Amazon & C., spunta la tassa globale

Yellen (Tesoro) al G20: "Subito una aliquota fiscale minima sulle multinazionali"

Amazon & C., spunta la tassa globale

Gli Stati Uniti non hanno spalle abbastanza robuste per reggere da soli il peso del giro di vite fiscale necessario a finanziare il piano infrastrutturale da 2.200 miliardi di dollari voluto da Joe Biden. Serve un appoggio internazionale, così da evitare una fuga di massa delle Corporation a stelle e strisce verso Paesi dove le tasse sono più leggere. E così, Janet Yellen è all'opera: «Stiamo lavorando con le nazioni del G20 per concordare un'aliquota fiscale minima globale per le società che possa fermare la corsa al ribasso», ha detto ieri il segretario al Tesoro davanti alla platea del Chicago Council on Global Affairs.

Le preoccupazioni dell'ex presidente della Federal Reserve sono legittime. In base ai dati del gruppo conservatore Tax Foundation, attualmente l'aliquota societaria nel G7 ammonta in media al 24%; a livello mondiale, si tende a privilegiare un alleggerimento del carico fiscale, una strada percorsa di recente da nove Paesi (tra cui, Francia e Belgio). Insomma, la fiscalità globale più benevola nei confronti delle imprese rischia di far deragliare l'American Jobs Plan ancor prima che il piano di aiuti riesca a superare le forche caudine del Congresso, dove i repubblicani hanno già annunciato di voler dare battaglia. Per togliere le rughe infrastrutturali accumulate negli anni e rendere quindi gli Stati Uniti più competitivi sulla scena internazionale, il successore di Donald Trump ha bisogno di soldi. Intende prelevarli soprattutto dalle tasche delle imprese. L'accusa rivolta ad Amazon nei giorni scorsi di «pagare troppe poche tasse» è un grido di guerra rivolto contro la Corporate America.

Se The Donald aveva fumato il calumet della pace col mondo imprenditoriale tagliando le aliquote dal 35 al 21%, ora Biden intende alzare l'asticella fiscale al 28% e introdurre anche un inasprimento (dal 10,5% al 21%) delle tasse pagate sui profitti conseguiti all'estero. Ieri lo stesso Biden ha difeso la proposta di aumentare le tasse, aggiungendo che non ci sono «evidenze» che questo allontani le aziende dagli Usa. La Confindustria a stelle e strisce paventa però che un simile impianto fiscale si ripercuota sul mondo del lavoro, proprio quando il Paese sta ancora cercando di recuperare milioni di posti persi per il virus. C'è poi il rischio che i maggiori oneri fiscali siano scaricati sul consumatore. Con due effetti. Il primo: un surriscaldamento dell'inflazione che potrebbe indurre la Fed a ritirare anzitempo gli aiuti, nonostante le rassicurazioni di Jerome Powell. Il secondo: una contrazione delle spese private, tale da rallentare una ripresa post-Covid che pare ben avviata, come dimostrato ieri dal record stabilito dall'indice Pmi dei servizi (63,7 punti a marzo dai 55,3 di febbraio).

Biden si è affidato alla Yellen per convincere la comunità imprenditoriale e tranquillizzare Wall Street che la sua proposta di infrastrutture non farà esplodere il carovita. Ma sa che è necessario che altri Paesi si alleino all'America nella crociata contro le multinazionali e approvino una tassa minima globale. Missione complicata. Non è un caso che l'ex capo della Fed abbia rivelato cosa bolle in pentola nella settimana degli incontri annuali primaverili del Fmi e della Banca mondiale. Dove la Yellen intende far passare la proposta di stanziare 650 miliardi di dollari tramite una nuova emissione di diritti speciali di prelievo (Dsp), lo strumento monetario del Fmi, per consentire «ai Paesi a basso reddito di aumentare la spesa per i vaccini anti-Covid e l'assistenza sanitaria».

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