Si allarga la corte potenziale del gruppo Flacks. Sull'ex Ilva, e sulla relativa gara per il salvataggio e rilancio del polo siderurgico, si sta svolgendo una corsa inaspettata dopo mesi di morta gora. Preso atto che il partner americano è affidabile, soprattutto dal punto di vista finanziario (e che le risorse, almeno 5 miliardi, ci sono), rispuntano nei dintorni del polo siderurgico tarantino alcuni player italiani che finora erano rimasti nell'ombra. E non solo imprese dell'acciaio. Secondo quanto appreso dal Giornale, Michael Flacks starebbe parlando con molti grandi protagonisti delle filiere produttive che, a diverso titolo, starebbero valutando come far parte del progetto di rilancio: nel mondo industriale Fincantieri e Toto Group, nel mondo dell'acciaio Danieli, Marcegaglia, Metinvest. Non solo. A riaffacciarsi sul dossier sono anche gli azeri di Baku e gli indiani di Jindal. I player esteri che nelle gare precedenti avevano presentato delle offerte, poi per varie ragioni, tramontate.
Ma andiamo con ordine, il coinvolgimento di qualche player italiano sarebbe un input arrivato direttamente dalla premier Giorgia Meloni che, sull'affare Ilva, non vuole assolutamente ripetere l'epilogo Arcelor Mittal, l'ex socio privato che secondo i commissari straordinari ha depredato l'azienda e contro il quale è in corso una causa da 7 miliardi. Di qui, la chiamata del Mimit alle aziende tricolori. "Sono onorato di lavorare con così tante aziende importanti", ha dichiarato al Giornale Mr. Flacks, anima del gruppo omonimo sottolineando però che sotto il profilo della governance, il "comando resterà al nostro gruppo". La trattativa in corso riguarda sia la possibilità di stringere alleanze e partnership, sia - quella più complessa, ma fattibile - di aprire il capitale con quote di minoranza. In questo caso però, aggiunge il finanziere anglosassone "si tratta di ipotesi future riservate ad uno o due partner". Insomma, il fondo Usa punta a mantenere una governance prevalente senza compromessi.
Di fatto, la convocazione straordinaria del consiglio di Federacciai, dove il presidente Antonio Gozi avrebbe lanciato l'appello per potenziali partner per l'Ilva, ha avuto il suo effetto, sebbene limitato a una platea che, come nel caso del gruppo Marcegaglia, ha quale motivazione quella di essere tra i primi clienti dell'acciaieria. Ma l'eventuale partecipazione dei soggetti citati, compresi gli stranieri, potrebbe essere frenata nei fatti dalla richiesta di particolari garanzie, da come si dispiegherà la governance e dalle preferenze di Flacks. Unico fuori dai giochi, con certezza quasi granitica, è il gruppo Arvedi.
Intanto a Roma proseguono i negoziati tra il gruppo Usa e il governo. I termini che si era dato il dicastero di via Veneto sembrano ancora validi: concludere l'iter di vendita entro gennaio e, dopo i confronti con i sindacati sul piano industriale, procedere con la notifica di golden power e il passaggio all'Antitrust Ue. L'obiettivo è la consegna degli impianti entro il primo quadrimestre 2026.
Sullo sfondo si sta nel frattempo consumando uno scontro ai vertici del mondo dell'acciaio.
Dopo che il presidente di Federacciai ha criticato il massiccio sostegno pubblico al progetto Metinvest-Danieli a Piombino, definito da Gozzi come "un aiuto di Stato puro", il presidente di Danieli, Alessandro Brussi, ha rispedito le critiche al mittente con uguale veemenza mentre ieri, con una nota ufficiale, il Codacons ha presentato un esposto ad Antitrust e Commissione europea per segnalare una possibile violazione dei principi di concorrenza da parte di un gruppo di interessi legato a Federacciai con un effetto potenzialmente dannoso sui prezzi e sulla disponibilità dei prodotti che contengono acciaio: dalle automobili agli elettrodomestici fino ai materiali da costruzione.