La Cina ha rafforzato la propria presenza militare nei pressi dello Stretto di Taiwan con una mossa curiosa. Pechino avrebbe infatti trasferito nelle proprie basi costiere una flotta di vecchi caccia trasformati in droni d’attacco. Ecco che cosa sappiamo.
La strana mossa della Cina
Secondo quanto riportato da Reuters, l’Esercito popolare di liberazione cinese ha schierato almeno 200 velivoli J-6, caccia di epoca sovietica ormai obsoleti, convertiti in droni e dislocati in sei basi aeree nelle province del Fujian e del Guangdong, ovvero di fronte a Taiwan.
Le immagini satellitari mostrano file di questi aerei lungo le piste, pronti all’impiego. Una volta modificati, questi velivoli non operano come droni tradizionali, ma vengono utilizzati come veri e propri missili guidati: sistemi a basso costo, privati di armamenti originari e dotati di controllo automatico del volo e navigazione avanzata.
Secondo gli analisti, il loro ruolo sarebbe cruciale nelle prime fasi di un eventuale conflitto. Il motivo è semplice: lanciati in grandi quantità, servirebbero infatti a saturare e mettere sotto pressione le difese aeree di Taiwan e degli eventuali alleati, aprendo la strada a operazioni più sofisticate.
Il pressing su Taiwan
Dietro questa scelta da parte della Cina c’è una logica precisa: trasformare asset militari ormai superati in strumenti utili in una guerra moderna, riducendo i costi e aumentando la capacità di attacco di massa.
In caso di conflitto su Taiwan, l’obiettivo iniziale di Pechino potrebbe essere quello di “consumare” le difese nemiche, costringendo Taipei a utilizzare costosi missili intercettori contro bersagli relativamente economici. Questo squilibrio economico rappresenta uno degli aspetti chiave della cosiddetta guerra asimmetrica.
Dal canto loro le autorità taiwanesi, consapevoli del rischio, stanno accelerando l’acquisizione di nuovi sistemi anti-drone. Sebbene alcune valutazioni dell’intelligence americana suggeriscano che un’invasione non sia imminente, il rafforzamento delle capacità operative cinesi indica che la preparazione a uno scenario militare resta una priorità strategica.
[[ La Cina ha rafforzato la propria presenza militare nei pressi dello Stretto di Taiwan con una mossa curiosa. Pechino avrebbe infatti trasferito nelle proprie basi costiere una flotta di vecchi caccia trasformati in droni d’attacco. Ecco che cosa sappiamo. La strana mossa della Cina Secondo quanto riportato da Reuters, l’Esercito popolare di liberazione cinese ha schierato almeno 200 velivoli J-6, caccia di epoca sovietica ormai obsoleti, convertiti in droni e dislocati in sei basi aeree nelle province del Fujian e del Guangdong, ovvero di fronte a Taiwan. Le immagini satellitari mostrano file di questi aerei lungo le piste, pronti all’impiego. Una volta modificati, questi velivoli non operano come droni tradizionali, ma vengono utilizzati come veri e propri missili guidati: sistemi a basso costo, privati di armamenti originari e dotati di controllo automatico del volo e navigazione avanzata. Secondo gli analisti, il loro ruolo sarebbe cruciale nelle prime fasi di un eventuale conflitto. Il motivo è semplice: lanciati in grandi quantità, servirebbero infatti a saturare e mettere sotto pressione le difese aeree di Taiwan e degli eventuali alleati, aprendo la strada a operazioni più sofisticate. Il pressing su Taiwan Dietro questa scelta da parte della Cina c’è una logica precisa: trasformare asset militari ormai superati in strumenti utili in una guerra moderna, riducendo i costi e aumentando la capacità di attacco di massa. In caso di conflitto su Taiwan, l’obiettivo iniziale di Pechino potrebbe essere quello di “consumare” le difese nemiche, costringendo Taipei a utilizzare costosi missili intercettori contro bersagli relativamente economici. Questo squilibrio economico rappresenta uno degli aspetti chiave della cosiddetta guerra asimmetrica. Dal canto loro le autorità taiwanesi, consapevoli del rischio, stanno accelerando l’acquisizione di nuovi sistemi anti-drone.
Sebbene alcune valutazioni dell’intelligence americana suggeriscano che un’invasione non sia imminente, il rafforzamento delle capacità operative cinesi indica che la preparazione a uno scenario militare resta una priorità strategica.China has stationed obsolete supersonic fighters converted to attack drones at six air bases close to the Taiwan Strait, according to a new report by the Mitchell Institute for Aerospace Studies. https://t.co/roTiixFAPW
— Reuters China (@ReutersChina) March 27, 2026