La Corea del Sud ha iniziato a schierare in prima linea il suo più potente missile balistico convenzionale, l’Hyunmoo-5, soprannominato “missile mostro” per la capacità di trasportare una testata di dimensioni senza precedenti. La decisione segna un passaggio cruciale nella strategia di deterrenza di Seoul nei confronti della Corea del Nord, in un contesto regionale già caratterizzato da forti tensioni e da una corsa agli armamenti sempre più evidente. Capace di colpire obiettivi terrestri con una potenza stimata fino a otto tonnellate di esplosivo convenzionale, l’Hyunmoo-5 rappresenta l’arma non nucleare più distruttiva mai entrata in servizio nell’arsenale sudcoreano. Il missile è stato progressivamente assegnato alle unità operative a partire dalla fine del 2025 e dovrebbe raggiungere la piena capacità operativa entro il 2030. Ecco che cosa sappiamo.
Il missile mostro di Seoul
Progettato per colpire installazioni sotterranee strategiche, come bunker di comando e centri di controllo militari, l’Hyunmoo-5 rappresenta anche un messaggio esplicito da inviare al governo guidato da Kim Jong Un: mostrare di possedere una simile capacità significa rafforzare la credibilità della risposta sudcoreana a eventuali attacchi nordcoreani, senza ricorrere all’arma nucleare.
Secondo quanto riportato da Korea Times, analisti e osservatori militari invitano tuttavia a non sopravvalutare le reali capacità operative del missile. Pur essendo il più avanzato della serie Hyunmoo, l’Hyunmoo-5 deve fare i conti con limiti fisici e geologici difficili da superare. La Corea del Nord ha costruito molte delle sue strutture strategiche a profondità superiori ai 100 metri, spesso sotto strati di roccia granitica estremamente resistente, una caratteristica tipica della penisola coreana. Anche le più sofisticate bombe perforanti convenzionali occidentali, come la statunitense GBU-57, hanno mostrato difficoltà nel neutralizzare obiettivi simili in contesti meno ostili dal punto di vista geologico.
È vero che l’Hyunmoo-5 potrebbe teoricamente estendere il proprio raggio d’azione riducendo il carico bellico, arrivando a distanze paragonabili a quelle di missili strategici di classe superiore, ma questo non elimina il problema della penetrazione. Dal punto di vista nordcoreano, il missile resta comunque una minaccia seria, anche perché Pyongyang dispone di capacità di intercettazione limitate e sistemi di difesa aerea non sempre affidabili. In questo senso, il valore dell’Hyunmoo-5 è tanto psicologico e strategico quanto puramente militare.
Tra deterrenza e de-escalation
L’Hyunmoo-5 si inserisce pienamente nella dottrina sudcoreana di deterrenza nota come Korea Massive Punishment and Retaliation (KMPR), uno dei tre pilastri della difesa nazionale insieme al concetto di attacco preventivo Kill Chain e al sistema di difesa aerea e missilistica Korea Air and Missile Defense.
Più che come arma risolutiva, il missile viene presentato dalle autorità di Seoul come uno strumento capace di infliggere danni devastanti ai vertici militari nordcoreani in caso di conflitto, aumentando così il costo potenziale di qualsiasi aggressione. Parallelamente, la Corea del Sud sta già guardando oltre: sono in fase di sviluppo nuovi sistemi missilistici, indicati informalmente come Hyunmoo-6 e Hyunmoo-7, che potrebbero offrire maggiore raggio d’azione o capacità di penetrazione migliorate.
Tutto questo indica una chiara volontà di mantenere un vantaggio tecnologico e convenzionale nel lungo periodo.
In definitiva, lo schieramento del “missile mostro” non cambia da solo l’equilibrio militare nella penisola coreana, ma lascia intendere che Seoul voglia rispondere alle minacce con una deterrenza sempre più credibile, sofisticata e autonoma.