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Hanno simulato la risposta a un attacco nucleare: cosa c'è dietro la mossa dell'esercito cinese

La Cina si prepara a scenari estremi tra tensioni globali e rischio nucleare crescente

Hanno simulato la risposta a un attacco nucleare: cosa c'è dietro la mossa dell'esercito cinese
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La Cina ha simulato la risposta a un attacco nucleare in una recente esercitazione militare. Un servizio mandato in onda sull'emittente statale Cctv ha dato ampio risalto alle manovre effettuate dalla divisione dell'Esercito Popolare di Liberazione (PLA) cinese responsabile del Mar Cinese Orientale e dello Stretto di Taiwan, il Comando del Teatro Orientale, che ha realizzato un'azione di decontaminazione.

La strana esercitazione militare della Cina

Come ha confermato anche il South China Morning Post, l’esercitazione è stata condotta dal Comando del Teatro Orientale del PLA. Il test ha simulato un incidente con contaminazione nucleare, mettendo alla prova la capacità delle truppe di intervenire rapidamente in un ambiente compromesso da radiazioni. L’obiettivo dichiarato? Migliorare la prontezza operativa in scenari complessi. Attenzione tuttavia a trascurare il contesto internazionale.

Negli ultimi giorni, infatti, sono cresciute le preoccupazioni globali per possibili attacchi a impianti nucleari iraniani, dopo operazioni militari che hanno colpito aree molto vicine a infrastrutture sensibili. Ebbene, questo ha riacceso il timore di incidenti radiologici su larga scala, un rischio che le autorità internazionali hanno definito concreto.

Allo stesso tempo, la Cina deve fare i conti con una geografia delicata. Diverse sue centrali nucleari si trovano proprio nelle aree sotto la responsabilità del Comando Orientale, alcune a poche centinaia di chilometri dal Giappone e addirittura a breve distanza da Taiwan. Questo rende plausibile uno scenario in cui un eventuale conflitto regionale possa coinvolgere anche infrastrutture civili ad alto rischio.

Preparasi all’instabilità

Scendendo nei dettagli, la centrale cinese di Ningde si trova nella provincia del Fujian e l'impianto di Sanao in quella dello Zhejiang, ossia entro 400 chilometri dall'isola di Yonaguni, la più occidentale del Giappone, dove Tokyo prevede presto di schierare missili.

La centrale nucleare di Fuqing, anch'essa situata nel Fujian e parte della zona di competenza del comando, si trova invece a soli 160 chilometri da Taiwan, e cioè neil raggio d'azione degli Himars statunitensi e di altre armi da fuoco presenti sull'isola.

L’esercitazione appena terminata, quindi, non è stata solo una misura difensiva, ma anche una dimostrazione di preparazione in un quadro internazionale sempre più tumultuoso. Le tensioni tra Cina e Giappone restano elevate, così come quelle intorno a Taiwan, che Pechino, ricordiamolo, considera parte integrante del proprio territorio.

L’uso di tecnologie avanzate, come droni per il rilevamento delle radiazioni e unità specializzate per la decontaminazione di uomini e mezzi, indica infine un salto qualitativo nella capacità di risposta del Dragone.

In ultima battuta, esercitazioni di questo tipo servono a rafforzare la deterrenza, mostrando che il Paese è in grado di gestire le conseguenze di un’escalation, riducendo così il vantaggio strategico di un eventuale attacco.

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