ribadire "il nostro diritto al voto e a non essere spiati". Nel corso dell'intervista a Unomattina su Rai1 il premier ha spiegato che "è stata una manifestazione non contro qualcosa ma per qualcosa perché l’amore vince sull’odio e l’invidia". "Per le Regioni - spiega il premier - abbiamo preso una serie di impegni che i nostri candidati hanno assunto: piano casa, sanità con la riduzione delle liste d’attesa, una semplificazione dell’oppressione burocratica, la cancellazione di 100 leggi regionali, più verde e piste ciclabili". "Dopo le elezioni - conclude il premier - metteremo mano alle riforme, alla modernizzazione del fisco, alla grande riforma della giustizia".

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