Fca, anche il mercato Usa è stato avaro

Vendite giù dell'1% l'anno scorso nonostante l'exploit di Ram

Pierluigi Bonora

Negli Stati Uniti, il suo mercato più importante, Fca ha totalizzato lo scorso anno oltre 2,2 milioni di vendite, in calo dell'1% sul 2018. Dato negativo anche nel quarto trimestre: -2,3%. Per il nuovo anno, che culminerà nella fusione con Psa, Fca sostiene di «aspettarsi ancora parecchia domanda dal mercato americano, nonostante le stime di un calo generale».

Un punto della situazione più preciso sulle immatricolazioni del 2019 nel grande mercato si potrà fare solo lunedì, quando anche Ford rilascerà i suoi dati trimestrali e annuali. L'altra «big» americana, General Motors, ha visto le consegne del quarto trimestre diminuire del 6,3% e quelle annuali del 2,3%. Complessivamente, gli analisti si aspettano, per l'auto Usa, una chiusura d'anno intorno a 17 milioni di unità.

Negli Stati Uniti, del resto, continuano a tirare le vendite di Suv, crossover e pick-up, grazie all'economia forte del Paese, ma anche ai congrui incentivi messi in campo dai costruttori. E guardando proprio ai pick-up, il marchio Ram di Fca si è distinto per le sue vendite da record: oltre 700mila veicoli sono finiti sulle strade americane, in crescita del 18% rispetto al 2018, il più alto livello di immatricolazioni annuali di sempre. «È il risultato degli investimenti nella tecnologia e delle strategie commerciali adottate: un premio importante alla luce dell'evoluzione a cui il marchio è andato incontro negli ultimi 10 anni», il commento di Reid Bigland, a capo di Ram.

Resta da vedere, una volta unita con Fca, quale sarà la strategia del futuro ad del gruppo, Carlos Tavares, per il rientro di Peugeot sul mercato Usa. E, più in generale, anche per i marchi italiani ora presenti Oltreoceano: Fiat, Alfa Romeo e Maserati.

Intanto, la stampa britannico riporta voci che darebbero l'ad di Fca, Mike Manley (nella foto), «calamitato» dal gruppo Jaguar Land Rover, controllato dall'indiana Tata Motors.

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