L'Europa dell'auto chiude le fabbriche

Stop di due settimane anche da Volkswagen. Diess: "Ci aspettano sfide sconosciute"

L'Europa dell'auto chiude per coronavirus. Dopo Fca, Psa, Renault, Ferrari e Lamborghini, anche gli altri gruppi si allineano e annunciano lo stop alle produzioni per alcune settimane. Ieri lo ha fatto Volkswagen: due settimane di fermo a causa dell'incertezza della domanda di auto e forniture durante l'epidemia. Il colosso di Wolfsburg può contare su 128 impianti nel mondo, dei quali 72 in Europa e 28 nella sola Germania. L'ad Herbert Diess lo ha annunciato all'inizio della conferenza stampa annuale, questa volta rigorosamente online. Anche Toyota corre ai ripari e chiude, per ora, solo la fabbrica in Francia, a Valenciennes, dove nasce la piccola Yaris. Provvedimenti analoghi sono stati decisi da Mercedes-Benz, Ford e, per il sito britannico, Nissan. Oggi si saprà quale strategia intende adottare Bmw Group, visto che il presidente Oliver Zipse farà il punto sui piani dell'azienda in una conferenza stampa sempre online.

Dalla Gran Bretagna, intanto, il premier Boris Johnson si è rivolto all'industria dell'auto che ha fabbriche nella grande isola affinché contribuisca a produrre respiratori e altre attrezzature sanitarie.

Anche il settore è dunque in «guerra», e tutto quello che fino a poche settimane fa pareva una certezza, può ora mutare completamente. Un esempio arriva da Volkswagen. Il gruppo, infatti, aveva già dichiarato di aspettarsi, per il 2020, un aumento delle vendite del 4%. Ma il direttore finanziario Frank Witter afferma ora che l'incertezza sulla gravità e la durata della pandemia rendono impossibile fornire una stima attendibile. L'ad Diess, in proposito, ha parlato di un «2020 molto difficile a causa delle sfide sconosciute dovute al contagio».

Il colosso tedesco, ancora alle prese con i costi legati al Dieselgate, nel 2019 aveva realizzato un utile netto di 14,02 miliardi (+15%) e ricavi per 252,6 miliardi (+7%). I singoli marchi: margine operativo in crescita per Audi, koda, Seat, Bentley e Porsche; mentre nei veicoli industriali, Scania e Man aumentano fatturato e utile operativo.

Negli Usa, intanto, il sindacato Uaw ha chiesto la chiusura degli impianti di Fca, Gm e Ford almeno per due settimane. È recente, al riguardo, la costituzione di una task force guidata dai numeri uno delle tre Case auto e dal leader Uaw per rafforzare le misure di sicurezza a tutela degli addetti alla produzione e ai magazzini.

BC Capital Markets stima per il 2020 un calo del 16% della produzione globale di auto. Colpiti nelle Borse i titoli del settore, con azioni in calo, a marzo, del 30-40%. E punto di domanda degli analisti anche per Ferrari, le cui vendite sono concentrate oltre che in Cina, soprattutto in Usa ed Emea. Anche il lusso, per il mercato, ne uscirà provato.

In Cina, dopo il tracollo (-80%) delle vendite di vetture in febbraio, si avvertono le prime importanti reazioni: per stimolare il mercato di auto elettriche e ibride plug-in, quattro città hanno annunciato sovvenzioni temporanee in proprio per l'acquisto di questi veicoli green. Si tratta di Changsha, Xiangtan, Foshan e Guangzhou.

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