Al Creval ribaltone in salsa francese

Lovaglio ad al posto di Selvetti. Il peso del socio Dumont e i rapporti con Crédit Agricole

Il Credito Valtellinese, con il cuore a Sondrio ma il comando nelle mani dei fondi stranieri, cambia di nuovo timoniere: esce l'ad Mauro Selvetti, ultimo reduce della vecchia gestione dopo la trasformazione in spa, e l'attuale presidente Luigi Lovaglio passa alla guida (cedendo la poltrona al suo vice, Alessandro Trotter). Il blitz, deciso dal cda con una riunione straordinaria domenica sera, è stato annunciato ieri in mattinata e in Borsa il titolo del Creval ha messo il turbo chiudendo la seduta con un balzo del 10,6% a 0,07 euro.

«Dopo aver portato a termine con successo il processo di ricapitalizzazione e derisking», Selvetti «ha dato la propria disponibilità a rimettere le cariche di ad e direttore generale», si legge in una nota dove si sottolinea che ciò è avvenuto «su richiesta della banca di discontinuità». Non un'uscita spontanea, dunque. Nelle sale operative il ribaltone al vertice della public company della Valtellina ha come mandanti gli investitori istituzionali non soddisfatti dell'andamento in Piazza Affari della banca che da quando ha completato l'aumento di capitale da 700 milioni (al prezzo di 0,1 euro) ha visto scendere le azioni di oltre il 31 per cento. Di certo, si tratta del secondo cambio di basso a pochi mesi dal nuovo board, nominato a ottobre e targato Denis Dumont, l'imprenditore franco-svizzero che con il suo fondo (al 5,8%) in agosto aveva chiesto la revoca dell'intero consiglio come contromossa rispetto al rafforzamento nel capitale da parte dell'altro azionista francese nonchè partner bancassicurativo nel Vita, Crédit Agricole (oggi è al 5% ma potrà salire fino al 10%). E aveva proposto alla presidenza proprio Lovaglio, ex ad della polacca Bank Pekao (il cui controllo è stato ceduto nel 2017 da Unicredit al gruppo Pzu). Un ruolo non operativo, dunque poco adatto al suo curriculum, avevano subito notato alcuni osservatori sospettando che l'ambizioso Lovaglio avrebbe presto marciato verso la prima linea. Con l'appoggio di Dumont e di altri soci, come Davide Serra che con il fondo Algebris possiede il 5,3 per cento. Mentre l'Agricole, è l'ipotesi circolata ieri, non avrebbe gradito il cambio. Deciso, così, in cda a maggioranza dei voti (e non all'unanimità) con il blitz di domenica senza aspettare l'assemblea dei soci da fissare per aprile.

Che la pattuglia di azionisti stranieri non sia del tutto compatta, aumentando l'appeal speculativo del Creval, lo dimostrerebbero anche i continui movimenti nel capitale: solo dall'inizio del 2019 Consob ha dovuto aggiornare le partecipazioni rilevanti di Creval per otto volte. L'ultima comunicazione riguarda Morgan Stanley, che il 13 febbraio ha ritoccato al rialzo la quota (potenziale) nel capitale al 7,2%. Pochi giorni prima però fra i maggiori azionisti di Creval aveva fatto capolino con il 7,1% Altera Absolute Investments, hedge fund basato alle Cayman ma lanciato nel 2011 da un gruppo di imprenditori russi. Forse hanno fiutato la contesa tra soci francesi, considerano il Credito Valtellinese il candidato ideale per un'acquisizione o uno «spezzatino». La palla per il momento passa nelle mani di Lovaglio che dovrà varare entro giugno il nuovo piano industriale triennale 2019-2021, teso «a un'accelerazione dell'attività tradizionale della banca».

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