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Nuove atomiche in Europa: il piano Usa e i Paesi pronti a ospitare le testate

Colloqui preliminari puntano a rafforzare il nuclear sharing Nato, con Polonia e Paesi baltici in prima fila contro la minaccia russa

Nuove atomiche in Europa: il piano Usa e i Paesi pronti a ospitare le testate

La Nato potrebbe presto aprire una delle discussioni più delicate dalla fine della Guerra Fredda: l’estensione del proprio programma di condivisione nucleare ai Paesi dell’Europa orientale.

Secondo quanto rivelato dal Financial Times e confermato da diverse fonti diplomatiche e militari, gli Stati Uniti avrebbero avviato colloqui informali per valutare la possibilità di coinvolgere nuovi alleati nel sistema che oggi consente a sei Paesi europei di ospitare armamenti nucleari statunitensi sotto controllo americano. Tra i candidati figurano soprattutto la Polonia e alcuni Stati baltici, da anni in prima linea nel chiedere un rafforzamento della deterrenza contro la Russia.

Da un lato la guerra in Ucraina ha riportato il rischio nucleare al centro della sicurezza europea; dall’altro l’amministrazione Trump sta spingendo gli alleati a farsi carico di una quota crescente della difesa convenzionale, alimentando interrogativi sulla futura presenza militare americana nel continente. In questo contesto, l’ombrello nucleare statunitense continua a essere considerato l’elemento irrinunciabile della sicurezza europea.

La richiesta dell’Est europeo: Varsavia guida il fronte dei favorevoli

La Polonia è da tempo il Paese più esplicito nel chiedere un maggiore coinvolgimento nella deterrenza nucleare occidentale. L’ex presidente Andrzej Duda aveva già sollecitato Washington a trasferire sul territorio polacco parte delle capacità nucleari condivise della Nato, sostenendo che l’espansione verso Est sarebbe una risposta naturale al dispiegamento di armamenti nucleari russi in Bielorussia e alla crescente militarizzazione dell’enclave di Kaliningrad.

Secondo le informazioni emerse nelle ultime ore, i colloqui riguarderebbero l’eventuale presenza di basi per velivoli “dual capable aircraft” (DCA), ossia aerei in grado di impiegare sia armamento convenzionale sia bombe nucleari americane. L’interesse non riguarda soltanto Varsavia. Anche alcuni Paesi baltici avrebbero manifestato disponibilità a ospitare infrastrutture collegate alla missione nucleare dell’Alleanza.

La guerra in Ucraina ha modificato profondamente la percezione della sicurezza nella regione. Le ripetute dichiarazioni di Vladimir Putin sulle capacità nucleari russe e il trasferimento di armi atomiche tattiche in Bielorussia hanno rafforzato nei governi dell’Est la convinzione che la deterrenza debba essere resa più visibile e più vicina ai confini della Federazione Russa.

Come funziona il “nuclear sharing” della Nato

Il programma di condivisione nucleare rappresenta uno dei pilastri meno conosciuti ma più importanti dell’architettura di sicurezza occidentale. Nato durante la Guerra Fredda, consente ad alcuni Paesi alleati non dotati di armi nucleari di partecipare alla pianificazione e alle esercitazioni dell’Alleanza relative alla deterrenza atomica, pur senza acquisire il controllo degli ordigni.

Attualmente il sistema coinvolge Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi, Turchia e Regno Unito. Le bombe nucleari rimangono sotto custodia e controllo esclusivo degli Stati Uniti, che mantengono l’unica autorità autorizzata al loro impiego. I Paesi ospitanti, invece, addestrano equipaggi e forze aeree in grado di partecipare a eventuali operazioni e alle esercitazioni della Nato, come la periodica “Steadfast Noon”.

Per la Nato il sistema svolge una funzione politica oltre che militare: consente agli alleati europei di contribuire alla strategia nucleare dell’Alleanza senza sviluppare arsenali nazionali, rafforzando al tempo stesso la credibilità dell’impegno statunitense nella difesa collettiva.

Il nodo strategico: rassicurare l’Europa senza provocare Mosca

Le discussioni in corso riflettono una tensione crescente all’interno dell’Alleanza. Da una parte, molti governi europei temono che il progressivo spostamento dell’attenzione americana verso l’Indo-Pacifico possa ridurre la presenza militare statunitense nel continente. Dall’altra, Washington cerca di rassicurare gli alleati sulla permanenza della propria garanzia nucleare mentre chiede loro di assumere maggiori responsabilità sul piano convenzionale.

Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, sostiene che esiste una “comprensione comune” sul fatto che, anche se gli Stati Uniti concentreranno maggiormente la loro attenzione su altri teatri strategici, il livello complessivo di deterrenza e difesa in Europa dovrà restare invariato. Le sue parole sono state accompagnate da un avvertimento diretto a qualsiasi potenziale aggressore: un attacco contro l’Alleanza riceverebbe una risposta “devastante”.

Al momento non esiste alcun accordo imminente per ampliare il numero dei Paesi ospitanti e le discussioni restano in una fase preliminare. Tuttavia, il semplice fatto che il tema sia tornato sul tavolo testimonia quanto la sicurezza europea stia entrando in una nuova fase.

Se per trent’anni la Nato ha progressivamente ridotto il ruolo delle armi nucleari nel continente, la guerra in Ucraina e il confronto sempre più duro con Mosca stanno spingendo l’Alleanza nella direzione opposta: riportare la deterrenza atomica al centro della propria strategia difensiva.

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