Ecco perché è meglio non puntare sulla metro D

TRASPORTI PUBBLICI Il Comune dovrebbe avere a cuore prima di tutto i lavori di completamento della linea C da Pantano a piazzale Clodio

D come desiderio, anzi desideri. Cioè, il treno dei desideri, alias metropolitana D, sognata, desiderata dalle visioni astratte e dalle ideologiche manie di grandezza di Walter Veltroni, l’allora uscente sindaco di Roma. Idea che viene ora ripresa in considerazione dal sindaco Gianni Alemanno e che da desiderio può trasformarsi in pericolosa realtà. Una scelta affrettata, almeno da come si apprende leggendo i giornali, che merita una diversa e più attenta valutazione. Attenzione, sindaco, perché si tratta di una trappola. Vediamo perché.
Primo. Innanzitutto la lettera C, che sta per metro C. Ritengo che lo sforzo primario della nuova amministrazione comunale vada concentrato sul completamento delle opere connesse alla sua costruzione, che rischiano purtroppo di essere bloccate e di creare ancora più disagi alla viabilità romana. La percorrenza della metro C tratta Clodio/Mazzini - Monte Compatri/Pantano è funzionale alla città. Ha 2 stazioni di corrispondenza e scambio passeggeri con la linea A della metropolitana (Ottaviano e San Giovanni), 1 con la linea B (Colosseo) e 1 con la ferrovia regionale Fr1 (Fiumicino aeroporto - Fara Sabina).
Secondo. I treni della linea C rappresentano l’avanguardia dei trasporti sotterranei: non avranno macchinista a bordo, ma saranno controllati e guidati da un sistema di automazione integrale. Roma non può rischiare di perdere agli occhi del mondo un’occasione di visibilità così a portata di mano, importante per la sua storia, ma soprattutto per il suo futuro.
Terzo. Una progettazione della metro D degna di questo nome non esiste: il percorso, di cui tanto si è parlato, ripercorre in parallelo quello della metro B che contempla 6 passaggi sul fiume Tevere. Ci troviamo di fronte a un doppione dai costi proibitivi e che non renderà più sostenibile il traffico stradale.
Quarto. La destinazione finale della metro Roma Nord è di fatto inattuabile a causa del tracciato esistente sul terminale di Roma smistamento. E ancora: per i costi a supporto della linea D concorrono il pubblico e il privato. Un pubblico che è in difficoltà di denaro e un privato che tuttora non si è presentato. In assenza di questi presupposti essenziali non si può affermare di essere davanti ad un progetto reale.
(*)Vice responsabile trasporti del Pdl nazionale