E il credito va sotto pressione In Borsa scattano le vendite

NEL MIRINO Per i titoli dei grandi istituti scivoloni del 2-3%. A Londra crolla anche Royal bank of Scotland (-5%)

E il credito va sotto pressione In Borsa scattano le vendite

A Piazza Affari, insieme all’autunno, sono tornate con prepotenza le vendite, concentrate sul settore bancario. Milano perde l’1,86%, trascinata verso il basso proprio da titoli come Unicredit (-2,58%), Banco Popolare (-3,16%), Mps (-1,94%), Intesa (-1,79%), Popolare Milano (-1,78%). Del resto il comparto negli ultimi mesi, sia a Milano sia più in generale in Europa, ha realizzato una performance migliore di quella del mercato e per questo era logico attendersi che sarebbe stato il più penalizzato ai primi scricchiolii delle Borse, dopo un rally estivo quasi senza sosta. Basti pensare che l'indice europeo che descrive l'andamento delle banche dei Paesi dell'area dell'euro, il Dow Jones euro stoxx banks, dall'inizio dell'estate è salito del 36%, contro il più contenuto 23% guadagnato nello stesso periodo dall'indice Dow Jones euro stoxx, che invece sintetizza l'andamento dei listini di Eurolandia.
Tuttavia la constatazione che negli ultimi mesi il comparto abbia fatto meglio delle Borse spiega soltanto in parte la débâcle di ieri. Come commenta un operatore che preferisce mantenere l'anonimato, «negli ultimi mesi, per quel che riguarda le banche, il focus del mercato si era troppo in fretta spostato dal capitale agli utili emersi dalle ultime trimestrali annunciate». Infatti, il rally del comparto era stato innescato soprattutto dall'arrivo di risultati finanziari del secondo trimestre superiori alle aspettative, ma «gonfiati» - avevano messo in guardia molti analisti - da utili connessi all'attività di negoziazione, il cosiddetto trading, ben superiori alle attese.
Ma molti operatori dubitano della sostenibilità di tali profitti da trading sui livelli visti nell’ultimo trimestre e, soprattutto, sono convinti che stiano per giungere nuove svalutazioni su crediti delle banche con conseguente crescita degli accantonamenti prudenziali. Risultato: già con le prossime trimestrali degli istituti la festa dovrebbe essere finita. «Il capitale - prosegue l'esperto - è ancora importante e ritengo che le banche abbiano ceduto terreno nella seduta di ieri per incorporare la fase peggiore dell'economia reale, ossia i mesi di agosto e settembre, anticipando così conti del terzo trimestre che non credo saranno brillanti».
Che il grado di patrimonializzazione delle banche sia tornato a rappresentare una preoccupazione per il mercato lo dimostra il fatto che, nella seduta di ieri, tra i titoli più colpiti dalle vendite ci siano stati proprio quelli degli istituti in odore di ricapitalizzazione: non solo Unicredit, ma anche Royal Bank of Scotland (-5,15%). Sulla banca britannica si sono rincorse voci di un aumento di capitale che potrebbe superare i sei miliardi di sterline. Sarebbe finalizzato tra le altre cose a diluire la quota in mano al governo di Londra. Intanto, i riflettori dei mercato sono puntati verso il G20 di Pittsburgh, in calendario per il 24 e il 25 settembre: importanti decisioni potrebbero essere prese non soltanto in materia di bonus ai manager ma anche di vigilanza finanziaria e di nuovi requisiti patrimoniali per le banche. Naturalmente ben più stringenti di quelli attuali.

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