Chi sono i Pinocchio della cultura? Eh, per elencarli tutti non basterebbe l'intero giornale e chissà poi quante querele, l'uomo di cultura è sempre a caccia di soldi (anche giustamente, come vedremo tra poco). Ecco una breve guida per riconoscere un Pinocchio. Editori: tutti principi del Rinascimento, ma solo fino a quando c'è da pagare. Si descrivono come mecenati del terzo millennio ma non amano scucire i dobloni dovuti. Scrittori: bugiardi patologici, raggiungono l'apice quando si vantano del successo del proprio romanzo giunto alla seconda edizione. Carissimi, conosciamo tutti le tirature del vostro libro. Per arrivare alla ristampa basta che l'abbiano comprato i vostri genitori. Attori: corrono a interpretare Benito Mussolini, ma con travaglio interiore perché sono antifascisti, senza se e senza ma. Però l'assegno se lo fanno staccare, senza se e senza ma. Indipendenti: i giornalisti sono tutti molto indipendenti. Dalla verità. Uffici stampa: "No, figurati do solo a te l'anteprima". A te e all'Ansa. Anticapitalisti: il marxismo è morto ovunque tranne nella testa dell'intellettuale medio, anche se non ha mai letto una pagina del Capitale. Essere marxisti, o genericamente di sinistra, garantisce prestigio, autorevolezza, bontà e soprattutto ottima esposizione sui media capitalisti. Avidi come pochi, gli intellettuali marxisti sono il trionfo del libero mercato che dicono di contestare. Controculturali: rientrano in questa categoria i cosiddetti intellettuali di destra, che detestano, con opere e parole, la cultura.
Mentre l'intellettuale di sinistra è ignorante ma si vergogna e finge di sapere, l'intellettuale di destra è fiero della sua ignoranza, che riveste poi di motivazioni grottesche (vicinanza alla "gente", studi alternativi, emarginazione subita dai salotti buoni, i quali tra l'altro non esistono dal 1980). Dai, su, non ne sapete abbastanza, è tutto lì il problema. Meno idiozie e più bibliografie.