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L'inflazione tira il freno in tutta l'area dell'euro. Un nuovo taglio dei tassi è sempre più possibile

Ma oggi la Bce dovrebbe lasciare invariato il costo del denaro

L'inflazione tira il freno in tutta l'area dell'euro. Un nuovo taglio dei tassi è sempre più possibile
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L'inflazione rallenta in tutta Europa e torna stabilmente sotto controllo, aprendo nuovi margini per una possibile svolta della politica monetaria della Banca centrale europea (in foto la presidente Christine Lagarde). La stima flash di Eurostatper gennaio indica un tasso nell'area euro sceso all'1,7%, ben al di sotto dell'obiettivo del 2% fissato da Francoforte. Un dato che, pur senza modificare nell'immediato le decisioni della riunione odierna della Bce (i tassi dovrebbero restare fermi al 2%), rafforza la posizione di quanti nel Consiglio direttivo guardano con favore a un ulteriore allentamento.

Il fenomeno coinvolge le principali economie dell'Unione. Se la Germania registra un lieve riaccelerazione al 2,1%, la Francia scende fino allo 0,4%, mentre l'Italia si conferma tra i Paesi più disinflazionati dell'Eurozona. I dati preliminari diffusi dall'Istat mostrano che l'inflazione di gennaio, calata all'1% su base annua, un livello che riporta il costo della vita sui valori di circa un anno e mezzo fa.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, sottolinea il valore politico ed economico del dato. "Il tasso di inflazione all'1%, con la Borsa che cresce e lo spread che si riduce, sono dati positivi che vanno nella giusta direzione della stabilità e della crescita", afferma il ministro, ricordando come i numeri diffusi da Eurostat configurino l'Italia come "un Paese modello, con un'inflazione strutturalmente ben al di sotto della media europea". Indicatori, aggiunge Urso, "in linea con la revisione al rialzo del Pil, la riduzione della disoccupazione al suo minimo storico e il recupero del potere d'acquisto delle famiglie", che aprono a "prospettive positive per le imprese e le famiglie italiane".

Un giudizio sostanzialmente condiviso anche da Confcommercio. Secondo l'Ufficio studi dell'associazione, "anche a gennaio 2026 l'inflazione italiana si dimostra pienamente sotto controllo". "Non preoccupano le moderate tensioni nel comparto alimentare, fenomeno diffuso nell'euro-area, né gli aumenti congiunturali degli energetici legati a fattori stagionali", osserva, evidenziando come l'inflazione di fondo resti sotto il 2%, a conferma di una situazione complessivamente tranquilla.

Il permanere di un quadro disinflazionistico, sottolinea l'associazione, potrebbe favorire il consolidamento dei segnali di ripresa della domanda emersi

nella parte finale del 2025 e sostenere una crescita prossima all'1% nel corso dell'anno. Inoltre, la discesa dell'inflazione nell'area euro "potrebbe aprire spazi per un'ulteriore, seppur moderata, riduzione dei tassi".

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