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Economia e finanza

Petrolio, crollata la produzione. Borse in caduta

Il cessate il fuoco in Iran vacilla

Trasferimenti di petrolio nave-nave: ecco perché l'Iran continua a resistere

Ieri, dopo gli annunci degli Usa sul blocco dello stretto di Hormuz a seguito del fallimento dei negoziati con l'Iran, il prezzo del petrolio è tornato a salire. Il Brent ha toccato quota 103,6 dollari al barile, prima di tornare intorno a 100 dollari, con una crescita di oltre il 4,8%. Stessa sorte per il Wti che dopo aver sfiorato 105 dollari al barile, si è attestato intorno a 100 dollari, in crescita del 3,8%. A sua volta, il prezzo del gas ha chiuso in decisa crescita, anche se lontano dai massimi di giornata. Sul mercato di Amsterdam, riferimento per l'Europa, il future sul metano ha chiuso in crescita del 6,4% a 46,4 euro al Megawattora.

Nell'ultimo mese e mezzo i prezzi del petrolio sono aumentati di oltre 30 dollari al barile, anche perchè a marzo la produzione Opec è diminuita di quasi 8 milioni di barili al giorno, il 27,5% in meno rispetto a febbraio. Se questo non bastasse, secondo i dati dell'Opec, a marzo le tariffe spot per il trasporto delle Vlcc (Very Large Crude Carrier) sono salite a livelli record. Solo guardando agli ultimi 30 giorni si parla di un aumento del 112% che aumenta al 427% se paragonato a marzo 2025. Le rinnovate tensioni tra Iran e Stati Uniti hanno portato così ombre anche sui mercati. I principali listini europei hanno perso terreno, maglia nera per Madrid che è arretrata dello 0,99%. L'indice Dax di Francoforte ha ceduto lo 0,51%, il Cac 40 di Parigi ha limitato la perdita allo 0,37%, il Ftse 100 di Londra giù dello 0,2%, mentre Milano ha chiuso a -0,17%. In rialzo, eccezione di giornata, l'Aex di Amsterdam a +0,19%. Anche l'S&P 500 (alle ore 20 italiane) si trovava in territorio positivo dello 0,45%.

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