Il risparmio da virtù privata a valore pubblico attraverso l'investimento. La plenaria che ieri ha aperto il Salone del Risparmio 2026 a Milano, che continuerà fino a domani, cristallizza un cambio di paradigma necessario per il Paese: con un patrimonio gestito record di 2.636 miliardi di euro, l'industria italiana si conferma solida, ma il sistema resta frenato da una frammentazione che ne limita l'impatto sulla crescita. Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha tracciato il perimetro dell'impegno del governo definendo l'investimento come l'unica vera "unione tra privato e pubblico". Per il titolare del Mef, il risparmio insomma diventa risorsa collettiva solo se attivata: "Il rapporto tra capitalizzazione di Piazza Affari e Pil è al 48%, un dato alto per l'Italia ma basso per il mondo, dove in alcuni Paesi supera il 200%", ha ammonito, sottolineando la necessità di rafforzare i veicoli domestici per proteggere imprese e cittadini e l'importanza della stabilità finanziaria, "un presupposto fondamentale della crescita e della sicurezza economica nazionale". Il tema della scala necessaria per competere è stato il filo rosso della mattinata. Maria Luisa Gota, presidente di Assogestioni, ha ricordato che l'immobilismo del 30% della ricchezza finanziaria europea rallenta lo sviluppo, mentre i costi crescenti legati a inflazione e intelligenza artificiale impongono agli operatori di guadagnare efficienza. Una necessità di aggregazione che trova sponda nelle parole del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, convinto che per superare la minaccia della stagnazione, rischio probabile se la guerra in Medioriente dovesse continuare fino a fine anno, serva lavorare sulle fusioni tra le piccole imprese, oggi ancora troppo atomizzate per reggere l'urto dei costi energetici. Ma è stato Enrico Letta, ex presidente del Consiglio, a lanciare il monito più politico sulla dimensione europea: "È necessario superare la visione dei campioni nazionali, la frammentazione in 27 Stati è il nostro principale punto debole". Il riferimento è ai grandi merger transfrontalieri, come il recente caso UniCredit-Commerzbank, visti come passaggi obbligati: "Se si resta campioni nazionali, il nemico diventa il Paese accanto, non la Cina". In chiave europea un ruolo centrale avrà nuova normativa Retail Investment Strategy, pacchetto di riforme proposto dalla Commissione europea per rafforzare la tutela degli investitori retail e rilanciare la partecipazione dei cittadini ai mercati dei capitali. I gestori dovranno giustificare in modo più stringente le commissioni e le strutture di costo. "Il basso costo è sicuramente un elemento chiave, ma la normativa mette in primo piano anche i benefici per i clienti che vanno oltre le performance, tutto ciò che attiene al miglioramento dell'esperienza del cliente", ha rimarcato al Giornale Giovanni Andrea Incarnato, Global Financial Services Business Consulting Leader e Italy Wealth & Asset Management Sector Leader di EY.
"Il principio insindacabile prosegue Incarnato - è la trasparenza della comunicazione al cliente retail, vincendo le asimmetrie informative e le opacità del mercato che sono uno dei principali motivi che tiene il risparmiatore lontano dal mondo degli investimenti".