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Mosca punta sui BMD-2M: i nuovi corazzati progettati per sopravvivere ai droni

Le forze di terra russe potenziano i BMD-2M con il modulo “Bereg” e difese multilivello: più potenza di fuoco, guerra elettronica e protezioni anti-drone per i campi di battaglia contemporanei

Dal sito Rostec.ru
Dal sito Rostec.ru
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La trasformazione dei moderni campi di battaglia, sempre più influenzati dall’impiego di sistemi a pilotaggio remoto e da una sorveglianza continua dello spazio operativo, sta imponendo una revisione profonda delle piattaforme corazzate leggere. In questo contesto, la Federazione russa continua ad aggiornare i mezzi destinati alle truppe aviotrasportate, con l’obiettivo di aumentarne la sopravvivenza e la capacità di ingaggio in ambienti caratterizzati da un’elevata densità di sensori e munizionamento di precisione.

Cosa sappiamo

Dall’analisi del programma emerge che il gruppo statale Rostec, attraverso la divisione dedicata ai sistemi ad alta precisione, ha completato la consegna di un primo lotto di veicoli da combattimento BMD-2 riconfigurati allo standard BMD-2M. I mezzi sono stati sottoposti a una revisione integrale e a interventi di modernizzazione strutturale, con l’obiettivo di estenderne la vita operativa e adattarli alle esigenze dei conflitti contemporanei.
Secondo quanto riportato dall’industria della difesa russa, la trasformazione non è stata concepita come un semplice aggiornamento tecnico, ma come un processo guidato dall’esperienza maturata sul campo. In particolare, dirigenti del comparto armamenti di Rostec hanno evidenziato come le modifiche derivino direttamente dalle lezioni apprese in operazioni reali, puntando a migliorare non solo la letalità, ma anche la rapidità di ingaggio, l’efficienza dei sistemi di tiro e il comfort operativo dell’equipaggio. L’obiettivo dichiarato è quello di aumentare la capacità di combattimento a distanza e, al tempo stesso, migliorare la sopravvivenza del mezzo riducendo l’esposizione alle minacce.

Il modulo “Bereg” e l’aumento della capacità d’ingaggio

La principale evoluzione riguarda l’introduzione del modulo di combattimento “Bereg”, che integra sistemi di puntamento aggiornati e una gestione digitalizzata del fuoco. All’interno della configurazione è presente anche il sistema missilistico anticarro Kornet, in grado di colpire bersagli corazzati e infrastrutture fortificate a distanze superiori rispetto alla configurazione originaria del veicolo. L’incremento della portata operativa consente alle unità di colpire da posizioni più arretrate, riducendo il rischio di esposizione diretta in un ambiente operativo sempre più dominato da droni da ricognizione e munizioni circuitanti. Il risultato è una capacità di ingaggio più flessibile, attiva sia in condizioni diurne che notturne, con un ampliamento significativo delle missioni assegnabili alle forze aviotrasportate.

Protezione multilivello e guerra elettronica

La versione aggiornata BMD-2M introduce un pacchetto di protezione aggiuntiva che va oltre il tradizionale incremento della corazza. Il mezzo integra infatti sistemi di guerra elettronica progettati per contrastare la crescente minaccia rappresentata da droni FPV, munizioni a guida remota e sistemi di osservazione a basso costo. Questi apparati rientrano in una logica di difesa stratificata: da un lato cercano di individuare e disturbare i segnali di controllo o navigazione dei velivoli senza pilota, dall’altro si combinano con soluzioni fisiche di protezione passiva. L’insieme delle modifiche riflette la necessità di operare in scenari dove la minaccia non proviene più solo da armi anticarro convenzionali, ma anche da attacchi aerei di piccole dimensioni, difficili da intercettare e spesso impiegati in modo massiccio.

Soluzioni visive e configurazione anti-drone

Le informazioni diffuse sul veicolo modernizzato evidenziano un approccio difensivo multilivello. La torretta è protetta da una struttura superiore tipo “gabbia”, una copertura anti-drone che, rispetto a soluzioni improvvisate viste in altri contesti operativi, appare più robusta e ingegnerizzata. Al suo interno è presente una rete sospesa con funzione di barriera fisica contro i droni d’attacco.

Sulla struttura sono presenti dispositivi elettronici e antenne riconducibili a sistemi di rilevamento e disturbo elettromagnetico, potenzialmente impiegati per jamming o interferenza dei segnali di controllo e navigazione.
Lo scafo integra inoltre griglie metalliche laterali e frontali, distanziate dalla corazza principale, progettate per ridurre l’efficacia delle testate a carica cava e degli ordigni improvvisati, favorendo la detonazione anticipata o la dispersione del getto.

Nel complesso, secondo analisti, la modernizzazione riflette un adattamento operativo alle

minacce asimmetriche contemporanee, in cui la sopravvivenza del mezzo dipende sempre più dall’integrazione tra protezione passiva e contromisure elettroniche in ambienti ad alta saturazione di droni e sistemi d’osservazione.

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