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Drone iraniano abbattuto dagli Usa: cosa sappiamo dello Shahed-139

Avvicinamento ostile, intercettazione immediata e abbattimento: cos’è lo Shahed-139 iraniano, il drone di sorveglianza abbattuto dell’F-35 americano

Drone iraniano abbattuto dagli Usa: cosa sappiamo dello Shahed-139
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Il drone iraniano abbattuto ieri nei cieli del Mar Arabico non rappresentava una reale minaccia per una portaerei statunitense e il suo Strike Group, ma secondo il portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti si stava avvicinando “aggressivamente” alla portaerei, “con intenzioni poco chiare”. Per questo, dopo essere stato identificato come drone di sorveglianza del tipo Shahed-139, è stato intercettato e abbattuto da un caccia F-35C decollato dal ponte della USS Lincoln

Lo Shahed-139 dell’Iran

Drone a media quota e lunga autonomia, per il quale si adotta l’acronimo Male, lo Shahed-139 sviluppato dall’Iran presenta molte somiglianze visive con l’MQ-1 Predator di fabbricazione statunitense, il primo Unmanned Aerial Vehicle largamente impiegato dalle forze armate americane in missioni di ricognizione aerea e in missioni offensive, data la possibilità di trasportare e lanciare una coppia di missili anticarro Hellfire. Dotato di ali dritte e di una fusoliera convenzionale per un drone di questo tipo, lo Shahed-139 – dal persiano “Shahed”, che può essere tradotto come “testimone della fede” o “martire” – è spinto da un’elica ed è dotato di un sensore elettro-ottico/infrarosso e di un sistema radar di piccole dimensioni.

Benché non siano disponibili foto che certifichino la sua capacità di trasportare armi sui pod alari, come il Predator americano, se si prende in considerazione la sua diretta derivazione dal drone armato Shahed-129 si ritiene plausibile che possa trasportare un carico utile di quattro missili. Lo Shahed-129, drone basato sul progetto israeliano Hermes 450 – probabile caso di reverse engineering – possiede un’autonomia di 24 ore e un raggio operativo fino a 2.000 km. Alcune informazioni diffuse in passato dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione, che opera questi droni di sorveglianza, hanno affermato che il velivolo può trasportare fino a otto bombe o missili, mantenendo un’autonomia di 24 ore, con un raggio operativo di 1.700 km e un’altitudine massima di 24.000 piedi. Il drone abbattuto sul Mar Arabico - che possiamo ipotizzare volesse semplicemente spiare la portaerei americana nella sua rotta - operava a circa 800 km dalla costa meridionale dell’Iran, stando alla posizione riportata dalla portaerei Lincoln.

Un missile aria-aria per abbattere il “martire”

L’armamento dell’F-35C decollato dalla USS Lincoln per abbattere il drone iraniano non ha lasciato scampo allo Shahed-139, un drone di sorveglianza da non confondere con i suoi “fratelli” esplosivi, gli Shahed-136: droni kamikaze impiegati come munizioni circuitanti dai ribelli Houthi dello Yemen, e con i loro “derivati” russi. Questi ultimi hanno già fatto i conti con un moderno caccia di quinta generazione F-35 durante la crisi del Mar Rosso, le ritorsioni lanciate contro Israele e, curiosamente, anche nei cieli polacchi, dove un F-35 olandese si è guadagnato una singolare “kill score”, celebrando l’abbattimento di quello che è stato ritenuto un “Gerbera”, un drone esca russo basato sulla cellula dello Shahed iraniano.

Si ritiene che l’F-35C statunitense – dove la “C” sta per Catobar (Catapult Assisted Take-Off But Arrested Recovery), il sistema di decollo e arresto utilizzato dalle portaerei di classe Nimitz come la USS Lincoln, la prima a schierare i Joint Strike Fighter nella propria forza imbarcata – abbia fatto ricorso a un missile aria-aria per abbattere il drone iraniano che, secondo le autorità di Teheran, avrebbe fatto in tempo a comunicare i dati e le immagini raccolte durante la missione di ricognizione prima di perdere il “contatto”.

La versione imbarcata del Joint Strike Fighter può essere armata con missili aria-aria Aim-9X Sidewinder e AIM-120 Advanced Medium-Range Air-to-Air Missile, oltre al cannone Gau-22 da 25 mm montato in un pod esterno. Gli F-35C sono già stati impiegati in passato nella regione per contrastare i droni, abbattendo minacce aeree senza equipaggio lanciate dai militanti Houthi sostenuti dall’Iran in Yemen lo scorso anno.

La tensione resta alta

L’incidente di ieri, che ha portato all’abbattimento del drone – visibile, secondo alcune fonti, per appena un minuto prima dell’intercettazione – non è stato un “caso isolato”, nonostante il processo di de-escalation in corso. I pasdaran, che avevano recepito il monito degli Stati Uniti a non condurre esercitazioni a fuoco nello stretto strategico di Hormuz, poche ore dopo avrebbero attaccato una nave mercantile con bandiera ed equipaggio statunitensi proprio nello stretto.

“Due imbarcazioni dell’IRGC e un drone iraniano Mohajer si sono avvicinati ad alta velocità alla M/V Stena Imperative e hanno minacciato di abbordare e sequestrare la petroliera”, ha dichiarato il portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti. In vista dei negoziati che si terranno in Oman, la tensione nel Mar Arabico e nel Golfo resta alta.

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