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"Ditegli sempre di sì". La pazzia secondo Eduardo

Una commedia in bilico tra tradizione scarpettiana e teatro pirandelliano che abbatte ipocrisia e barriere

"Ditegli sempre di sì". La pazzia secondo Eduardo
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Protagonista di "Ditegli sempre di sì" è la pazzia, libera, però da ogni forma di concettualismo , utilizzata, da Eduardo, come mezzo drammaturgico per spingere i tempi della comicità, con virate verso il genere farsesco. Egli aveva , alle spalle, la tradizione scarpettiana che, cercava, però di riformare guardando al teatro pirandelliano. Michele, il protagonista di "Ditegli sempre di sì", è stato, per un anno, rinchiuso in manicomio, quindi, era davvero pazzo. La sorella lo aveva sempre protetto, giustificando, le sue assenze, per motivi di lavoro o per viaggi d'affari. Ritornato a contatto con la società, Michele, consapevole della passata confusione mentale, aspira alla logica, alla razionalità pura, senza filosofemi, egli crede al significato primario delle parole, prive di metafore o di sovrasensi, l'amore è amore, la morte è morte, senza doppisensi. Ha talmente sviluppato il ragionamento che, per lui, la simulazione e l'arte della finzione non esistono, al contrario di Luigi, che si ritiene un poeta, ma che è costretto a lasciare la camera di Michele che aveva preso in affitto, essendo, però, un artista, crede nella divina arte della finzione. Michele, non ritenendosi un artista, ha un umore patetico, struggente, la sua mente va a caccia degli errori contenuti nelle parole, specie se utilizzate senza logica. Se per Luigi, la vita è una specie di rappresentazione, di colpi di scena, per Michele la vita va vissuta alla luce del giorno, senza ipocrisie, come specchio della verità. Ma la verità, immaginata da Michele, finirà per creare una serie di equivoci, di qui pro quo, alimentando il meccanismo farsaiolo che, però, viene riscattato dal dramma che questo povero giovane sta vivendo. Il regista Domenico Pinelli, che guida una folta compagnia di giovani, parte proprio da qui, egli considera la pazzia, non un meccanismo comico, ma una vera patolgia, quindi Michele va compreso umanamente, egli, infatti, non impersona il personaggio, perché lo è veramente, la sua umanità è tale che non può sopportare i tempi brillanti della farsa, perché vive un dramma che va rapportato nella dialettica tra logica e follia. L'amarezza che ne consegue, sposta il baricentro della comicità dalla farsa verso l'umorismo. Lo sforzo del regista è quello di dare credibilità all'essere e non all'apparire. Le continue stranezze di Luigi fanno credere, a Michele, che sia lui il pazzo e, col suo candore, lo farà credere anche agli altri, come dire che i veri pazzi sono quelli che ragionano ipocritamente e non coloro che, come lui, aspirano alla verità assoluta. Pinelli ha stemperato i colori farseschi, facendo prendere il sopravvento alle allucinazioni, alle inquietudini, evidenziando le suggestioni pirandelliane, trasformando, la pazzia, in una malattia sociale che va vissuta come un dramma umano, soprattutto, quando si cerca di recuperare, alla società, chi da questa è stato escluso.

In una prefazione alla ristampa del suo Teatro, Eduardo scriveva : "A base del mio teatro c'è sempre il conflitto tra individuo e società, tutto inizia con uno stimolo emotivo come razione a una ingiustizia, come sdegno per l'ipocrisia altrui". Ci voleva un pazzo , come Michele, per abbattere ogni barriera tra ipocrisia e sincerità, termini che pretendono la coerenza tra parola e azione

DITEGLI SEMPRE DI SÌ al Franco Parenti dal 24 al 29 Marzo

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