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Il Washington Post: "Le forze Usa preparano operazioni espansive contro l'Iran"

Tra provocazioni di Teheran e tentativi di dialogo, gli Stati Uniti rafforzano la presenza in Medio Oriente

Dal sito navy.mil
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Lampi di guerra tra Stati Uniti e Iran e prove di diplomazia tra i due Paesi si alternano pericolosamente in Medio Oriente. Martedì motovedette di Teheran hanno tentato di abbordare una nave commerciale battente bandiera americana nelle acque attorno allo Stretto di Hormuz. Quasi in contemporanea un drone Shahed 139 della Repubblica Islamica avvicinatosi "con intenti non chiari” alla portaerei USS Abraham Lincoln è stato abbattuto da un caccia F-35. Nonostante le azioni iraniane definite “molto aggressive” da Washington, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha dichiarato che i negoziati col regime “sono ancora in programma” mentre Axios ha rivelato che i colloqui tra Stati Uniti e Iran, previsti inizialmente in Turchia, si terranno invece venerdì in Oman.

In un contesto ad alta tensione, il sentiero diplomatico sembra però farsi più stretto di ora in ora. Infatti, secondo funzionari della difesa degli Stati Uniti, immagini satellitari e dati di tracciamento consultati dal Washington Post, nell’ultimo mese l’esercito Usa ha schierato decine di aerei in basi operative vicino all’Iran e ha posizionato circa 12 navi da guerra in Medio Oriente o nelle sue vicinanze, preparando il terreno per possibili attacchi – comunque non garantiti - contro il regime degli ayatollah nelle prossime settimane.

Quello che stanno facendo è predisporre il teatro operativo in modo da fornire una serie più ampia di opzioni offensive” nel caso in cui il presidente Usa dovesse optare per un’offensiva militare contro Teheran. A dirlo è Dana Stroul, ex vice assistente segretario alla Difesa per il Medio Oriente e attualmente direttore della ricerca presso il Washington Institute. Fonti anonime citate dal Washington Post precisano che l’aumento di truppe è inferiore a quello schierato dal Pentagono lo scorso giugno alla vigilia degli attacchi contro le strutture del programma nucleare iraniano ma, sottolinea il quotidiano, il dispositivo bellico statunitense potrebbe essere ampliato nei prossimi giorni.

Secondo gli analisti, prosegue il Washington Post, l’amministrazione americana sembra stia preparando forze in grado di supportare operazioni “più estese” rispetto ai raid mirati lanciati da Washington nel 2025 e, questa volta, la Casa Bianca potrebbe non avere un “obiettivo così discreto”.

A guidare il potenziamento della presenza militare Usa nella regione è la portaerei USS Abraham Lincoln arrivata il 26 gennaio nell’area di responsabilità del Comando Centrale assieme a tre cacciatorpediniere lanciamissili. Ognuna di queste navi trasporta difese aeree e decine di missili, tra cui i Tomahawk utilizzati già a giugno per distruggere gli impianti nucleari di Teheran.

La USS Lincoln incrocia attualmente nel Mar Arabico settentrionale e fonti della difesa e immagini satellitari mostrerebbero come almeno altre otto navi da guerra si trovino nella zona. Tra queste si segnala la presenza nei pressi dello Stretto di Hormuz dei cacciatorpediniere USS Mc Faul e USS Mitscher. Altre unità americane, la USS Bulkeley e la USS Roosevelt, sono state intanto avvistate nel Mar Mediterraneo orientale. Il cacciatorpediniere USS Delbert D. Black sarebbe invece al largo nel Mar Rosso.

Da metà gennaio, oltre 30 aerei americani, tra cui caccia, droni e aerei usati per il rifornimento, la ricognizione e il trasporto, hanno raggiunto le basi Usa o volato nella regione. La maggior parte dei jet è atterrata alla base di al-Udeid in Qatar mentre almeno una decina di F-15E (dello stesso squadrone visto in azione durante la guerra dei 12 giorni dell’anno scorso) e nove A-10C Thunderbolt II sarebbero stati segnalati a fine gennaio nella base di Muwaffaq Salt in Giordania. La scorsa settimana due aerei HC-130J Combat King, utilizzati per operazioni di ricerca e soccorso in ambienti “contesi”, hanno lasciato l’isola greca di Khania per dirigersi verso l’installazione giordana. Qui sarebbero arrivati anche almeno un drone MQ-9 Reaper e diversi elicotteri multiuso.

Per gli esperti consultati dal Washington Post proprio i movimenti di quest’ultima tipologia di velivoli sarebbe un segnale che il Pentagono potrebbe prevedere operazioni di recupero all’interno del territorio nemico. In un’ottica simile gli analisti interpretano la presenza di risorse aggiuntive, a bordo della USS Abraham Lincoln, come gli F-35 E gli aerei EA-18G Growlers usati per la guerra elettronica.

Gli Stati Uniti si preparano insomma ad un’estesa azione contro Teheran e ad una reazione del regime che potrebbe investire Israele e le basi americane nella regione.

A preoccupare l’amministrazione Trump non sarebbero solo i missili iraniani – un arsenale rimasto intaccato dalla guerra dei 12 giorni – ma anche la presenza nei pressi dello Stretto di Hormuz della Shahid Bagheri, la porta-droni del regime.

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