In arrivo l'ultimo decreto del governo Draghi: sarà per Ilva

Annunciato nel tavolo al Mise, ci sta lavorando direttamente Mario Draghi. Si tratta di un importante intervento finanziario

In arrivo l'ultimo decreto del governo Draghi: sarà per Ilva

Giovedì 4 agosto in Consiglio dei Ministri ultimo decreto del governo Draghi. Sarà dedicato ad un importante intervento finanziario per Acciaierie d’Italia.

Nessuno ne conosce la natura, né l’azienda né i ministri. I ministri Giorgetti e Orlando si sono presentati oggi al tavolo Ilva, convocato al Mise con i sindacati, ma entrambi hanno detto chiaramente: “Non chiedeteci dettagli perché non li conosciamo”.

L’ultima volta Giorgetti aveva parlato di un impegno di un milardo. Che è quello necessario all’azienda per andare avanti nel pagamento dei fornitori e l’acquisto di materie prime. “Un investimento per il futuro”, lo ha chiamato l’ad Lucia Morselli.

Essendo l’ultimo decreto del suo governo Draghi dovrà chiudere in bellezza. Del resto era stato lui a chiedere a Franco Bernabè di sacrificarsi per la difficilissima causa Ilva. E non si sa cosa potrebbe decidere di fare il nuovo governo (l'Ilva è sparita dai radar dei programmi) per questo è fondamentale almeno garantire una liquidità finanziaria necessaria all’azienda per andare avanti.

Al momento infatti bisogna attuare l’investimento per il revamping (rinnovamento) dell’altoforno 5, come previsto dal piano industriale firmato nel 2020 da Conte con Gualtieri e Arcuri, senza che però il governo investisse le cifre necessarie. E senza quell’impianto Ilva non può raggiungere gli 8 milioni di tonnellate di produzione necessari per l’equilibrio finanziario e occupazionale.

Ma al momento la priorità è pagare le materie prime. “Se noi oggi abbiamo gas è grazie a una garanzia di 400 milioni firmata da ArcelorMittal che fin qui ha investito 1,8 miliardi di cui la metà per il piano ambientale, mentre Invitalia solo 400 milioni”, ha detto Lucia Morselli.

Che la situazione sia nera l’ha sottolineato anche il presidente Franco Bernabè: “Siamo in una situazione senza precedenti, siamo in guerra e c’è bisogno di misure straordinarie, dimensioni del problema attuale sono immense. A settembre a causa dell’alto costo dell’energia interi settori saranno a rischio stop. Il problema finanziario della società ha bisogno di risposte immediate, non tra tre mesi con nuovo governo o aspettando una stabilità politica. L'investimento ambientale è stato colossale, è l’acciaieria europea che inquina di meno. Possiamo sacrificare l’ilva, i soldi spesi per investimenti per problemi di liquidità e rifiuto delle banche di dare credito? Il nostro problema in condizioni normali sarebbe risolvibili, non è un’azienda decotta e senza prospettiva. Al contrario ha una prospettiva se avesse a disposizioni strumenti finanziari adeguati”.

Secondo l'ad Morselli “un’azienda che ha generato una forma di ricchezza, non è più un’azienda che ha problemi di risanamento, è un’azienda sana. Nonostante difficoltà caro energia, crisi mercato (non è vero che c’è fame d’acciaio) abbiamo fatto importanti investimenti ambientali, per noi prioritari. È importante il finanziamento del circolante per comprare materie prime per produrre, questa carenza strutturale che dura da sempre, da gennaio 2020, limita i livelli produttivi. Abbiamo reparti a valle dell’area a caldo chiusi, è normale che siano chiusi a causa della mancanza di materie prime. Noi abbiamo dato priorità agli investimenti (quest’anno 400 mln) e non alla produzione, per questo abbiamo chiesto flessibilità occupazionali, altrimenti avremmo avuto azienda senza futuro ma con più personale. Non avendo abbastanza liquidità abbiamo sacrificato gestione corrente. questo si risolverebbe con crediti bancari. Vogliamo azienda in ottimo stato, rispettare impegni investimenti ambientali e tecnici (1,2 miliardi finora spesi negli anni). Azienda deve essere sostenibile, ovvero impianti migliori possibili, diminuzione pollution e bilanciamento attività ordinaria”. Morselli ha anche risposto a Orlando che prima concede la cassa integrazione straordinaria senza accordo sindacale e poi manda gli ispettori: Ferie e cassa sono state verificate tutte e finora non ci sono stati rilievi”.

Il ministro Orlando era spaesato nel dover presentare un intervento di cui non conosce la natura: “Sono convinto sia giusto e fondato l’elemento di smarrimento davanti all’attuale nebulosità dell’intervento. L’ultima volta che ci siamo visti c’era un governo in carica, oggi no e quindi bisogna rimodulare l’intervento - ha detto Orlando nonostante di questo decreto si parlasse da mesi -. Nonostante questo ci assumiamo le nostre responsabilità. Ci sono condizioni per un intervento per dare risposta compiuta ai problemi posti oggi, per dare liquidità per far fronte a difficoltà azienda. Sappiamo che domani faremo l’ultimo decreto di questo governo Gran parte questioni poste sul tavolo non sono affrontabili nelle attuali condizioni politiche come la gestione ordinaria e le richieste delle regioni. Per quanto possibile, fino all’ultimo giorno, proveremo a dare risposte. Temo che un intervento sulla gestione delle partecipazione aziendali strategiche dello Stato non può essere affrontata ora nelle attuali condizioni politiche. Il decreto è stato oggetto di confronto non solo con le forze di maggioranza ma anche con tutte quelle presenti in parlamento. Considero una scelta strategica quella compiuta con questa norma e la piena consapevolezza della portata di questa sfida. Abbiamo fatto il massimo con le attuali condizioni politiche Domani inquietudine troverà una risposta compiuta”.

L’inquietudine è tutta nelle parole di Rocco Palombella, segretario generale della Uilm: “Dopo dieci lunghi anni di sofferenza per i lavoratori dell’ex Ilva siamo ancora una volta di fronte alla mancanza di assunzione di responsabilità e a provvedimenti che non vanno nella giusta direzione. Nell’ultimo incontro – spiega – i Ministri avevano preso un impegno per il finanziamento all’azienda di 1 miliardo con garanzia dello Stato. Ora, a distanza di un mese, abbiamo ascoltato dal Ministro Giorgetti che domani ci sarà una norma nel nuovo decreto, ma non conosciamo nè l'entità economica nè se sarà un prestito o una ricapitalizzazione e in quali tempi”. “È necessario – esorta Palombella – intervenire immediatamente per risolvere il problema finanziario, ma questo non è sufficiente. È urgente soprattutto risolvere i temi della gestione ordinaria, della fermata di interi reparti, dei livelli altissimi di cassa integrazione e de minimi della produzione e del dramma dei lavoratori in Amministrazione straordinaria e dell'appalto". “I lavoratori – insiste il leader dei metalmeccanici della Uil – stanno pagando il peso più grande di queste difficoltà, 1.700 sono in amministrazione straordinaria, 8mila in cassa tra diretti e indiretti. Tutto questo è durato anche troppo e rischia di esplodere”. “Non possiamo aspettare la campagna elettorale - dice - o la formazione di un nuovo Governo. Non faremo sconti a nessuno, le responsabilità sono ben chiare, ognuno si assuma le proprie. Noi siamo per la continuità produttiva con un percorso di decarbonizzazione e una drastica riduzione delle emissioni ambientali. Una cosa non possiamo fare però: restare fermi. Siamo pronti – conclude Palombella – a mettere in campo ogni iniziativa possibile per salvaguardare la più grande acciaieria d’Europa e tutto quello che comporta in termini ambientali, umani e produttivi”.

Durante l’incontro Palombella non ha mancato di criticare il sindaco di Taranto che ha chiesto la chiusura dell’area a caldo.

A Palombella anziché Orlando, che è del Pd come il sindaco di Taranto, ha risposto Lucia Morselli: "Noi non siamo per la chiusura dell'area a caldo. E' il cuore del sistema azienda e vitale per Genova, Novi e diversi altri siti produttivi di Acciaierie d'Italia. Stiamo cercando risorse finanziarie perche' l'area acaldo vada al massimo, ovviamente nel rispetto dei vincoli ambientali. Ci sono state istituzioni che due anni fa ne hanno chiesto la chiusura per decreto, ma noi abbiamo combattuto fino al Consiglio di Stato che ci ha dato ragione perche' in linea con le prescrizioni ambientali. Noi vogliamo che l'area a caldo esprima il suo massimo potenziale”.

La contraddizione in seno al Pd viene subito rilevata da Gianfranco Chiarelli, presidente della Camera di Commercio di Taranto: “Ringrazio il Ministro Giorgetti per l’attenzione ancora una volta dimostrata a tutela del sistema economico e produttivo di Taranto. Spiace invece constatare che il Pd, presente al tavolo con il Ministro del Lavoro e con il Governatore Emiliano, esprima posizioni differenti e conflittuali l’una con l’altra. Bene hanno fatto i sindacati a stigmatizzare pubblicamente l’atteggiamento contradditorio del Pd che a Taranto chiede la chiusura, a Bari la decarbonizzazione e a Roma incarichi​”.

Emiliano infatti presente al tavolo ha detto che non si possono fare così gli incontri, ma secondo lui dovrebbero mettersi prima d’accordo sindacati ed enti locali per chiedere tutti la stessa cosa, e poi fare questi tavoli a Taranto o a Bari. Inoltre non ha perso occasione di criticare il governo Draghi, che poi il pd dice di difenere: “State portando in carrozza questo paese, questa storia non può andare avanti così - ha detto il governatore dem -. Tirate fuori dei soldi senza avere una prospettica senza sapere come e dove impiegarli. Dovremo capire chi sta da una parte e chi d’altra parte. Si rischia di prendere in giro comunità Pugliese e lavoratori”.

Gli ha risposto Annibaletti, responsabile dei tavoli di crisi al Mise: "Nessuno ha ricordato che il 30 Maggio scorso il Tribunale di Taranto ha respinto dissequestro impianto area a caldo. Le sentenze si rispettano però ricordiamo che abbiamo di fronte la più grande acciaieria europea che prende in affitto impianti sotto sequestro. Non voglio esaltare il socio privato ma è questa la situazione. Finché c’era lo scudo di Arcelor Mittal non c’erano problemi finanziari, dopo l'uscita sistema creditizio l'azienda ha difficoltà a concedere prestiti. È la situazione più complicata del mondo, non parliamo del bar all’angolo ma della più grande acciaieria europea".

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