Economia

La Bce può alzare i tassi, ecco come cambierebbero mutui e prestiti

Il 27 ottobre la Bce potrebbe alzare i tassi di 75 punti base e questo avrebbe un’ulteriore ricaduta sui costi dei mutui e dei crediti al consumo. Ecco come potrebbero cambiare

La Bce può alzare i tassi, ecco come cambierebbero mutui e prestiti

Lo scorso mese di luglio, dopo 11 anni, la Banca centrale europea (Bce) ha alzato i tassi direttori dello 0,5% per poi ritoccarli ancora a settembre, questa volta dello 0,75% portandoli così, in totale, a +1,25%. Contestualmente, la Bce ha promesso ulteriori rialzi e, secondo gli analisti, durante la riunione del 27 ottobre, l’Eurotower interverrà nuovamente con un ritocco verso l’alto di altri 75 punti base, ossia ancora una volta lo 0,75%.

Così fosse, nell’arco di poco più di tre mesi i tassi salirebbero del 2%, con ricadute anche su mutui e sul credito.

Lo scenario peggiore

Un report elaborato da Mutuionline ha calcolato che, a fronte di un mutuo a tasso variabile da 140mila euro rimborsabile in 20 anni, la rata mensile salirebbe di circa 50 euro.

Sempre considerando un ulteriore rialzo dei tassi dello 0,75% i prestiti personali potrebbero costare, in termini di interessi, almeno il 6%. Si tratta di un valore medio perché i tassi di interesse sui prestiti variano anche a seconda dello scopo a cui questi sono finalizzati. Dati alla mano, però, sempre considerando un prestito per l’acquisto di beni e servizi oggi il tasso migliore è del 5,9%, in aumento rispetto al 5,7% di 12 mesi fa.

Uno sguardo a cosa sta accadendo

Gli interventi già attuati dalla Bce hanno avuto un impatto medio sulle rate dei muti pari a 53 euro, relativamente però ai mutui da 150 mila euro in 25 anni, il taglio più diffuso in Italia.

A questo aumento, che si traduce in oltre 600 euro annui, se ne potrebbe quindi aggiungere un altro di importo simile.

L’incertezza

Chi ha già acceso un muto a tasso variabile può contare su diverse soluzioni per comprimere i costi, altrettanto non si può dire per chi intende accenderne uno nei prossimi mesi. La scelta tra tasso fisso e tasso variabile diventa un vero dilemma e, prima di fare un passo che vincola per decenni, occorre una pausa di riflessione più lunga del normale.

Le previsioni hanno un ruolo marginale e un respiro corto: lo scorso giugno il tasso variabile sembrava essere preferibile a quello fisso, oggi la situazione è capovolta, tant’è che appare più ragionevole optare per il tasso fisso (oggi, perché tra qualche settimana potrebbe non essere così), oppure per un mutuo a tasso variabile con cap, ossia con un tetto al tasso di interesse.

La scelta diventa complicata e, come sempre accade quando regna l’incertezza, subentra l’attendismo il quale, a sua volta, pesa sull’economia. Eppure, in alcuni frangenti, il prendere tempo risulta la cosa più prudente da fare.

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