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Il “Syrian Express” russo torna nel Mediterraneo: navi scortate e mistero sul carico

Un convoglio di navi cargo russe, scortate da una fregata, ha attraversato il Mediterraneo ed è arrivato al porto siriano di Tartus, facendo sospettare la continuazione della presenza stabile russa in Siria

Il “Syrian Express” russo torna nel Mediterraneo: navi scortate e mistero sul carico

Il “Syrian Express” sembra a tutti gli effetti aver ripreso a transitare nel Mediterraneo. Nei primi giorni di maggio, un convoglio di navi cargo russe, scortate da almeno un'unità da guerra, ha doppiato lo Stretto di Gibilterra, attraversato il Canale di Sicilia ed il 9 ha attraccato nel porto di Tartus, in Siria, noto per essere una base navale russa sin dai tempi dell'Unione Sovietica.

L’impronta russa in Siria serve ad avere una presenza nel Mediterraneo

Questo genere di attività da parte della marina di Mosca ha preso il nome di “Syrian Express” per la regolarità con la quale le navi effettuavano questa rotta per scaricare (o caricare) rifornimenti, ricambi e armamento pesante per le forze russe presenti in Siria, che sostenevano il regime di Bashar al-Assad sino alla sua caduta avvenuta a dicembre 2024.

Il cambio di regime in Siria, che ha portato al potere Ahmed al-Sharaa, leader di Hayat Tahrir al Sham (Hts), sostenuto dalla Turchia, ha causato una diminuzione delle presenza militare russa in quel Paese, con una finestra temporale in cui non vi erano navi da guerra russe a Tartus – e nemmeno nel Mediterraneo – e i convogli marittimi di Mosca avevano pertanto cessato di attraversare il Mare Nostrum.

Il Cremlino, dopo una breve pausa strategica, ha intavolato trattative col nuovo governo di Damasco, anche per cercare di mantenere la propria presenza militare in Siria considerando che il porto di Tartus rappresenta per Mosca una base strategica per avere una presenza stabile nel Mediterraneo: un mare che è ancora oggi un importantissimo crocevia di interessi economici, commerciali e strategici.

A ottobre del 2025, infatti, una delegazione del nuovo governo siriano è stata in visita a Mosca per la prima volta – anche per visionare sistemi d'arma – e mentre la richiesta siriana di estradare l'ex presidente Assad cadeva nel vuoto, i due Paesi hanno lentamente riallacciato i rapporti al punto che nel porto siriano si sono osservate sparute presenze di navi russe.

A Tartus ci sono ancora navi da guerra di Mosca

Ad aprile di quest'anno, ad esempio, una corvetta russa (lo “Stoiky”) e una petroliera della flotta di Mosca (la “Yelnya”) erano ormeggiate a Tartus. Non si è trattato di una semplice visita di cortesia, come si è solito fare nella diplomazia navale tra Paesi alleati, amici o partner, ma di un dispiegamento vero e proprio data la lunghezza temporale della presenza delle navi nel porto.

Il “Syrian Express” osservato ai primi di maggio, era invece composto da una vecchia conoscenza del nostro mare, il cargo “Sparta”, accompagnato dal mercantile “General Skobelev” e da una petroliera della flotta, la “Akademik Pashin”, scortate dalla fregata “Admiral Kasatonov” della moderna classe Admiral Gorshkov.

Sebbene la natura del carico sia ignota, possiamo dedurre che sia di natura “delicata” dato il livello della scorta ma soprattutto perché il convoglio, nel suo transito nel Mediterraneo, ha dapprima disattivato l'Ais (Automatic Identification System) per circa due giorni, e successivamente il segnale delle navi le indicava come presenti al largo dell'Estonia, in un evidente procedura di spoofing, ovvero di inganno elettronico del segnale.

Lo spoofing è un'attività della guerra elettronica (EW – Electronic Warfare) che permette di inserirsi in un segnale, come quello del navigatore satellitare, e fornire dati sbagliati che hanno le caratteristiche di provenire dalla stessa sorgente emettitrice del segnale originale. Questo tipo particolare di attività viene svolta per, ad esempio, portare fuori rotta aerei e navi inserendosi nel sistema di guida satellitare, oppure per creare falsi bersagli su uno schermo radar.

Attacchi ucraini alle navi russe nel Mediterraneo

In questo caso è ragionevole supporre che le navi russe abbiano cercato di passare inosservate per evitare possibili attacchi come quelli avvenuti nei mesi scorsi, quando a dicembre alcuni Uav (Unmanned Air Vehicle) kamikaze hanno colpito la petroliera “Qendil”, appartenente alla flotta ombra russa al largo della Libia, e quando a marzo una metaniera battente bandiera russa, la “Arctic Metagaz”, è stata colpita duramente e abbandonata dall'equipaggio sempre nello stesso tratto di mare.

Mosca ha accusato l'Ucraina per gli attacchi, sebbene Kiev abbia rivendicato solo il primo, e nonostante non ci siano prove della presenza di forze speciali ucraine in Nord Africa, è ragionevole supporre che almeno uno dei due attacchi, molto probabilmente il primo, fosse partito/coordinato proprio dalle coste nordafricane.

I timori russi sulla matrice ucraina sembrano però fondati: giovedì scorso in una grotta marina sull'isola greca di Lefkada, nello Ionio, un pescatore ha ritrovato un drone marino che sembra essere un “Magura” ucraino, ovvero un Usv (Unmanned Surface Vehicle) che le forze di Kiev utilizzano per colpire le navi e le basi russe nel Mar Nero, talmente efficace che sta avendo successo nell'esportazione.

Il carico del “Syrian Express” potrebbe facilmente essere di tipo militare sia a sostegno del ritorno della presenza russa in

Siria, sia qualche tipo di spedizione per il nuovo esercito siriano, dopo lo sviluppo di “meccanismi di coordinamento tra i ministeri della Difesa dei due Paesi” a seguito della visita a Mosca della delegazione di Damasco.

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