E dopo dodici anni finalmente torna il «superbacino»

È in dirittura di arrivo l’iter per l’approvazione, da parte del Consiglio dei lavori pubblici, del sesto bacino di carenaggio che consentirà alle grandi navi di nuova generazione, container e da crociera, di scegliere Genova per i lavori alle carene. Il progetto definitivo è sul tavolo del consiglio che dovrebbe analizzarlo a metà gennaio e pronunciarsi in febbraio. Se i tempi saranno rispettati, la gara di appalto potrebbe partire in marzo. Tempi di esecuzione previsti: quattro anni.
L’opera, presentata ieri a Palazzo San Giorgio dal presidente dell’autorità portuale Giovanni Novi, costerà 130 milioni di euro, la metà dei quali da coprire con fondi pubblici, già disponibili, ed il restante con finanziamenti privati («una quindicina di banche si è già mostrata interessata» ha detto Novi). Il progetto è molto innovativo, innanzitutto per la dimensione: 340 metri di lunghezza, 65 metri di larghezza e 12,50 di profondità. Niente più autogru e ponteggi grazie alle piattaforme elevatrici e tempi record (meno di tre ore) per svuotare e riempire la vasca. Tensione variabile per l’energia elettrica per consentire a tutti i tipi di navi di allacciarsi: niente più motori accesi e, quindi, emissioni zero. Infine un tunnel di accesso per gli automezzi di dimensioni autostradali.
«Bacini di queste dimensioni, in Italia, esistono solo a Livorno e Palermo». L’opera verrà ubicata in prossimità del molo Oarn e, ha sottolineato Novi, non è in contrasto con il progetto di ridisegno del Waterfront di Renzo Piano».

«L’ostacolo principale è stato quello di convincere che Genova ha bisogno di un superbacino visto che ne aveva già uno e lo ha venduto - ha detto Novi -: il bacino galleggiante da 350 mila tonnellate di portata, costato 80 miliardi di lire e venduto nel 1996 per un miliardo di dollari ad un imprenditore turco che in meno di un mese lo ha fatto funzionare».

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