L'Occidente si trova ad affrontare una “guerra silenziosa”, che sta aumentando d’intensità, pur restando entro le zone oscure dove operano le spie e gli agenti provocatori, dimostrando il crescente bisogno di adattamento rapido alle dinamiche da conflitto ibrido che la Russia starebbe "già conducendo costantemente al di sotto della soglia di una dichiarazione di guerra". Per questo l'intelligence occidentale - attraverso la creazione di task force indipendenti e nuove strategie - intende fronteggiare e arginare la proliferazione di operazioni clandestine attribuite ai servizi segreti russi che, sebbene non siano sempre “riconducibili”, spaziano dalle intrusioni informatiche alle campagne di disinformazione o ai sabotaggi occulti, per prevenire un’escalation e mantenere lo status quo.
Secondo Ken Robinson, esperto di sicurezza nazionale e intelligence, ex comandante dei Berretti Verdi dell’Us Army, la Russia sta già conducendo azioni ostili nei confronti dell’Alleanza Atlantica, nata proprio per arginare quella che al principio della Guerra Fredda era la “minaccia sovietica”, oggi mutata, secondo gli analisti, in una minaccia russa che delinea le stesse ambizioni ma in una chiave più attuale, e riguarda il cosiddetto “cortile di casa” dove la NATO ha fatto proseliti e si è stabilita al crollo dell’Unione Sovietica.
Mentre si attende la fine della guerra mossa dagli Stati Uniti e Israele in Medio Oriente, le potenze europee continuano a fare i conti con un avversario che si muove nelle zone grigie dei nuovi conflitti ibridi: la Russia, che pur negando di avere ambizioni sembra muovere le pedine sullo scacchiere, mentre conduce una guerra senza fine ai confini imposti alla Nato.
Una minaccia ibrida persistente
Una schiera sempre più folta di analisti è ormai concorde nel considerare la Federazione Russa, che nel 2014 ha ingaggiato un conflitto a bassa intensità con l’Ucraina in rotta di allineamento con l’Occidente, che ha visto prima l’occupazione e l’annessione della Penisola di Crimea, cristallizzandosi sul fronte delle repubbliche separatiste del Donbass, e poi sfociato nel conflitto convenzionale innescato dall’operazione speciale per la “denazificazione” dell’Ucraina lanciata nel febbraio del 2022, impegnata in una serie di operazioni ibride che hanno interessato, a vari livelli, la politica, le capacità, gli interessi e la percezione europea.
Il Cremlino ha sempre smentito formalmente ogni intenzione malevola nei confronti degli Stati europei, eppure i servizi segreti e militari russi starebbero "conducendo attivamente operazioni in tutto il teatro europeo, dagli Stati baltici alla Germania, dalla Polonia al Regno Unito” per influenzare esponenti politici, creare instabilità e saggiare, specialmente nelle zone di confine, dove si è innalzata una nuova “cortina di ferro”, e nei settori che custodiscono infrastrutture critiche, come i cavi per le telecomunicazioni sottomarine, le capacità di reazione della NATO.
Uno scenario sempre meno “teorico”
È in questo scenario, sempre meno teorico, che le intelligence occidentali devono “ripensare non solo come reagire a una guerra, ma anche come sopravvivere a una pressione prolungata al di fuori di essa”, rinunciando, se le condizioni lo prevederanno, al supporto della CIA, il servizio segreto statunitense che più di ogni altro, insieme all’MI6 britannico, ha fronteggiato la minaccia spionistica sovietica prima, e russa poi, nel vecchio continente, detenendo parte delle responsabilità nel lungo, complesso e opaco dossier ucraino.
La risposta più adeguata è quella strutturale, dove una “difesa a più livelli” con una determinata “ridondanza” garantita da sistemi paralleli e con obiettivi coincidenti può fronteggiare la minaccia reale, non solo teorica e, secondo l’opinione di molti, esponenziale.
Come sappiamo, l'apparato di intelligence russo, che agisce sotto l'autorità del Cremlino e del presidente russo Vladimir Putin (che ne è stato agente e vertice), opera come uno strumento “unificato del potere statale piuttosto che come un insieme di agenzie indipendenti”. Nei primi anni 2000, questo sistema è stato ricostruito per servire simultaneamente la sicurezza interna, l'influenza straniera e il vantaggio militare, affidando a FSB, SVR e GRU i diversi compiti. Il GRU, formalmente noto come Direzione Principale dello Stato Maggiore, nonostante sia un servizio di intelligence militare estera della Federazione Russa, è estremamente attivo in queste operazioni ibride.
Dall’invasione dell’Ucraina a oggi
Dal 2022, ossia da quella che è diventata l’invasione dell’Ucraina, la NATO, che non poteva ignorare l’operato dei servizi d’intelligence anglosassoni, attivi a fianco dei servizi segreti ucraini (SBU e GUR), ed ha raccolto, nel tempo, una lunga lista di dossier allarmanti dai servizi di intelligence degli Stati membri e partner che si occupano della sicurezza di quelli che possiamo considerare i “confini orientali” dell’Alleanza, ha iniziato a “evolversi”, passando da una tradizionale alleanza militare a un sistema di sicurezza con capacità più ampie e meno evidenti, per giocare lo stesso gioco di spie che viene attribuito a Mosca, al fine di monitorare e contenere, in modo continuativo, quella “minaccia crescente”.
Secondo quanto riportato da Robinson, questa “trasformazione sta avvenendo presso il quartier generale di Bruxelles” e nei comandi dispiegati in tutta Europa, dove negli ultimi due anni si sono moltiplicati i casi sospetti di spionaggio, sabotaggio, i cyber-attacchi e le altre azioni riconducibili alla guerra ibrida o psicologica.
L'obiettivo sarebbe quello di creare una struttura coordinata, ma non unitaria - l’intelligence europea è ancora un’utopia - che sia in grado di “assorbire gli shock, mantenere la continuità operativa e rispondere simultaneamente a più livelli” alle minacce esterne e generalizzate che riguardano l’Europa, anche senza attingere al patrimonio d’intelligence garantito dalla CIA. Ciò equivale a operare in modo “autosufficiente”, prescindendo dal partner principale dell’alleanza: gli Stati Uniti di Donald Trump.
Questa evoluzione, secondo Robinson, “riflette il riconoscimento che l'alleanza deve funzionare non solo in caso di guerra dichiarata, ma anche in un ambiente di costante pressione al di sotto di tale soglia”, ossia la linea rossa entro la quale si muove la guerra ibrida e chi la conduce.
L’integrazione dell’intelligence di diversi Stati della NATO, dai Paesi Baltici alla Francia, dalla Svezia e dalla Norvegia al Regno Unito, permette alle diverse agenzie di collaborare in un quadro operativo condiviso che può analizzare un sabotaggio avvenuto in Germania come la proliferazione di gruppi estremisti in Polonia, consentendo al controspionaggio di seguire piste e collegare i fili rossi che possono svelare trame complesse e mandanti: ad esempio, scoprire che dietro azioni di sabotaggio insolite possono celarsi collegamenti con giovani estremisti avvicinati da ex membri della Wagner che sono entrati in contatto con reclutati del GRU.
Una delle principali evoluzioni del controspionaggio interno all’Alleanza Atlantica, in risposta alle minacce esterne, riguarda la rapidità e l’efficacia con la quale le diverse agenzie riescono a individuare e smantellare le reti spionistiche, nonostante la “principale vulnerabilità” venga ancora identificata nella “coesione politica interna”, considerata un punto debole che l’intelligence russa invece continuerebbe a sfruttare.
Sinergia, trasparenza e deterrenza
Per rispondere alla crescente velocità e complessità delle operazioni russe, sono emersi nuovi modelli di cooperazione regionale più agili. Tra questi spicca la Joint Expeditionary Force, guidata dal Regno Unito e composta da dieci Paesi del Nord Europa - Danimarca, Estonia, Finlandia, Islanda, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia - che garantisce un elevato livello di prontezza operativa e flessibilità, e può intervenire rapidamente, senza la necessità di un consenso completo della NATO, poiché indipendente.
Parallelamente, gli Otto Paesi Nordici-Baltici, abbreviati con l’acronimo NB8, hanno intensificato la cooperazione in ambito difensivo, sviluppando sistemi integrati di pattugliamento aereo, operazioni navali congiunte e condivisione avanzata di intelligence.
Questo coordinamento include attività come pattugliamenti marittimi nel Mar Baltico e nel Mare del Nord - dove si concentrano le infrastrutture sottomarine critiche - e lo scambio in tempo reale di informazioni sulle attività militari e ibride russe.
Un cambiamento cruciale riguarda, in ultimo, la strategia della trasparenza, attraverso la quale i governi occidentali stanno abbandonando la “tradizionale discrezione”, mediante una declassificazione selettiva di informazioni e l’attribuzione pubblica delle azioni ostili alla Russia.