Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 21:04
In evidenzaAggiornato alle ore 21:04
I documenti desecretati

E così il Cremlino pagava il partito comunista giuliano

I documenti desecretati della Cia provano il ruolo di Tito in Italia

E così il Cremlino pagava il partito comunista giuliano

da Trieste

I soldi del Cremlino al partito comunista di Trieste, l'infiltrazione di Tito nel capoluogo giuliano e i timori di attacco sovietico a Belgrado nei documenti della Cia. Non solo: l'appunto riservato della Farnesina, scovato dal ricercatore Giovanni Peco, che il 25 febbraio 1971, riporta al punto c): bisogna far "comprendere agli jugoslavi l'opportunità di non approfondire, nel corso della visita di Tito (a Roma, nda), la questione della Zona B". Il territorio dell'Istria e Fiume sotto temporaneo controllo della Jugoslavia, ma dove non esercita la sovranità. "Dato che politicamente non vi è alcuna questione - si legge - in quanto siamo pronti a dare la zona B". Nonostante le ferme smentite di allora, quattro anni prima del trattato di Osimo che ha definitivamente abbandonato l'Istria e Fiume a Tito.

I documenti della Cia desecretati lo scorso anno dal presidente Donald Trump e quelli venuti alla luce in periodi precedenti dimostrano che Trieste, sotto il governo militare alleato fino al 1954, era l'epicentro di un fronte della guerra fredda.

Documento cremlino partito comunista Giuliano
Documento cremlino partito comunista Giuliano Documento cremlino partito comunista Giuliano (cartaceo)

Fra i sei documenti dell'intelligence Usa pubblicati da TriestePrima, portale d'informazione del capoluogo giuliano, si scopre che i sovietici volevano infiltrare la Jugoslavia, per rovesciare Tito, con agenti del Cominform, "attraverso i confini del Territorio libero di Trieste". Non solo: l'oro di Mosca è piovuto, secondo la Cia, anche nel capoluogo giuliano. Un appunto segretissimo a Stalin da il via libera ai primi 40mila dollari consegnati al Partito comunista triestino nel 1951. Fino al 1957, anche per interventi di Boris Ponomarev, responsabile per i rapporti con i partiti esteri, arrivano nelle casse del Pci locale 610mila dollari equivalenti a 7,5 milioni di oggi.

Le foto con i lettori del viaggio del Giornale alla scoperta delle Foibe 1
Le foto con i lettori del viaggio del Giornale alla scoperta delle Foibe 1 (biloslavo)

Nel rapporto riservato, in possesso del Giornale, "Ore 49-48 del 18 novembre 1948 - The Trend of Soviet-Yugoslav relations" - e "Ore 16-49 del 10 febbraio 1949 - The Yugoslav Dilemma" -, la Cia propone un cambiamento a centottanta gradi nei confronti del regime di Tito dopo lo strappo con Stalin. In ulteriori documenti fra il 1949 e il 1952 si parla di "aiuti militari dell'Occidente (armi leggere, anticarro, antiaeree oltre alle munizioni)" alla Jugoslavia per resistere a un attacco dall'Est. Nella relazione Cia, classificata "Nie-29", del 20 marzo 1951 - "Probability of an invasion of Yugoslavia" - si analizza la risposta americana "compreso un ponte aereo con uomini e mezzi in Dalmazia" per aiutare l'esercito di Tito.

Altri documenti pubblicati da TriestePrima rivelano che gli emissari della Jugoslavia hanno fatto man bassa di edifici e proprietà a Trieste attraverso compiacenti professionisti locali. Nel 1947 la Cia aveva redatto tre pagine con una lunga lista di nomi e cognomi di amministratori e aziende, che facevano parte "della penetrazione economica jugoslava in città".

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.