Dal 27 febbraio sino al 12 marzo, il Ministero della Difesa di Taiwan ha segnalato zero velivoli dell'Aviazione dell'Esercito Popolare di Liberazione (PLAAF – People's Liberation Army Air Force) operanti intorno a Taiwan: una pausa insolitamente lunga in un'attività che la Repubblica Popolare Cinese ha svolto, in modo quasi quotidiano, da due anni a questa parte.
I voli di caccia e di altri aerei militari cinesi all'interno della Zona di Identificazione della Difesa Aerea (ADIZ – Air Defense Identification Zone) taiwanese, effettuati come schemi di addestramento, transiti e operazioni di routine per mettere sotto pressione le difese dell'isola, sono misteriosamente cessati (fatta eccezione per due sole intrusioni il 6 marzo) in concomitanza con l'avvio dell'operazione “Epic Fury” nel Golfo Persico, e forse non è un caso come vedremo a breve. Sempre nello stesso periodo, l'attività della marina militare cinese (PLAN – People's Liberation Army Navy) nella stessa zona è invece proseguita senza sosta. Perché questa interruzione?
Un segnale di de-escalation?
Ci sono alcune ipotesi che meritano di essere menzionate. La prima vuole un segnale di distensione di Pechino in previsione della visita ufficiale nella Repubblica Popolare del presidente statunitense Donald Trump, la prima del suo secondo mandato.
Il viaggio, della durata di tre giorni, dovrebbe tenersi nelle prossime due settimane – trattative tra i delegati sono in corso a Ginevra – con il termine ultimo fissato per il 3 aprile.
La seconda ipotesi riguarda sempre un segnale di distensione, ma più complesso: la Repubblica Popolare potrebbe aver voluto dimostrare una de-escalation sapendo dell'inizio delle operazioni belliche nel Golfo. Un modo per rassicurare gli Stati Uniti e i loro alleati che per il momento non c'è nessuna intenzione di procedere militarmente all'annessione di Taiwan, sapendo che le forze Usa sarebbero state impiegate massicciamente nella regione mediorientale, quindi aprendo una finestra di probabile impreparazione nel settore del Pacifico occidentale.
Da gennaio 2026, Pechino ha inviato 460 velivoli della PLAAF, tra cui caccia e droni, nell'ADIZ di Taiwan, facendo segnare una diminuzione del 46,5% rispetto all'anno precedente, secondo i dati del governo di Taiwan.
Curiosamente, questo nuovo schema giunge dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato la preparazione di due pacchetti di armamenti a Taipei alla fine dello scorso anno, rispettivamente del valore di 330 milioni e 11 miliardi di dollari, la cui approvazione da parte della Casa Bianca è stata strategicamente rinviata dopo l'incontro al vertice di Pechino.
La Repubblica Popolare pertanto potrebbe aver scelto di giocare il ruolo del Paese pacifista: dimostrare impegno verso la pace in cambio della fine della vendita di armamenti a Taiwan.
Epurazione dei vertici dell’Aeronautica?
Un'ulteriore ipotesi potrebbe essere legata alle purghe di Xi Jinping, che hanno silurato 62 ufficiali nel 2025 e 11 nel 2026, e la concomitanza del congresso del Partito Comunista Cinese, conclusosi ufficialmente il 13 marzo.
La PLAAF è al momento quella meno toccata dalle epurazioni, con solo 3 ufficiali di alto livello “mancanti”. Nei prossimi giorni, pertanto, è possibile che si osserveranno altre figure di spicco dell'aviazione cinese – come ad esempio i comandanti dei distretti – mancare all'appello: se così fosse si potrebbe spiegare la cessazione dei voli con la mancanza di un vertice di riferimento che pianifica le operazioni.
Nuove tattiche di addestramento?
Un'ultima ipotesi potrebbe essere di tipo prettamente militare: il calo delle sortite aeree rifletterebbe gli sforzi in corso nella PLAAF per esplorare e perfezionare un nuovo modello di addestramento congiunto.
Dopo le importanti riforme organizzative del 2015-2016, Xi Jinping ha annunciato un nuovo ciclo di riforme dell'addestramento militare nel novembre 2020. Il piano prevedeva riforme sequenziali nell'addestramento di base, nell'addestramento interforze e, infine, nell'addestramento congiunto.
Diversi rapporti ufficiali dell'Esercito Popolare di Liberazione pubblicati a gennaio di quest'anno indicano che le unità di tutte le forze armate stanno intensificando attivamente la sperimentazione con l'addestramento congiunto e che questi sforzi sono già in corso da tempo, anche grazie al supporto di piloti occidentali che negli anni passati sono stati reclutati dalla PLAAF per insegnare tattiche e modalità di pianificazione occidentali. Quanto osservato potrebbe quindi essere solo il “reset” finale interno alla PLAAF.
Ci sono comunque dubbi su quest'ultima ipotesi, in quanto storicamente la Repubblica Popolare ha sempre mandato segnali di distensione all'approssimarsi di incontri al vertice, e la prosecuzione dell'attività navale indicherebbe che gli sforzi per azioni congiunte devono ancora
essere completati e parallelamente permette di mantenere una pressione sull'isola più lieve: i caccia, o comunque gli assetti aerei, per la loro stessa natura sono gli strumenti principali per un possibile attacco di sorpresa.