In un’epoca di conflitti che si moltiplicano, una buona notizia, almeno all’apparenza, arriva da un nuovo report dell’intelligence statunitense, il quale sostiene che la Cina non sarebbe pronta a scatenare una guerra per il controllo di Taiwan entro il 2027, una data indicata in precedenza dagli stessi 007 Usa. “I leader cinesi”, si legge infatti nella valutazione annuale delle minacce stilata direttore dell’intelligence nazionale degli Stati Uniti, “non hanno in programma di invadere” il prossimo anno la provincia ribelle, né avrebbero “stabilito una tempistica precisa per il raggiungimento dell’unificazione”.
La conclusione delle spie americane rappresenta un notevole dietrofront sulle valutazioni delle intenzioni di quello che Pechino considera un obiettivo chiave della sua politica estera e militare. A dare la notizia del report Usa è il Wall Street Journal che sottolinea come l’analisi degli 007 è in linea con il tono “conciliante” adottato dall’amministrazione di Donald Trump nei confronti della Cina e del suo presidente Xi Jinping. Il Pentagono, aggiunge il quotidiano finanziario, ha affermato nella sua strategia di difesa nazionale pubblicata a gennaio che l’obiettivo del dipartimento della Guerra è quello di stabilire una “stabilità strategica” nella regione dell’Indo-Pacifico e di allentare le tensioni con il Paese erede del Celeste Impero.
Il rapporto dell’intelligence non minimizza del tutto la minaccia cinese nei confronti di Taiwan. Secondo l’analisi degli 007, l’esercito della Cina continua a sviluppare piani e capacità per annettere l’isola con la forza, qualora dovesse arrivare il via libera ad agire, e ha compiuto progressi “costanti ma irregolari” in tal senso. Alla luce di ciò, il gigante asiatico riterrebbe un assalto anfibio contro Taiwan come un’operazione rischiosa, e probabilmente fallimentare, specie se gli Stati Uniti dovessero intervenire a difesa dell’alleato.
L’intelligence Usa ritiene comunque che per Pechino l’annessione di Taipei sia un risultato imprescindibile da realizzare entro il 2049, anno del centenario della Repubblica Popolare Cinese. Inoltre il report appena pubblicato sostiene che Pechino stia sviluppando nuovi e avanzati modi di colpire gli Stati Uniti con missili, inclusi quelli nucleari.
Le valutazioni degli 007 Usa non tranquillizzano le autorità di Taipei. “Non rallenteremo i nostri sforzi (per rafforzare le nostre difese) solo perché un rapporto suggerisce che la Cina sembra aver rallentato i suoi preparativi militari contro Taiwan”, ha dichiarato Liang Wen-chieh, viceministro degli consiglio per gli Affari continentali dell’isola. Un funzionario della sicurezza taiwanese riconosce che le epurazioni ai vertici militari, oltre a problemi di prestazioni degli armamenti cinesi, avrebbero portato Pechino a rimandare l’invasione.
C’è poi un’ulteriore preoccupazione che toglie il sonno ai leader di Taiwan e riguarda gli sviluppi del conflitto in Iran. Taipei sarebbe infatti preoccupata che la guerra in Medio Oriente stia riducendo le scorte di missili da crociera a lungo raggio, ritenuti indispensabili per permettere a Washington di respingere una possibile azione offensiva di Pechino contro la “provincia ribelle”.
Il Centro per gli studi strategici e internazionali ha stimato che sono 768 i missili aria-superficie a lungo raggio (JASSM) e 319 i missili Tomahawk lanciati dagli Stati Uniti solo nei primi sei giorni dell’operazione Epic Fury avviata il 28 febbraio scorso. Gli addetti ai lavori confermano al Financial Times che entrambi i sistemi sarebbero cruciali in caso di conflitto per Taiwan. L’arsenale della superpotenza sarebbe alquanto limitato se si tiene conto che per gli esperti l’ammontare delle scorte di JASSM andrebbe dalle 3500 alle 6500 unità.
In una fase iniziale di una possibile guerra per Taiwan, munizioni a lungo raggio come i JASSM o i Tomahawk sarebbero gli strumenti più importanti a disposizione dell’esercito americano per contrastare i sistemi missilistici della Repubblica Popolare. L’allarme per le scorte militari statunitensi è già stato lanciato dall’ammiraglio Samuel Paparo, il comandante Usa dell’Indo-Pacifico, il quale nel 2024 ha avvertito che l’impiego di munizioni in altre aree avrebbe inciso negativamente sulla prontezza operativa di Washington nell’Asia orientale. Inoltre, nei giorni scorsi la Reuters ha rivelato che la guerra in Iran ha rinviato la consegna di armi americane a Taipei, inclusi missili intercettori, a causa del conflitto in Medio Oriente.
Una notizia che, seppur smentita dalle autorità Usa, non nasconde il fatto che gli Stati Uniti rischiano di impantanarsi in un altro fronte, distogliendo attenzione e risorse dall’Estremo Oriente dove, oltre alla minaccia cinese, continua a crescere anche quella legata alla Corea del Nord.