Camfin, si lavora al riassetto ma tempi non brevi

Si continua a lavorare per il riassetto dell'universo di Marco Tronchetti Provera che, passando da Camfin, arriva in Pirelli e Prelios. Ma, a quanto sembra, la risoluzione non sarà così imminente. Tanto più che, per ora, non è stata ancora messa a fuoco una strada precisa da percorrere. Il dossier è attuale e la situazione inevitabilmente si evolverà, ma prima vi sono da superare una serie di snodi tecnici relativi a statuti e ai patti di sindacato (sia quello della holding a monte, Gpi, che di Camfin sono in scadenza il 20 luglio). Dalla scorsa estate si è accesa la tensione tra le famiglie azioniste (Tronchetti Provera e Malacalza) ai piani alti della galassia e non si è ancora spenta (i soci genovesi hanno votato contro le delibere assembleari di Camfin dello scorso aprile).
I Malacalza sono presenti dal secondo livello della catena Gpi (controllata dalla Mtp Sapa al 54,9%, mentre gli azionisti genovesi hanno in mano il 30,9%) a cui fa capo il 42,6% di Camfin (partecipata direttamente peraltro anche dai Malacalza con il 12,1% del capitale) che a sua volta controlla il 26,1% di Pirelli & C. e il 14,8% di Prelios. L'architettura societaria è complessa e il divampare degli scontri tra i maggiori azionisti ha reso inevitabile «trovare la quadra».
Le trattative e i contatti proseguono. Si lavora sullo sblocco della situazione in tempi ragionevoli, tenendo poi pur sempre presente la scadenza dei patti fissata a luglio. Un eventuale veto della famiglia genovese, forse, non bloccherebbe qualsiasi operazione di riassetto, ma di certo una via di uscita condivisa sarebbe preferibile. Le ultime indiscrezioni di stampa parlano di un club deal che riunirebbe, in una società veicolo, alcuni investitori (Fondo Clessidra, Intesa Sanpaolo, Unicredit e altri interessati al dossier) pronti a lanciare un'offerta su Camfin volta al delisting che, presumibilmente, godrebbe anche dell'appoggio di Tronchetti Provera.
La Borsa, intanto, non smette di puntare sul riassetto, qualunque formula sia poi decisa. Nel giro di un anno Camfin ha più che raddoppiato il proprio valore (da 0,35 euro ai 0,748 euro di venerdì). Addirittura, in questi mesi, in più di un'occasione la holding a monte di Pirelli è intervenuta gettando acqua sul fuoco e dichiarando che non vi erano accordi, anche solo preliminari. E lo scenario non pare sia al momento cambiato.
In attesa che si delinei una qualsiasi risoluzione tuttavia, come ha commentato recentemente Equita, rimane elevato «l'appeal speculativo relativo a una soluzione di M&A».

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