Pensioni, con 5 anni senza lavoro assegno giù del 10 per cento

Secondo i dati contenuti nel rapporto "Pension at Glance 2019", sia il lavoro a tempo che il lavoro part time nel corso del 2017 sono cresciuti di oltre il 10%

Il sistema pensionistico italiano è a rischio: tutta colpa della crescita di due forme di lavoro particolari, come quella part time e a tempo.

Secondo i dati contenuti nel rapporto dell'organizzazione di Parigi "Pension at Glance 2019", sia il lavoro a tempo che il lavoro part time nel corso del 2017 sono cresciuti di oltre il 10%. Qual è il problema? Entrambi, implicano solitamente bassi guadagni ma soprattutto rischiano di produrre entrate pensionistiche "più basse". La situazione è particolarmente critica in Italia, dove situazioni del genere sono più diffuse che nel resto dei Paesi Ocse. E dove c'è una "stretta relazione tra i contributi individuali e i benefici del sistema previdenziale".

In altre parole, proprio a causa di questo legame tra contributi e benefici pensionistici, le interruzioni di carriera danneggiano in modo rilevante l'importo medio delle pensioni. A questo punto è utile ricorrere a un esempio concreto: un'interruzione di carriera della durata di 5 anni di un lavoratore salariato medio italiano “ridurrà le pensioni del 10% contro il 6% della media Ocse”. Ma non è finita qui, perché se in Italia al momento una carriera lavorativa senza interruzioni di contributi non è frequente, “potrebbe esserlo ancora meno in futuro”.

Gli altri dati degni di nota

Ci sono altre informazioni su cui vale la pena soffermarsi. Gli italiani, in media, vanno in pensione a 62 anni, ben 2 anni prima rispetto alla solita media Ocse, che si attesta intorno ai 64 anni. I tassi medi di occupazione giovanile e quelli inerenti ai lavoratori più anziani sono relativamente bassi: il 31% per gli addetti compresi nella fascia di età tra i 20 e i 24 anni e il 54% per quelli situati a cavallo tra i 55-64. La media Ocse? È rispettivamente pari al 59% e 61%. Per quanto riguarda i avoratori autonomi italiani, che, conti alla mano, sono il 20% del totale degli addetti contro una media Opec del 15%, hanno una copertura previdenziale ma sono sottoposti ad aliquote più basse e quindi “diritti pensionistici più bassi”. La loro pensione è mediamente più bassa del 30% rispetto a quella degli altri pensionati.

L'Italia è uno dei 4 Paesi Ocse in cui chi entra oggi nel mondo del lavoro andrà in pensione di anzianità a 71 anni. La solita media di riferimento Ocse si attesterà presto attorno a 66,1. La spesa previdenziale in Italia è la seconda più alta tra i Paesi Ocse, dietro soltanto a quella della Grecia.

L'Ocse propone anche qualche soluzione. Ad esempio, l'Italia dovrebbe tra le altre cose “mantenere adeguati benefici dalle pensioni di anzianità, limitando la pressione fiscale a breve, medio e lungo termine”, “innalzare l'età pensionabile effettiva” e aumentare “le pensioni di chi ha bassi tassi di contribuzione”.

Commenti

salmodiante

Gio, 28/11/2019 - 10:02

Il testo del' articolo sottintende una grave ed erronea discriminazione circa le attività part time con quelle a tempo pieno. I dati INPS non tengono conto che fine carriera, molti "penultimi" optano per il part time in ragione di "spinte espulsive" del mondo dal lavoro e in molti casi per fare i caregiver ai propri anziani genitori. L' INPS ha una "bella faccia di mxxxa" a non ammettere che i versamenti previdenziali dei "penultimi" sono stati impiegati in attività che nulla hanno a che vedere con il sistema previdenziale, ma con quello assistenziale e che il 50% della popolazione in attività con i propri contributi non coprirà neanche la propria pensione oltre il quinquennio, ma che sfrutta i versamenti contributivi in vita lavorativa di molti "penultimi".