"Non fatevi fregare da chi vi dice che buttiamo soldi in armi, non è così. Noi dobbiamo proteggere i nostri cittadini". Con queste parole l'amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani (in foto), si è rivolto a una platea di studenti liceali durante un evento promosso dal gruppo a Roma, riportando al centro del dibattito pubblico il tema della sicurezza come pilastro della stabilità economica e sociale europea.
Per Cingolani, la difesa non è più soltanto una questione militare in senso stretto, ma una componente strutturale del funzionamento delle società moderne. "Se noi vogliamo un'Europa sicura e quindi un'Italia sicura, dobbiamo essere in grado di poterci difendere da chi aggredisce senza avere nessun tipo di etica, storica, sociale, geografica", ha spiegato.
La sicurezza non può più essere considerata un diritto acquisito. "Non è garantita e, soprattutto, non è gratis, va protetta". Un messaggio che si inserisce in un contesto europeo in cui il tema della difesa comune e degli investimenti strategici è tornato centrale, anche alla luce delle crisi alle porte dell'Unione e della crescente competizione globale tra grandi blocchi economici e tecnologici.
Secondo l'amministratore delegato di Leonardo, il futuro della difesa passa sempre meno dai soli armamenti convenzionali e sempre più dalla capacità di proteggere infrastrutture, dati e sistemi digitali. "Le guerre non finiscono realmente, perché finiscono quelle che vediamo con i proiettili e con i carri armati, ma c'è un altro tipo di guerra molto più subdola, la guerra ibrida", ha detto, citando esempi concreti come gli attacchi informatici in grado di bloccare trasporti, rubare dati sanitari o colpire sistemi bancari.
Da qui il concetto di sicurezza globale, che per Leonardo significa integrare difesa, spazio, elettronica, cybersicurezza e tecnologie digitali avanzate in un'unica filiera industriale. L'impatto di questa strategia non si limita al piano geopolitico, ma si riflette anche sull'economia reale e sull'occupazione. Negli ultimi tre anni Leonardo ha assunto quasi 20mila persone, passando da circa 42mila a oltre 63mila dipendenti. E il piano industriale prevede l'ingresso di altri 17mila lavoratori entro il 2028.
"Il futuro è nelle mani dei laureati Stem", ha ricordato Cingolani, sottolineando il ritardo europeo nella formazione tecnico-scientifica. Ogni anno, nel Vecchio Continente si laureano circa 300mila studenti in discipline scientifiche e tecnologiche, contro i circa 4,5 milioni della Cina.
Un divario che rischia di tradursi in una perdita di competitività industriale e di autonomia strategica per l'Europa.La sicurezza si gioca cosi tanto nei laboratori di ricerca e nelle università quanto nei teatri internazionali.