Investire nel Monte dei Paschi per salvare il resto del sistema

Ai big dei fondi conviene puntellare Siena, anche in vista di Unicredit. Le contropartite politiche del Qatar

Investire nel Monte dei Paschi per salvare il resto del sistema

Salvate il soldato Monte. Potrebbe essere questo il titolo del film di Natale. Ma chi scenderà in trincea? E soprattutto perché? È un piano di salvataggio per guadagnare tempo, o è un progetto di rilancio della banca?

«Se andrà in porto la cessione delle sofferenze messa in piedi da Atlante, il Monte Paschi sarà la banca più pulita in Italia. E alla luce di questo è un'ottima occasione di investimento perché il titolo non è caro», commenta al Giornale Tariq Hamoodi, partner di Bybrook Capital che fa parte della cordata di fondi internazionali che ha investito in bond subordinati del Montepaschi per convertirli in azioni. «Inoltre, se il piano funziona, la banca potrebbe diventare un ottimo target da acquisire. In passato Sabadell, Bnp, Crédit Agricole erano interessati al Monte ma se ne tenevano alla larga perché preoccupati dal suo portafoglio crediti», aggiunge Hamoodi. Infine, è importante investire in Mps «per il bene del sistema. Perché se l'aumento di capitale passa, ci sarà grande interesse per quello di Unicredit».

In sostanza, se si è un grande investitore come Blackrock o Fidelity e se una parte consistente del portafoglio è investita in banche italiane, è meglio scommettere sul salvataggio piuttosto che sulla sconfitta: se saltasse per aria Mps (ieri il titolo in Borsa ha ceduto il 13% a 20 centesimi), crollerebbero anche i titoli di altre big del settore, facendo perdere molti più soldi di quelli che possono essere puntati prima di Natale sulla roulette di Rocca Salimbeni. Un fondo sovrano come quello del Qatar potrebbe invece essere attratto anche dalle contropartite assicurate dal governo in cambio di un eventuale ingresso nel capitale di Mps: dal turismo, visto la presenza degli emiratini in Costa Smeralda e l'investimento in Meridiana, alle infrastrutture passando anche per l'oro nero considerando l'interesse della Qatar Petroleum per gli impianti dell'Eni in Mozambico.

Spiegate le possibili ragioni per scommettere sul Monte, resta da capire chi metterà i soldi. Bocche cucite sui nomi perché gli interlocutori «prenderanno impegni vincolanti in prossimità del lancio dell'operazione» e «alcune controparti hanno chiesto di firmare un accordo riservatezza per fare un'analisi più accurata e questo accordo vincola entrambe le parti», ha spiegato Morelli ai soci.

Azzardiamo comunque delle ipotesi: un Qatar veramente in pista e pronto a scommettere, attraverso il suo fondo sovrano Qia, più di un miliardo. Aggiungiamoci il miliardo che Mps si attende dalla conversione dei bond subordinati. Cifra che potrebbe essere anche superiore e che quasi certamente includerà anche la conversione dei 400 milioni di bond oggi in pancia alle Generali (poi però si vedrà se il Leone resterà socio stabile o se invece venderà la sua quota del 7-9% al miglior offerente uscendo dalla partita). Il Leone, da quel che si apprende, dovrebbe essere l'unico grande investitore istituzionale di lungo periodo ad avere una esposizione di peso. Subito dopo lo Stato: il Mef , socio al 4%, dovrebbe partecipare all'aumento. «Lo valuteremo, il ministro dell'Economia ha fiducia nel piano previsto dal manager e saremo conseguenti», ha detto Pier Carlo Padoan. E se il retail i piccoli risparmiatori è corso a vendere negli ultimi giorni, altri fondi si sono già convinti di trasformare le obbligazioni in azioni. Dei dieci soggetti ammessi in data room dopo la sottoscrizione degli accordi di riservatezza, inoltre, tre o quattro sarebbero disponibili a mettere circa 200 milioni a testa. Poi si vedrà se le voci riportate ieri dal Giornale su un possibile rafforzamento nel capitale del presidente-azionista (oggi all'1,5%) Alessandro Falciai verranno confermate.

Nel frattempo, in vista della conversione dei bond subordinati che partirà lunedì per concludersi il 2 dicembre, ieri la banca ha comunicato che il prezzo massimo di sottoscrizione delle nuove azioni è stato fissato in 24,9 euro, tenuto conto del raggruppamento annunciato (nel rapporto di 1 nuova azione ogni 100 azioni esistenti). Mps ha anche chiarito che se l'aumento da 5 miliardi non andasse a buon fine, la conversione dei bond non verrà eseguita.

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