E domani tocca all’ultimo Dpef: dal 2010 non ci sarà più

Da domani governo e parti sociali saranno al lavoro sul Dpef, il documento di programmazione economica che quest’anno, però, potrebbe essere definitivamente arrivato al capolinea. Infatti, dovrebbe essere l’ultima volta che il Consiglio dei ministri (in programma per mercoledì mattina) varerà il documento così come lo conosciamo. Dopo l’approvazione della riforma della Finanziaria, il Dpef andrà in pensione e sarà sostituito dal Dfp (Decisione di finanza pubblica).
Domani pomeriggio, comunque, a sedersi al tavolo saranno sindacati, imprese, rappresentanti del mondo bancario, regioni ed enti locali. Il governo illustrerà a Confindustria e alle altre parti sociali il nuovo quadro di previsioni dell’economia del Paese. Il Pil nel 2009 dovrebbe scendere fino a toccare la soglia del -5,2% e il deficit invece è visto in salita al 5,3% del prodotto interno lordo. Si tratta di previsioni peggiori rispetto a due mesi fa quando nella Ruef (Relazione unificata sull’economia e la finanza pubblica) il governo stimava un calo del 4,2% per il Pil e un disavanzo/Pil al 4,6%. Gli occhi sono però puntati sul 2010 quando dovrebbero arrivare i primi segnali di ripresa: la crescita dovrebbe tornare positiva, seppur di poco, e si dovrebbe arrestare l’ascesa del disavanzo.
Dal canto loro, i sindacati domani torneranno alla carica sia sul fisco - al primo posto la richiesta di sgravi per i lavoratori dipendenti e i pensionati, una sorta di «Tremonti-ter» ad hoc - sia sull’occupazione e gli ammortizzatori sociali, compresa la richiesta al governo di risorse per i rinnovi contrattuali degli oltre 3,5 milioni di dipendenti pubblici in scadenza a fine anno. Ma la settimana che si apre oggi vedrà anche un altro appuntamento importante: quello fra governo, Abi e Confindustria sul tema «caldo» della moratoria dei crediti alle imprese, un punto chiave tra quelli presentati da Emma Marcegaglia per migliorare la liquidità del sistema Italia. Tra queste rientra anche la richiesta, contenuta in una lettera della presidente di Confindustria al premier Silvio Berlusconi, di sospendere o quanto meno allentare i rating di Basilea 2, i meccanismi automatici di valutazione delle imprese, in base ai quali viene concesso il credito.

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