Divisa e corsi di inglese Così i tassisti milanesi accoglieranno i turisti

L’assessore Terzi lancia la proposta alla categoria: "Sulle auto anche postazioni wi-fi e dépliant culturali". L'obiettivo è investire sulla comunicazione. In autunno un tavolo di lavoro

Divisa e corsi di inglese 
Così i tassisti milanesi 
accoglieranno i turisti

Milano - Dopo la capitale, la capitale della moda veste i suoi tassisti. Ovvero, Milano si prepara a rifare il look agli autisti pubblici. Presto potrebbero indossare una divisa, disegnata dai più grandi stilisti e designer del mondo. D’ora in poi, per trovare un taxi, non bisognerà cercare le auto bianche, che bianche non sono più così ricoperte da pubblicità colorate, ma il conducente. Questa l’idea dell’assessore alle Attività produttive Giovanni Terzi: proporre ai tassisti che lo vogliano, di indossare una divisa «moderna e comoda per lavorare - spiega Terzi -: non penso a giacca e cravatta, con il marchio Milano». Non si tratta di una pura questione di stile, ma di un veicolo di comunicazione: «I tassisti sono il biglietto da visita per la nostra città - ragiona Terzi - ovvero le prime persone che turisti e uomini di affari incontrano quando arrivano. Quindi i conducenti svolgono un ruolo fondamentale e sono una risorsa di informazioni». L’assessore Terzi è andato oltre e a settembre convocherà un tavolo di lavoro per esporre il suo progetto e ascoltare esigenze, suggerimenti e idee con lo sguardo fisso sulla comunicazione: «Il punto di partenza è far conoscere le eccellenze milanesi, dagli artigiani ai musei, dalla musica alle cascine, dai prodotti tipici alle università». Chi meglio dei tassisti? «Studieremo un percorso condiviso che preveda corsi di lingua straniera, aggiornamenti su mostre, appuntamenti culturali, spettacoli, insomma su quanto avviene in città. Ai tassisti si chiede anche di sapere non solo dove si trovano la Pinacoteca di Brera, l’Arengario, l’Ambrosiana ma anche che cosa espongono». Presto sui sedili delle auto bianche sarà anche possibile sfogliare dépliant del Comune per sapere le ultime in fatto di cultura e intrattenimento. Così come si potrà navigare su internet. La filosofia ispiratrice? «Far sì che i tassisti si identifichino con Milano, si sentano parte di una comunità». E se Vittorio Sgarbi, da Salemi dove è sindaco, bolla come «ridicola» la proposta, solleva dei dubbi Raffaele Grassi, presidente del Satam, Sindacato artigiani tassisti milanesi: «Prima di mettere il wi-fi sui taxi, il Comune pensi ad aggiustare le colonnine telefoniche. Si risolvano i problemi quotidiani prima di fare aggiornamenti avveniristici. Siamo favorevoli però a migliori l’immagine della città. Mi ricordo che per i mondiali del ’90 era stata fatta una maglietta con il logo, ma questo non vuole dire che siccome uno si mette le ciabatte per lavorare, allora gli si impone la divisa». L’inglese? «Secondo i dati forniti dal Comune nel 2008 il 23% dei conducenti parla già una lingua straniera. Non solo, un accordo siglato con l’amministrazione nel 2007 prevede che entro il 2015 questa percentuale salga al 65%».

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